Guanti bianchi e rumori ovattati per il pedofilo don Mauro Inzoli

30 Giugno 2016

Perché nessuno sta parlando della condanna per pedofilia di Don Inzoli

Un membro del clero molto influente e una condanna pesante. Ne abbiamo parlato con Franco Bordo, il deputato che ha seguito la vicenda passo dopo passo

di Gabriele Ferraresi

Don Mauro Inzoli è stato condannato a 4 anni a nove mesi per pedofilia: insieme ai suoi legali ha scelto il rito abbreviato, con cui ha potuto scontare di 1/3 la pena, mentre la Procura aveva chiesto per Inzoli una condanna a 6 anni.

Ma perché di questo caso in particolare di abusi sessuali su minori se ne sta parlando più sui social network che sulle grandi corazzate dell’informazione online?

Per prima cosa chi era Don Inzoli al tempo degli abusi? Scrive Repubblica che “Don Inzoli allora era rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca. ‘Don Mercedes’ avrebbe abusato della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove Cl portava i giovani durante le vacanze estive (…) ci sarebbero stato verso i ragazzini baci, carezze, abbracci, pesanti palpeggiamenti“.

Don Mauro Inzoli 

Eravamo però sul – relativo – silenzio sulla condanna di Inzoli: torniamoci. Un motivo alla base c’è: la vicenda di Inzoli non è quella di un prete qualunque che commette abusi su minori – come purtroppo ce ne sono a migliaia – perché Inzoli, come leggiamo nella cronaca di Milano di Repubblica è stato “per trent’anni capo carismatico di Comunione e Liberazione di Cremona e tra i fondatori del Banco alimentare” e in Lombardia, e non solo Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere – cui il Banco Alimentare è diretta emanazione – sono lobby potenti, ramificate, capaci di influenzare molteplici sfere, e non solo quelle loro più attigue per motivi di culto.

Non si parla solo di amministrazione pubblica, di ospedali, di appalti: anche quella della comunicazione è una sfera ed è tranquillamente influenzabile. Forse una visione meccanicistica della faccenda, come scriveva Wu Ming qualche tempo fa? Meccanicistica nel senso di “lui è potente, meglio non toccarlo troppo forte”, un nesso causa-effetto così banale?

È possibile: ma di spiegazioni per il trattamento di favore ricevuto da Don Inzoli dalla stampa, non se ne vedono onestamente molte altre. Chiunque altro con le sue accuse sarebbe stato un mostro sbattuto in prima pagina, prima di qualunque grado di giudizio. Lui no. Ora: sbattere il mostro in prima pagina è certamente una pratica orrenda, ma l’opposto, per un caso come quello di Inzoli, è quantomeno curioso. Si fa notare, diciamo.

Un po’ come si era fatto notare Don Inzoli, riemerso tra il pubblico del contestatissimo Convegno sulla Famiglia del gennaio 2015.

Un convegno organizzato dai potentati ciellini lombardi con una spruzzata di Mario Adinolfi nello scorso gennaio: un’occasione in cui anche CL – tramite il direttore diTempi Luigi Amicone – prese chiaramente le distanze da Inzoli, in un’intervista alCorriere della Sera di qualche giorno successiva all’happening patrocinato da Roberto Maroni e dalla Regione Lombardia “Sì. E mi spiace non aver avuto la prontezza di prenderlo sottobraccio con tranquillità e offrirgli un caffè fuori di lì. Purtroppo ero al tavolo dei relatori e circondato dalle televisioni. Avrei offerto carne agli squali“. Tradotto dal ciellino, è una presa di posizione bella dura e netta, anche se a chi “parla normale” può non sembrarlo.

Noi abbiamo contattato Franco Bordo, il deputato di Sel di Crema, che ha seguito molto da vicino la vicenda Inzoli

La vicenda di Inzoli in qualche modo risale al 2012, ma lui, Inzoli, lo conosco da una vita – racconta Bordo a Dailybest – l’ho sempre conosciuto. Nel 2012 sparì da Crema: ed è stato strano, perché era una delle personalità ecclesiastiche più in vista della città, annunciando il ritiro. Una situazione di mistero, non si è mai riusciti a capire dove fosse…” poi “A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico” come scriveanche il manifesto. Se volete leggere il comunicato relativo all’espulsione, c’è sul sito della diocesi di Crema, risale al giugno del 2014.

