Caduta nella rete della setta sessuale che marchia a fuoco il pube delle donne.L’attrice canadese Sarah Edmodson si racconta e informa sull’inquietante società segreta femminile nata in seno al ‘movimento filosofico’ Nxivm

C’è una spinta propulsiva nell’essere con un gruppo che pensi ti faccia bene, e un certo grado di dissonanza cognitiva che ti fa pensare che la tua scelta sia una buona scelta. Soprattutto quando la gente spende 3mila dollari per cinque giorni di training—e li spende—allora vuole che sia la scelta giusta, che ci abbia davvero guadagnato qualcosa. È stato bellissimo, mi ha fatto così bene. E per lo stesso fenomeno psicologico, una parte di me voleva avere ragione a pensare che fosse andata bene

 

Perché mi sono unita a una setta che mi ha marchiata a fuoco
“Non ho una macchina, sono nuda in una città che non conosco, ho fatto voto di segretezza—cosa devo fare?”

Di Sarah Edmondson come raccontato aSarah Berman

Sarah Edmondson durante l’intervista con VICE

Il mese scorso, il New York Times ha pubblicato un articolo su una società segreta di donne nata nell’ambito del “movimento filosofico” Nxivm. Il NY Timesha parlato con ex membri della setta, che hanno descritto le relazioni di potere e le cerimonie di iniziazione nel corso delle quali le donne dovevano imprimersi le iniziali del leader di Nxivm sul corpo, a fuoco. Dall’inizio della polemica, Sarah Edmondson, ex membro della setta, è stata apostrofata come “stupida” e “cieca” per aver creduto ai programmi di sviluppo personale di Nxivm e per essersi sottoposta alle mutilazioni di cui sopra. Le autorità di New York hanno rifiutato di perseguire Nxivm o il suo leader Keith Raniere perché i marchi a fuoco erano fatti consensualmente, e Raniere ha denunciato Edmondson per diffamazione a Vancouver, dove la donna vive e lavora come attrice. In risposta, Edmondson ha reso pubblici i più di dieci anni di manipolazioni che dichiara di aver subito. VICE ha contattato Nxivm—che ha rilasciato un comunicato stampa dopo il report del Times —ma non abbiamo ricevuto risposta. 

Ho conosciuto un regista, Mark Vicente, che ha fatto un film che si chiama What the Bleep Do We Know. È uscito in un momento della mia vita in cui stavo cercando un modo di migliorarmi. E quando l’ho incontrato a un festival di cinema gli ho detto che adoravo il suo film. Lui mi ha risposto che forse allora avrei trovato interessante anche il programma che stava seguendo. Era Nxvim. Ricordo che ero lì con lui e parlavamo di un tizio di nome Keith [Raniere], un filantropo che stava seriamente cambiando il mondo. L’idea mi piaceva. Mi piaceva tutto il concetto. Poche settimane dopo stavo già facendo il mio primo training di cinque giorni.

All’inizio ero molto chiusa in me stessa. I miei genitori sono psicanalisti, che cosa volete insegnarmi? Il primo giorno arrivata a casa ho cercato il nome della compagnia su internet, perché non l’avevo ancora fatto. Ho chiamato Mark Vicente e ho detto, “Ma in che roba mi hai cacciato?” Lui mi ha risposto, “Be’, uno può scrivere quello che vuole, online. È ovvio che esistano hater e campagne d’odio etc.” Ho detto “ok”, perché mi fidavo di lui. [ NdR: Vicente ha lasciato Nxivm dopo le prime notizie della società segreta nata in seno all’organizzazione]

La compagnia sfrutta in modo brillante tutto questo concetto di metterti a disagio, sostenendo che se ti senti a disagio—e ti ci sentirai—significa che stai facendo tutto come deve essere fatto, che stai portando alla luce delle tematiche di cui vale la pena parlare con il gruppo. E se non ne parli qui, dove vuoi parlarne? Avevamo ognuno le nostre “questioni aperte”, le nostre soluzioni. Il nostro problema nella vita. Se cercavo di esprimere una preoccupazione, me la rimbalzavano addosso.

