Setta degli orrori il Forteto. Le motivazioni della sentenza d’Appello: “Lavaggio del cervello”

21 Gennaio 2017

Caso Forteto, la sentenza d’Appello: “Lavaggio del cervello”
La corte d’Appello di Firenze ha depositato le motivazioni di condanna per Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità il Forteto

di Franco Grande – 15 gennaio 2017

 

“Dai modi bruschi e scurrili, con uomini e donne, sempre pronto a usare le mani e abbassarsi i pantaloni mostrando il proprio membro, non si sa bene per quale fine propedeutico o educativo”.

Così viene descritto Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità ‘Forteto’, nelle motivazione della sentenza della Corte d’Appello di Firenze che il 15 luglio scorso lo aveva condannato a 15 anni e 10 mesi.

Il sistema Forteto viene descritto come un luogo “in cui schiacciante è stata la compressione delle coscienze e delle dignità delle vittime” e dove Fiesoli, detto il ‘profeta’ si approfittava delle sue vittime provenienti da “situazioni marginali di disadattamento ed abbandono, o trascuratezza genitoriale, in qualche caso alla miseria economica si aggiungeva quella morale”. È stata smontata la teoria del complotto, secondo la quale ci sarebbe stata contro Fiesoli una regia coordinata dalle vittime e compagni per ottenere dalla giustizia gratificazioni pecuniarie. Per i giudici la solidarietà tra i protagonisti di quelle storie non può tradursi in pianificazioni opportunistiche, né può apparire «infondato e inverosimile» se le vittime hanno deciso di denunciare pubblicamente insieme.

“Il racconto – scrivono i giudici sui testimoni – sia pure con sfumature diverse è emerso nitido e univoco, con tutte le notazioni dolorose di un vissuto per niente facile e con la mente assorbita da un martellante lavaggio del cervello”. Stefano Mugnai, componente della commissione d’inchiesta regionale, ha tuonato: “Sul Forteto non ci sono più né scappatoie etico-morali, né margini di trattativa sui fatti, né – men che mai – possibilità di accampare scuse ideologiche. C’è da veder compiuto il passaggio di testimone tra Regione e Parlamento sulla commissione d’inchiesta, nonché da definire la questione del commissariamento della cooperativa”. E tuttavia il dossier sul Forteto redatto tra settembre 2015 e giugno 2016 giace nei cassetti di palazzo Madama.

FONTE: Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/caso-forteto-fiesoli-sempre-pronto-usare-mani-e-abbassarsi-i-1351743.html

Forteto. Ecco la sentenza d’Appello: «Lavaggio sistematico del cervello»
Risultati immagini per forteto
Luigi Goffredi e Rodolfo Fiesoli

183 pagine. La Corte d’Appello di Firenze ha depositato le motivazioni della sentenza di secondo grado con la quale, il 15 luglio 2016, per dieci imputati sul caso Forteto sono state riconfermate pene detentive. I giudici condividono in pieno le conclusioni della sentenza in primo grado (17 giugno 2015) – pur avendo determinato una leggera riduzione delle condanne. Per il sistema Forteto è l’ennesimo macigno. «Un pericoloso contesto comunitario – si scrive – in cui schiacciante è stata la compressione delle coscienze e delle dignità delle vittime».

Rodolfo Fiesoli, il fondatore condannato a 15 anni e 10 mesi, viene riconosciuto come «capo indiscusso» e «leader della comunità». Sul Profeta: «Dai modi bruschi e scurrili, con uomini e donne, sempre pronto a usare le mani e abbassarsi i pantaloni mostrando il proprio membro, non si sa bene per quale fine propedeutico o educativo». Sui «chiarimenti» (la pratica di «riconciliazione» con la quale si esercitava un controllo permanente sui ragazzi): «Forma invasiva di pressione e di controllo dell’intimità degli ospiti». Sulle vittime: provenienti da «situazioni marginali di disadattamento ed abbandono, o trascuratezza genitoriale, in qualche caso alla miseria economica si aggiungeva quella morale» e – forzati, talvolta, a riscrivere il proprio passato e soggiacere alle imposizioni – hanno subito dal Fiesoli un danno «interpretato come abuso sessuale a tutti gli effetti». Rinchiusi in una cortina di ferro dove, anche attraverso i «fedelissimi» del Profeta, erano costretti ad ammettere «debolezze mai commesse e abusi mai ricevuti».

Forteto processo appello

La Corte, riconoscendo il meticoloso lavoro delle parti – il Pm Ornella Galeotti, i legali  in causa e gli avvocati difensori –, ha smontato la teoria del complotto, secondo la quale ci sarebbe stata contro Fiesoli una regia coordinata dalle vittime e compagni per ottenere dalla giustizia gratificazioni pecuniarie. Teoria definita «impraticabile». In particolare per quanto emerso nei dibattimenti circa la differenza «tra il tipo di vita che si svolgeva all’interno del Forteto e quello che in realtà veniva mostrato all’esterno». Per i giudici la solidarietà tra i protagonisti di quelle storie non può tradursi in pianificazioni opportunistiche, né può apparire «infondato e inverosimile» se quest’ultime (per il clima vissuto nella comunità e per le sofferenze subite) abbiano prima introiettato «il verbo del profeta» per poi denunciare pubblicamente.