Ma perché ancora oggi sembra che si parli troppo poco di questa vicenda? Secondo l’Onorevole Bordo “Il silenzio degli organi d’informazione? È una pressione che ho sentito e sento. Inzoli è una persona potente, con relazioni importantissime a livello lombardo e nazionale” ed è possibile che qualcuno si sia sentito e si senta intimorito.

Del resto, a vedere l’inchiesta, continua Bordo “Il Vaticano non ha collaborato in alcun modo alle indagini, e secondo la Procura di Cremona i casi potrebbero essere molti di più, e lo scandalo molto più vasto. La Procura ha indagato Inzoli per un totale di 20 episodi, di cui 12 andati in prescrizione, i restanti 8 commessi su 5 vittime hanno portato alla condanna, e lui ha ammesso le sue responsabilità“.

Sui silenzi di questa storia, i Wu Ming scrivevano tempo fa: “quando i media han dedicato servizi alla condanna papale dei preti pedofili, non si è fatto alcun riferimento (nessuno, zero!) a un caso enorme come quello di don Inzoli. Eppure è il più recente e il più altolocato. Per chiunque altro – e ne siamo sicuri perché ci siamo occupati a lungo di questi temi – i media avrebbero tirato fuori pece e piume. C’è chi, con simili accuse (senza bisogno di sentenze) è stato crocifisso, massacrato, sbattuto su tutte le prime pagine come «mostro», per poi essere assolto, ma intanto aveva avuto la vita distrutta. Per Inzoli, invece, guanti bianchi e rumori ovattati. Questo è un caso di disuguaglianza di fronte alla gogna. Due pesi e due misure, corrispondenti a CL e non-CL?“. Era il 21 luglio 2014, non sembra essere cambiato molto.

 

FONTE: dailybeast

https://www.dailybest.it/internet/pedofilia-don-inzoli/

 

..le vittime non si prescrivono mai.

Marco Politi

Don Inzoli condannato: le vittime dimenticate, l’inerzia della Chiesa

di 

Ci sono parecchie cose che non convincono nella vicenda di don Mauro Inzoli, condannato questa settimana in primo grado a quattro anni e nove mesi per abusi su cinque minori.

Inzoli non è un prete qualsiasi. E’ stato per trent’anni uomo di punta di Comunione e liberazione in Lombardia. Tra i fondatori di un’iniziativa importante come il Banco alimentare, rettore al Liceo linguistico Shakespeare di Cremona e parroco della chiesa della Santissima Trinità. Delle cinque vittime per cui è stato condannato, i più piccoli avevano tra i 12 e i 13 anni. I più grandi tra i 14 e i 16. Cinque vittime non sono poche. Perché il tribunale abbia abbassato la pena richiesta dal procuratore (sei anni) è poco comprensibile. “Ci sono alcuni particolari terribili”, aveva sottolineato il procuratore Roberto Di Martino.

Ma è sul versante ecclesiale che si apre più di un interrogativo. I fatti giudicati in tribunale risalgono ad un periodo tra il 2004 e il 2008. Quando scoppiò lo scandalo e le autorità vaticane appurarono l’indiscussa verità delle accuse, papa Ratzinger dispose la sospensione a divinis di Inzoli. Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno ripetutamente proclamato tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili. Tra il 2004 e il 2013 ben 884 preti responsabili di abusi sono stati svestiti dell’abito talare come risulta da un rapporto vaticano al comitato Onu contro la tortura, presentato nel 2014. Quali sotterranee pressioni (Cl non è certo la piccola confraternita di una sperduta parrocchia di provincia) hanno fatto sì che sotto il pontificato di Bergoglio la pena radicale sancita da Benedetto XVI sia stata addolcita e trasformata per Inzoli in pena perpetua ad una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”, ridandogli però lo status sacerdotale?