Giorno uno, ci inchiniamo davanti a un leader che si chiama “Vanguard” [ avanguardia]. [NdR: era Keith Raniere] È già un segnale d’allarme. Ma si spiega facilmente. Ognuno ha un titolo, i medici, i sensei. Noi ci rivolgiamo alle persone chiamandole con i titoli che si sono “guadagnati”. Vanguard si era guadagnato questo titolo, che è il titolo del leader di un movimento filosofico. Non c’era niente di strano. Portavamo fasce—dai, si usano anche nelle arti marziali. Niente di strano. Tutto quello che trovavo strano aveva subito una spiegazione.

Il terzo giorno mi hanno fatta a pezzi, mi hanno fatto dei grossi “a-ha” e delle grosse “integrazioni,” come le chiamano negli Executive Success Programs (corrente di realizzazione personale di Nxivm). E alla fine dei cinque giorni pensavo, È stato incredibile, tutti i miei amici devono farlo, voglio portare in Canada questa cosa (allora non c’erano strutture, in Canada). Mi sentivo davvero come se mi avessero tolto la nebbia dagli occhi: avevo una maggiore chiarezza, prendevo decisioni migliori, capivo meglio le persone, pensavo che fosse questa la chiave del successo e della felicità. Ma ti rimane anche una sensazione, la sensazione che ci sia un problema, dentro di te e che, ovviamente, per risolverlo devi essere più allenato. Anche se mi sentivo forte, dunque, sapevo che dovevo ancora cambiare molto, evolvermi, per essere felice. Ero dipendente, diciamo.

C’è una spinta propulsiva nell’essere con un gruppo che pensi ti faccia bene, e un certo grado di dissonanza cognitiva che ti fa pensare che la tua scelta sia una buona scelta. Soprattutto quando la gente spende 3mila dollari per cinque giorni di training—e li spende—allora vuole che sia la scelta giusta, che ci abbia davvero guadagnato qualcosa. È stato bellissimo, mi ha fatto così bene. E per lo stesso fenomeno psicologico, una parte di me voleva avere ragione a pensare che fosse andata bene.

Il primo training l’ho fatto nel 2005, e tra il 2005 e il 2009 ho girato un sacco tra New York e Tacoma/Seattle, dove c’era un centro. Ogni tre mesi circa mettevamo in piedi un training di cinque giorni, e arrivavano da New York per insegnarci. Io ero l’organizzatrice, mi piaceva tantissimo, e ho portato un sacco di persone. Ero bravissima. Non voglio vantarmi, ma lo ero. E loro mi hanno insegnato a essere ancora più brava. Mi mandavano anche ad Albany per lezioni individuali con Keith. Volevo portarlo a tutti i costi in Canada, pensavo che soprattutto ai miei amici attori sarebbe servito tantissimo. E infatti è piaciuto a tutti. L’ho fatto fino al 2009, e io e Mark Vicente siamo diventati soci in affari e abbiamo aperto una filiale a Vancouver.

Il concetto di ‘pagare pegno’ è entrato in gioco in Nxivm nell’ambito del programma “dolore umano”, cominciato credo nel 2011 o 2012. Era un corso di otto giorni di secondo livello—quindi per farlo dovevi prima aver fatto il training base—e partiva dai concetti di penitenza e punizione. La gente doveva indicare cosa avrebbe ‘pagato’ se non fosse riuscita a mantenere la parola data. Io non l’ho mai fatto, ma era parte del programma—se non raggiungevi il tuo obiettivo o quello che avevi detto che avresti raggiunto, dormivi per terra, o magari ti facevi la doccia fredda per una settimana.

Mio marito aveva promesso che avrebbe reclutato un certo numero di persone per un gruppo maschile di cui faceva parte, e se non ce l’avesse fatta avrebbe dato via la giacchetta da quarterback. Per le donne, le punizioni riguardavano soprattutto l’apporto calorico. Ricordo una donna, una volta, finita a un regime da 300 calorie al giorno: mangiava purè di zucchine congelato e zuppa di pomodoro. Niente. Non era quello che cercavo. Ma ero un leader e in quanto tale dovevo fare tutti i nuovi corsi.