E in ultimo: «Il racconto – scrivono i giudici sui testimoni – sia pure con sfumature diverse è emerso nitido e univoco, con tutte le notazioni dolorose di un vissuto per niente facile e con la mente assorbita da un martellante lavaggio del cervello». Stefano Mugnai (componente della commissione d’inchiesta regionale), ha tuonato: «Sul Forteto non ci sono più né scappatoie etico-morali, né margini di trattativa sui fatti, né – men che mai – possibilità di accampare scuse ideologiche». E poi: «C’è da veder compiuto il passaggio di testimone tra Regione e Parlamento sulla commissione d’inchiesta, nonché da definire la questione del commissariamento della cooperativa». E tuttavia, con la crisi istituzionale, il dossier sul Forteto redatto tra settembre 2015 e giugno 2016 giace nei cassetti di palazzo Madama. Dimenticato. E sempre più ingombrante.

Condannati in primo grado il 17 giugno 2015:

Rodolfo Fiesoli: 17 anni e mezzo, Luigi Goffredi: 8 anni, Daniela Tardani: 7 anni, Francesco Bacci: 3 anni e 6 mesi, Angela Maria Bocchino: 1 anno, Mariella Consorti: 3 anni e 6 mesi, Marida Giorgi: 1 anno, Silvano Montorsi: 3 anni e 6 mesi, Stefano Pezzati: 4 anni e 6 mesi, Gianni Romoli: 3 anni, Stefano Sarti: 3 anni, Elisabetta Sassi: 3 anni, Luigi Serpi: 4 anni e 6 mesi, Francesca Tardani: 3 anni e 6 mesi, Elena Maria Tempestini: 3 anni e 6 mesi, Mauro Vannucchi: 4 anni e 6 mesi.

Assolti: Marco Ceccherini, Elena Lascialfari, Matteo Pizzi, Domenico Premoli, Sauro Sarti, Doriano Sernissi, Andrea Turini.

Condannati in secondo grado il 15 luglio 2016:

Rodolfo Fiesoli: 15 anni e 10 mesi, Luigi Goffredi: 6 anni, Daniela Tardani: 3 anni e 2 mesi, Mauro Vannucchi: 3 anni e 2 mesi, Elena Tempistini: 3 anni, Luigi Serpi: 2 anni e 8 mesi, Bacci Francesco: 2 anni e 8 mesi, Consorti Mariella: 2 anni e 9 mesi, Francesca Tardani: 2 anni e 2 mesi, Giorgi Marida: 1 anno e 8 mesi.

Assolti: Gianni Romoli, Stefano Sarti

Assolti (e in parte prescritti): Stefano Pezzati, Silvano Montorsi

Prescritti: Angela Maria Bocchino, Elisabetta Sassi

FONTE: ok! Mugello

http://www.okmugello.it/mugello/forteto-la-sentenza-dappello-lavaggio-sistematico-del-cervello

Forteto, ecco le motivazioni della sentenza d’appello; Mugnai (FI): «Verità giudiziaria coincide con verità dei fatti. Ora definire commissariamento e inchiesta parlamentare»
Stefano Mugnai

Dichiarazione del Presidente del gruppo Forza Italia Stefano Mugnai (Presidente della prima commissione d’inchiesta sugli affidi al Forteto)

Siena. Riceviamo e pubblichiamo:”«Sul Forteto non ci sono più né scappatoie etico-morali, né margini di trattativa sui fatti, né – men che mai – possibilità di accampare scuse ideologiche. Le motivazioni della sentenza d’appello depositate ieri dimostrano definitivamente la perfetta sovrapponibilità tra la verità giudiziaria e la verità dei fatti per come accertati dalle due commissioni regionali d’inchiesta: la prima, quella che ho presieduto, e la seconda, quella di cui ho promosso l’attivazione».
«Se la verità oggi è una e univoca, restano però questioni aperte. Ci sono gli altri procedimenti processuali paralleli, certo, ma soprattutto – per quanto attiene la politica – c’è da veder compiuto il passaggio di testimone tra Regione e Parlamento sulla commissione d’inchiesta, nonché da definire la questione del commissariamento della cooperativa che non sa o non vuole tagliare il cordone ombelicale del controllo della comunità-setta e, di conseguenza, di Fiesoli e dei suoi sodali storici».
«E quindi si va avanti. I giovani uomini e le giovani donne che ieri erano i bambini vittime di quegli abusi meritano giustizia piena e a ogni livello. Ma, oggi, tutta la comunità toscana merita che quella ferita al senso civico che distingue la nostra regione e che è rappresentata dal Forteto venga curata e guarita. Risanata. Per questo non smetteremo di batterci».

FONTE: iSiena

https://www.i-siena.it/attualita-e-politica/forteto-le-motivazioni-della-sentenza-dappello-mugnai-fi-verita-giudiziaria-coincide-verita-dei-fatti-ora-definire-commissariamento-inchiesta-parlamentare/18033

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...