La setta ufologica e l’omicidio. Il caso di Annalaura Pedron ancora senza un colpevole a quasi trent’anni dai fatti

2 Febbraio 2017

L’omicidio di Annalaura Pedron e l’assassino non imputabile trovato dopo 20 anni
Accadeva ventinove anni fa: la morte di Annalaura Pedron resta senza un colpevole

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Si chiama Annalaura Pedron e ha 21 anni. Fa la baby sitter e da qualche giorno accudisce un bimbo di venti mesi a Pordenone. Poco prima delle 13 la madre del piccolo passa a prendere la figlia grande a scuola. Poi arriva a casa. Lo sente piangere all’interno dell’appartamento. Prova a infilare la chiave nella serratura, ma non gira. Dov’è Annalaura? Che succede? Perché suo figlio sta piangendo? Il telefono di casa è occupato. Per entrare deve chiamare i vigili del fuoco. E loro aprono. Il bimbo sta bene. Annalaura invece è distesa su tavolino del salotto. C’è una lampada rotta e un paralume riverso. Il ricevitore è staccato. Ci sono macchie di sanuge sul divano, sul citofono, in cucina. La ragazza è morta. Seminuda. Hanno tentato di strangolarla, poi l’hanno soffocata. C’è pure un coltello a fianco, ma non è stato usato. Non è stata violentata. Il movente non lo conosce nessuno. Bisognerebbe analizzare le tracce ematiche per individuare il colpevole. Ma è il 2 febbraio 1988 e le tecnologie che consentono di rilevare il dna sono ancora lontane.

La setta
La scientifica ne isola alcune e le mette da parte. Gli inquirenti sentono il suo fidanzato, che però ha un alibi di ferro. Devono affrontare la classica indagine vecchio stampo, se non fosse che si trovano ad affrontare un ambiente particolare. Annalaura fa infatti parte di una setta, la Telsen Sao, che ritiene che la Terra sia stata colonizzata dagli extraterrestri migliaia di anni fa. L’ha fondata tale Renato Minozzi. Ogni adepto si è scelto un nome all’interno della Telsen Sao. Annalaura si era scelta il nome di Eviana. Hanno pure un laboratorio con antennone per compiere i “viaggi astrali”, sdoppiarsi ed entrare in contatto con altre dimensioni. Almeno, così pensano.

La persona che “pilota” le menti verso questi viaggi si chiama Rosalinda Bizzo e prova pure ad evocare le entità aliene per ricostruire la scena del delitto. Ma senza risultati. Lo ricorderà moltissimi anni più tardi lo stesso Minozzi al Messaggero Veneto: «Sì, ricordo che si era offerta di fare questo viaggio, che fu anche ripreso, e la cassetta venne data agli inquirenti. Pensandoci oggi ci sono parecchie cose che mi fanno venire i brividi». La setta pare innocua e probabilmente lo è. Ma quando le indagini iniziano a ristagnare, molti pensano di essersi scontrati con un muro di gomma. Di fatto, non ci sono sviluppi. E il caso viene archiviato.

Il dna
Passano però vent’anni. E le tecnologie sono cambiate notevolmente. Il caso di Annalaura Pedron viene riaperto: gli investigatori decidono di rianalizzare le tracce di sangue. E, fingendo di fare l’alcol-test agli automobilisti di passaggio, ottengono il dna delle persone ascoltate all’epoca del delitto. Esce infine un nome: David Rosset, il figlio della “pilotessa astrale” Rosalinda Bizzo. All’epoca dei fatti, tuttavia, era appena quattordicenne. Chissà che ci faceva in quella casa, quel giorno. Di certo, per l’accusa la presenza del dna lo porta sulla scena del crimine. E David viene identificato come il possibile assassino. Caso chiuso? Per nulla: a novembre 2009 il Procuratore della Repubblica per i Minorenni di Trieste, Dario Grohman, chiede il proscioglimento per prescrizione del reato: a far leva sulla decisione la giovane età dell’imputato all’epoca del delitto e la condotta irreprensibile nei vent’anni successivi. Il gup dispone comunque il processo. E a giugno del 2011 la Procura chiede trent’anni. Ma la giuria stabilisce il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. David Rosset è un perito informatico. E sulla vicenda non dirà mai nulla. Ma la sua difesa non è soddisfatta, perché lo ritiene estraneo al delitto. L’accusa fa appello considerando l’omicidio un reato “non prescrittibile”. Ma nel 2013 il tribunale assolve stavolta Rosset in quanto “non imputabile”: una perizia sostiene che al momento del delitto il ragazzo non fosse ancora “maturo”. La madre di Annalaura, Paola Zamuner, non si è mai data pace e ha scritto lettere aperte ad alcuni quotidiani. In una, al Messaggero Veneto, inviata all’indomani della sentenza d’appello, dice: «Il signor Rosset, 40 anni oggi, poco più di 14 allora, non ci ha ancora detto, non che ha ucciso, non lo pretendo, ma molto più semplicemente pretendo mi dica cosa ci faceva lì, in quella casa, a quell’ora, dove il suo sangue è stato trovato frammisto a quello di Annalaura. Non era maturo o immaturo in quel momento, era solo “colpevole” di essere presente, di aver visto, sentito, quello che è successo e per 20 anni averlo occultato, averlo taciuto, sepolto, abusato, in barba alla legge che lo difende, ma non pretende da lui alcun chiarimento». Un secondo dna individuato sulla scena del crimine si è scoperto appartenere al neonato accudito da Annalaura. La Procura, a luglio 2016, ha chiesto l’archiviazione del caso.

Edoardo Montolli

frontedelblog.it

 

FONTE: GQ

http://www.gqitalia.it/underground/2017/02/02/lomicidio-di-annalaura-pedron-e-quellassassino-trovato-dopo-ventanni-ma-non-imputabile/

 

NOTA: Sulla vicenda vedi anche precedenti articoli postati qui:

https://favisonlus.wordpress.com/?s=telsen+sao

 

 

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