Le foto di nudo sono arrivate molto tempo dopo, quando sono entrata nella setta, la società segreta. Lauren Salzman è la figlia del presidente. È venuta a Vancouver a gennaio, stava da me. Era la mia migliore amica. La mia testimone, la madrina di nostro figlio e la mia confidente. Era la mia analista. Mi ha detto, “Voglio invitarti a far parte di una cosa pazzesca, che ti cambierà la vita. Ha cambiato la mia in un modo in cui niente, nemmeno quello che avevo fatto qui finora, aveva fatto. Ma prima di parlartene ho bisogno che tu mi dia qualcosa, per provare che non ne parlerai mai. Non devi sentirti obbligata. Non devi dire per forza di sì, ma io custodirò quello che mi darai finché non morirai, per accertarmi che tu non sveli il segreto.”

Le ho chiesto, ma tipo? E lei, “Oh, non saprei, una foto di te nuda o un segreto di famiglia o una cosa così.” E io, “Be’, non ho intenzione di darti una foto di nudo, ma ok, mi sento solo molto a disagio.” Di nuovo, segnale d’allarme. Gliel’ho pure detto, e lei mi ha risposto, “Va bene, è giusto che sia una cosa nauseante, che ti fa stare male, così ti rendi conto di quanto pesi la tua parola nel dire che non ne parlerai.” Quello che avevo scritto io non era abbastanza pesante, non era abbastanza compromettente. Quindi ho dovuto scrivere più cose—e ho mentito. Perché non avevo così tanti segreti in famiglia.

Allora lei mi ha detto cos’era: un gruppo internazionale di donne che non aveva niente a che fare con gli Executive Success Programs o Nxivm o Keith, un gruppo globale di donne. Un “badass bitch bootcamp”—non riesco a crederci che l’abbiano addirittura scritto sul NYT, che imbarazzo. Donne con la loro massoneria, una cosa a fin di bene. Avremmo cambiato il mondo.

Ero preoccupatissima. E quando Lauren mi ha spiegato cos’era, la prima cosa che si aspettava da me era che mi legassi a lei a vita, cosa che già pensavo visto che era la mia migliore amica. La seconda cosa era un voto di obbedienza, come nelle relazioni schiavo/padrone. Certo avevo già avuto brutti segnali con Nxivm, ma c’era anche il fatto che lei era mia amica, e pensavo di potermi fidarmi di lei. Lei diceva che era una cosa buona, e che mi avrebbe aiutato. Quindi l’ho fatta.

Nell’ultimo corso di relazioni uomo-donna, sesso e identità, Keith ci aveva detto che una delle principali imperfezioni delle donne, tra le altre cose, è che siamo deboli e senza carattere, che siamo troppo votate ai sentimentalismi e siamo principessine—oggi, solo oggi, so che sono stronzate. Una delle cose che ci ha insegnato è che le donne sono sempre alla ricerca di una via d’uscita. Anche se siamo sposate pensiamo che tanto possiamo sempre divorziare. Siamo sempre alla ricerca di un’occasione migliore. Ovviamente, era quello che pensava lui delle donne.

La cosa che ti ingannava era che non le presentava come sue opinioni, ma le diceva come “è così che le donne sono percepite nel mondo ed è per questo che non esiste l’uguaglianza, perché sono percepite così.” È così che gli uomini vi vedono. Fingeva, mi pare oggi, di essere dalla parte delle donne. Di aiutare le donne a superare queste cose e sentirsi forti. Ho fatto dieci training da otto giorni in merito. Ottanta giornate da 14 ore sull’argomento. È un sacco di tempo. E c’erano dentro un sacco di informazioni che non ho ancora messo in ordine—non so ancora cosa penso davvero e cosa no.

Il marchio a fuoco di Sarah Edmondson.

A marzo sono andata ad Albany. Dovevo fare l’iniziazione, mi avevano detto che era un tatuaggio. Me l’avevano detto mesi prima, ed era il punto su cui avevo più problemi. Era strano avere un rapporto schiavo/padrone, ma più di tutto io non volevo un tatuaggio. Non ne ho, non ho piercing—non voglio tatuaggi. E lei mi diceva, “Ci lavoreremo, hai solo paura.” Mi ha portato nella stanza degli ospiti di casa sua, mi ha detto di spogliarmi e di mettere una benda sugli occhi. Io le ho detto che era impazzita, e lei, “Fallo e basta. Hai fatto voto d’obbedienza. Sono io, Sarah. Dai, spogliati.” Mi aveva già vista nuda, quindi non mi sono fatta troppi problemi.