Inzoli ha risarcito le cinque vittime con la somma di 25.000 eurociascuna. Il fatto è che risultano altri quindici episodi di violenza sessuale. Episodi prescritti per la giustizia italiana. Tuttavia, una volta venuta alla luce la condotta pedofila del prete ciellino – considerato un personaggio “carismatico” a Cremona – il Vaticano ha svolto una sua indagine secondo le procedure ecclesiastiche (i cui risultati non sono stati trasmessi alle autorità italiane, che pure ne avevano fatto richiesta) e dunque la Santa Sede ha in mano tutti gli elementi per rendere giustizia alle altre vittime.

Quindici minori abusati non sono un dettaglio da trascurare, un danno collaterale da affidare al dimenticatoio. I traumi psicologici durano per sempre. E’ vero che sul piano della legislazione statale esiste la prescrizione, ma sul piano di una istituzione che si presenta come voce della morale non si può dire come la canzone popolare napoletana “chi ha avuto, ha avuto – chi ha dato, ha dato”

La svolta di Benedetto XVI nel 2010 con la Lettera ai cattolici di Irlanda aveva chiarito – si pensava per sempre – che nei problemi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica le vittime sono assolutamente da considerare la questione centrale. Dunque non si può pensare che la Chiesa locale o un’associazione importante come Comunione e liberazione si lavino le mani e non pensino a risarcire anche gli altri quindici abusati.

La vicenda Inzoli (come altri simili casi, sepolti rapidamente nelle cronache dei giornali) ripropone la questione dell’atteggiamento generale della Conferenza episcopale italiana in tema di abusi. La posizione della Cei è finora tenacemente minimalista. I fatti imputati riguardano il singolo sacerdote, si dice. Il singolo vescovo locale è il referente delle vittime. Non c’è preciso obbligo di denuncia alle autorità giudiziari italiane, se un vescovo viene a conoscenza di misfatti. Non esiste una struttura diocesana con sacerdoti e psicologi, dove la vittima possa chiedere aiuto e segnalare abusi.  Non esiste nemmeno un indirizzo mail. Non esiste un programma di risarcimenti. La Cei come tale non si assume nessuna responsabilità, neanche quella di pubblicare anno per anno (come avviene per esempio negli Stati Uniti) un rapporto pubblico sulle violenze nelle strutture ecclesiastiche.

Altrove, nell’Europa del Nord o nell’America settentrionale, sono stati creati punti di ascolto e di denuncia in ogni diocesi, ci sono programmi delle diocesi per risarcire le vittime, si aprono indagini sugli episodi nascosti del passato, ci sono organi di monitoraggio della conferenza episcopale nazionale. In Italia nulla di nulla.

Non è una situazione che può continuare. Lasciare che – per prescrizione o per mancanza di indagini sul passato, aperte autonomamente dalle autorità ecclesiastiche – centinaia di vittime rimangano prigioniere del silenzio e prive di conforto e di aiuto è esattamente il contrario della tolleranza zero predicata dagli ultimi due pontefici. Di più: è un modo classico di sabotare attraverso l’inerzia la riforma di impostazione fondamentale nei confronti dei minori violentati, auspicata a suo tempo da Benedetto XVI e ribadita più volte da Francesco.

Niente impedisce che un modo radicalmente nuovo di affrontare in Italia i problemi degli abusi nella loro dimensione pratica di cura di tutte le vittime (prescrizione o meno) parta da una conferenza episcopale regionale o persino da una singola diocesi. Milano ha una secolare tradizione europea. La sua “buona amministrazione” in campo civile guarda da sempre alle buone pratiche d’Oltralpe. Potrebbe essere la Conferenza episcopale lombarda a mettere in campo iniziative e strutture di solidarietà nel campo degli abusi. Perché le vittime non si prescrivono mai.

 

FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/30/don-inzoli-condannato-le-vittime-dimenticate-linerzia-della-chiesa/2872094/

 

Nota: Leggi anche articolo di  “Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani. La storia”, qui:

http://www.lettera43.it/cronaca/come-il-vaticano-e-cl-hanno-coperto-il-pedofilo-don-inzoli_43675251788.htm

 

 

 

 

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