Ombre sui Testimoni di Geova in Italia: quei casi di abusi sessuali sui bambini non denunciati. La video inchiesta del Corriere della Sera e gli altri articoli

23 Maggio 2016

I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati

Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia

«Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni». Comincia così la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa. Una richiesta di informazioni, e al contempo un modo per prendere le distanze.

Il segno di una inquietitudine che accomuna il camionista 34enne di Ancona a molti altri «fratelli» in tutto il mondo dopo l’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati. In Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a cascata in molti altri Paesi del mondo, sono spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali….

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO E GUARDA LA VIDEO INTERVISTA REALIZZATA DA ANTONIO CASTALDO QUI:

http://www.corriere.it/video-articoli/2016/05/11/i-testimoni-geova-casi-pedofilia-non-denunciati/919c8e32-1794-11e6-aaf6-1f69bf4270d2.shtml

NOTA FAVIS: Sull’inchiesta governativa australiana che ha portato alla luce lo scandalo pedofilia e le inquietanti politiche di gestione dell’abuso sessuale infantile della Società Torre di Guardia nel mondo, vedi:

https://www.childabuseroyalcommission.gov.au/case-study/636f01a5-50db-4b59-a35e-a24ae07fb0ad/case-study-29,-july-2015,-sydney

Ombre sui testimoni di Geova: casi di pedofilia non denunciati

Le inchieste in Australia e Stati Uniti sollevano ombre anche in Italia. Il movimento religioso travolto da casi insabbiati ed esplusioni per chi non si allinea

di Sergio Rame

È esplosa una nuova bomba legata a episodi di pedofilia non denunciati. Dall’Australia agli Stati Uniti, passando per la Gran Bretagna e molti altri Paesi del mondo, i testimoni di Geova sono travolti da uno scandalo di proporzioni internazionali.

In tribunale sono, infatti, arrivate le tristi storie di bambini abusati e le mancate denunce. Vicende insabbiate che sono arrivate a fatica alle autorità giudiziarie.

In Australia una commissione d’inchiesta ha individuato 1006 casi non segnalati allamagistratura. Nel corso della deposizione davanti alla Commissione Reale sulla pedofilia, istituita a Sidney la scorsa estate, Geoffrey Jackson, uno dei sette “papi” dei testimoni di Geova, ha ammesso che le procedure adottate fino ad allora si erano rivelate inadeguate. Fino al 2010, come racconta il Corriere della Sera, i testimoni di Giustizia non erano “liberi di denunciare” abusi sui minori. Avevano bisogno di almeno due testimoni perché un fatto venisse ritenuto penalmente rilevante. “Ma nei casi di violenza sessuale come si fa ad avere due testimoni? Se non c’è confessione del colpevole, l’unico testimone è la vittima. E da sola non basta – spiega Rocco Politi, fino al 2001 anziano a Modena – nel corso della mia esperienza  ho trattato almeno dieci comitati giudiziari che avevano per tema casi di molestie su minori. In nessun caso abbiamo riferito all’autorità giudiziaria”.

La regola dei due testimoni è mutuata da una minuziosa lettura della Bibbia. “Nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato, nel caso di qualunque peccato che egli commetta – recitano alcuni versetti del Deuteronomio – la questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni”. Dal 2010, però, i fedeli sono liberi di denunciare e gli anziani sono invitati a non interferire con la scelta delle famiglie. “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa su abusi su minori – si legge in una circolare del 2012 – dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio (la Betel, la sede centrale della congregazione a Roma)”. E “I testimoni di Geova ripudiano la pedofilia e gli abusi all’infanzia, reati perpetrati purtroppo a tutti i livelli della società – ha assicurato al Corriere della Sera l’ufficio informazione pubblica della Betel – er noi la salvaguardia dei bambini è di importanza capitale. Da decenni sia le nostre riviste sia il nostro sito web pubblicano articoli rivolti tanto ai testimoni di Geova che al pubblico in generale che trattano come proteggere i bambini dagli abusi”. Eppure a febbraio Le Iene hanno raccontato la vicenda di Riccardo Maggi che è stato dissociato dagli anziani dopo aver denunciato ai carabinieri un presunto abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni. La Betel si difende così: “La vittima o i relativi genitori hanno il congregazione non celano alle autorità chi compie abusi o eventuali pedofili, né cercano in alcun modo di evitare a costoro le conseguenze delle loro azioni. Chi si macchia del peccato di abuso all’infanzia è passibile di espulsione dalla congregazione e, se ha una posizione di responsabilità, decade dall’incarico”.

 

FONTE: IL GIORNALE

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ombre-sui-testimoni-geova-casi-pedofilia-non-denunciati-1262437.html

 

Bimbi abusati e mancate denunce: Testimoni di Geova nella bufera

Si addensano le ombre sui Testimoni di Geova. L’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati in Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna stanno avendo ricadute negative in molti altri Paesi del mondo. «Sono  spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie. La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali». Il Corriere della Sera ha ricostruito la scabrosa vicenda.

La lettera-denuncia

Il quotidiano pubblica una lettera inviata da un testimone di Geova di vecchia data: «Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni», inizia la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa, la Betel, l’equivalente del Vaticano per i quasi 248mila battezzati nel nome di Geova in Italia. «Chiedevamo la cancellazione dei nostri dati dagli archivi della congregazione – spiega Raffaele – perché vogliamo prendere le distanze, pur restando fedeli a questa religione che per noi è tutto. Per tutta risposta ci hanno convocato per un comitato giudiziario, il nostro tribunale interno. Noi abbiamo spiegato che avremmo risposto solo a comunicazioni scritte e loro, gli anziani, ci sono venuti a trovare una seconda volta a distanza di due giorni per comunicarci che non eravamo più testimoni di Geova. Cacciati via e cancellati dal ricordo e dalla frequentazione di tutti gli altri fratelli. Ai loro occhi non esistiamo più».

Testimoni di Geova: espulsioni per chi non si allinea

In Australia una commissione d’inchiesta ha individuato 1006 casi non segnalati alla magistratura- si legge. Nel corso della deposizione davanti alla Commissione Reale sulla pedofilia, istituita a Sidney la scorsa estate, Geoffrey Jackson, uno dei sette “papi” dei testimoni di Geova, ha ammesso che le procedure adottate fino ad allora si erano rivelate inadeguate. Fino al 2010, come racconta il Corriere della Sera, «i testimoni di Giustizia non erano “liberi di denunciare” abusi sui minori. Avevano bisogno di almeno due testimoni perché un fatto venisse ritenuto penalmente rilevante. “Ma nei casi di violenza sessuale come si fa ad avere due testimoni? Se non c’è confessione del colpevole, l’unico testimone è la vittima. E da sola non basta – spiega Rocco Politi, fino al 2001 anziano a Modena.  Dal 2010, però, le regole sono state modificate, i fedeli sono liberi di denunciare e gli anziani sono invitati a non interferire con la scelta delle famiglie. “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa su abusi su minori – si legge in una circolare del 2012 – dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio (la Betel, la sede centrale della congregazione a Roma)”. L’ufficio informazione pubblica della Betel ha risposto con una lettera: «I testimoni di Geova ripudiano la pedofilia e gli abusi all’infanzia, reati perpetrati purtroppo a tutti i livelli della società» e riguardo all’inchiesta australiana i vertici dei Testimoni di Geova italiani rimandano alla memoria difensiva presentata nel corso del procedimento, in cui si ribadisce che «i testimoni di Geova non perdonano né coprono».

 

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