Ho messo la benda e ho sentito che c’erano movimenti intorno a me. Sapevo che sarebbero venute anche le altre ragazze, tutte di Nxivm. Non le avevo mai viste nude. Ed eccomi lì nuda, a gambe incrociate, vulnerabile. Eccoci tutte lì. E Lauren comincia, “Ragazze smettetela, sono solo i vostri corpi, non è chissà cosa. Siamo una sorellanza—rilassatevi.” E tutte si sono calmate. Era una delle regole: se non sei a tuo agio, è un problema tuo.

Poi è entrata la dottoressa Danielle Roberts, che conoscevo tramite Nxivm. Abbiamo fatto a turni a tenerci ferme: tre immobilizzavano la compagna e la quarta filmava. È tutto registrato, da qualche parte. La prima donna era sul tavolo e io le altre le stavamo sedute sulle gambe, tenendola ferma. La prima volta, quando le hanno bruciato la carne, piangevamo, tremavamo, ci abbracciavamo. Era come un film dell’orrore. Avevamo addosso mascherine chirurgiche perché l’odore della carne bruciata era fortissimo e orribile. Ero pietrificata, e tutte le cellule del mio corpo urlavano: vattene. Scappa.

E pensavo, non ho una macchina, sono nuda, sono in una città che non conosco, cosa devo fare, scrivere a mio marito? E far esplodere tutto? Ma non posso farlo, ho fatto voto di segretezza… Come faccio? Allora mi sono detta, fallo e basta. Ho guardato altre due persone farlo, poi l’ho fatto io. Ero dissociata. Non ero presente, ero da un’altra parte. Pensavo a quando ho partorito, pensavo a quanto amavo mio figlio, pensavo a quanto sono forte, mi sono concentrata su quello. Ho ricordato tutto l’amore che provavo. E il dolore, mio dio, immaginate che qualcuno prenda un fiammifero acceso e vi disegni una cosa sul pube.

Dopo essere entrata nel gruppo ho avuto ancora più paura, soprattutto quando ho dato altri pegni—una foto di nudo e un video. Ho sputtanato tutte le mie relazioni importanti. L’ho fatto per dare pegni della mia fedeltà. E non era niente a confronto con quello che hanno fatto le altre donne. L’ho scoperto dopo. Ci sono donne che hanno dato video molto espliciti. Mi chiedo dove siano finiti. Io non volevo che qualcuno vedesse quelle cose. È così che ci hanno tenute buone. C’erano così tante donne lì dentro, donne che volevano uscirne.

Ora ho cambiato del tutto mentalità. Ho dovuto fare un sacco di analisi solo per arrivare a capire tutta la vergogna e il senso di colpa che provavo per aver trascinato con me altre persone. Per non aver ascoltato gli avvertimenti. È tanta roba da processare. Sono decisamente in via di guarigione, anche solo perché riesco a parlarne. Ci sono donne che non riescono ancora a farlo. Che non riescono nemmeno a uscire dal letto per il dolore, non solo quello fisico del marchio, ma perché si sentono perse. Quello che hanno fatto è assolutamente distruttivo.

Se Lauren mi avesse detto ehi vuoi unirti a noi? ti incideremo a fuoco le iniziali di Keith sul pube, ovviamente le avrei risposto che era matta e doveva trovarsi uno psichiatra. Ma non è andata così. È successo per piccoli passi, sempre più “impegno” da parte mia, sempre più obblighi e minacce. Un sacco di gente dice che potevo scappare, che potevo andarmene. Al tempo non mi sembrava una strada praticabile.

Segui Sarah Berman su Twitter.

 

FONTE: VICE

https://www.vice.com/it/article/evbav4/perche-mi-sono-unita-a-una-setta-che-mi-ha-marchiata-a-fuoco

 

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