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SPOSE BAMBINE. Approvata all’unanimità dalla Camera mozione contro i matrimoni precoci e/o forzati, ma è solo la prima tappa del percorso per la tutela dei diritti di donne e minori

31 Luglio 2015

Spose bambine, la Camera dice “No” ma è solo un primo passo

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quando parliamo di matrimoni di minori parliamo di numeri spaventosi: 14.2 milioni di bambini ogni anno il che equivale a dire 39.000 ogni giorno. In piu, dei 140 milioni di bambini vittime di matrimoni precoci, 50 milioni hanno meno di 15 anni

ROMA – E’ stata approvata all’unanimità dalla Camera la mozione contro i matrimoni precoci e/o forzati, con la  prima firma di Pia Locatelli, coordinatrice del  Gruppo di lavoro parlamentare “Salute globale e diritti delle donne” del quale AIDOS cura il segretariato. L’Associazione che lavora nei paesi in via di sviluppo, in Italia e nelle sedi internazionali per costruire, promuovere e difendere i diritti, la dignità e la libertà di scelta di tutte le donne, da lungo tempo è impegnata a contrastare il fenomeno dei matrimoni forzati e/o precoci, attraverso progetti sul campo e attività di informazione in Italia, accoglie la notizia con  soddisfazione.

La somma di diversi fattori. Le cause del fenomeno sono una combinazione di diversi fattori: norme sociali radicate, povertà, diseguaglianza di genere e mancanza di rispetto dei diritti delle minori. AIDOS continuerà a lavorare in questa direzione per fare in modo che le ragazze e le donne vedano riconosciuti i propri diritti e possano partecipare in prima persona alla vita dei paesi da cui provengono così come a quella dei paesi in cui risiedono. Il fenomeno ormai globale, attraversa infatti anche l’Europa e l’Italia, in seguito alle migrazioni.

In attesa della risoluzione Onu. La mozione impegna il governo a dare attuazione alla risoluzione Onu contro i matrimoni di minori, precoci, forzati; a sostenere a livello globale una rinnovata campagna per prevenire ed eliminare questa pratica che viola i diritti umani delle bambine, e a sostenere finanziariamente programmi e progetti di cooperazione internazionale per la prevenzione e l’abbandono dei matrimoni di minori, precoci e forzati.

La voce dell’OMS.  “Rivolgo le mie congratulazioni all’Italia – dice Flavia Bustreo, vice direttore generaledell’ Organizzazione Mondiale della Sanità – per aver approvato la mozione contro i matrimoni di minori, precoci e forzati e per aver lavorato lungamente al cambiamento della legislazione su questa tematica che, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, considera una delle priorità della sua agenda. Quando parliamo di matrimoni di minori – ha aggiunto – parliamo di numeri spaventosi: 14.2 milioni di bambini ogni anno il che equivale a dire 39.000 ogni giorno. In piu, dei 140 milioni di bambini vittime di matrimoni precoci, 50 milioni hanno meno di 15 anni”.

Le conseguenze sulla salute. Complicazioni legate alla gravidanza ed al parto sono la causa principale di morte per le ragazze dai 15 ai 19 anni. Dei 16 milioni di ragazze adolescenti che partoriscono ogni anno, circa il 90% sono già sposate. Si stima che circa 50.000 muoiano ogni anno, la maggior parte delle quali in paesi a basso e medio reddito. Il rischio di morti neonatali e casi di feti nati morti sono 50% più probabili per madri al di sotto dei 20 anni. Inoltre, le donne costrette a matrimoni precoci sono più vulnerabili rispetto alla violenza domestica e agli abusi sessuali rispetto a quelle che si sposano più tardi.

C’è ancora molto da fare. “Il matrimonio precoce è una violazione dei diritti umani terribile – ha detto ancora Flavia Bustreo – che toglie alle ragazze la prospettiva per un futuro, per una collocazione nella società, per una emancipazione ed indipendenza dal punto di vista economico e sociale, per accesso all’educazione. Molto c’è da fare ed è necessario un approccio olistico alle diverse componenti causa dei matrimoni minorili. I Parlamentari hanno un ruolo chiave in questo, così come centrale è il ruolo della legislazione nel creare quell’assetto normativo strumentale alla lotta di questa pratica”.

La voce di AIDOS. La mozione approvata lo scorso martedi alla Camera dei deputati – dice  Maria Grazia Panunzi, presidente di AIDOS – costituisce una tappa nel percorso del governo italiano volto a promuovere i diritti delle ragazze e a contrastare, pertanto, le pratiche dannose come i matrimoni forzati e/o precoci, così come le mutilazioni genitali femminili (MGF) e tappa del lavoro del gruppo parlamentare per il quale AIDOS svolge il segretariato”.

Occorre un impegno finanziario. “Sebbene importante questa mozione, poiché richiama il governo italiano ad assolvere impegni assunti in ambito internazionale – ha aggiunto Panunzi – è importante sottolineare che gli impegni politici devono essere supportati da impegni finanziari volti a promuovere attività concrete che permettono di avviare azioni pilota utili. Questo è quanto l’Italia ha fatto ad esempio con le MGF finanziando il programma congiunto UNFPA UNICEF per contrastare il fenomeno”.

FONTE: LA REPUBBLICA

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2015/07/31/news/spose_bambine-120182849/

 

IL TESTO DELLA MOZIONE

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE IN AMBITO INTERNAZIONALE IN RELAZIONE AL FENOMENO DEI MATRIMONI PRECOCI E FORZATI DI MINORI

   La Camera,
premesso che:
secondo le stime dell’Unicef nel mondo ci sono oltre 60 milioni di spose bambine a causa della pratica dei matrimoni di minori, precoci, forzati (child, early, forced marriage);
l’Asia meridionale e l’Africa sub-sahariana sono le regioni in cui questa pratica è più largamente diffusa dove, non casualmente in coincidenza, sono presenti altri gravi fenomeni, come la mortalità materna e infantile, la malnutrizione e l’analfabetismo. Ma si registrano casi anche in Medio Oriente e Africa settentrionale, così come in Europa, compresa l’Italia, per effetto dei processi migratori, anche se il fenomeno è di difficile rilevazione, in quanto spesso queste unioni non vengono registrate;
questi matrimoni sono quasi sempre incoraggiati e promossi dalle famiglie come rimedio alla povertà, come mezzo per «liberarsi» delle figlie, considerate un peso, perché «poco produttive», nella speranza di assicurare loro un futuro migliore, in termini sia finanziari sia sociali;
al contrario, essi comportano una serie di conseguenze negative che segnano per sempre la vita delle spose bambine: queste ultime vengono precocemente sottratte all’ambiente della famiglia e a volte della comunità di origine, sono spesso soggette a violenze fisiche, psicologiche, economiche e sessuali, vittime di abusi e sfruttamento, impedite nelle opportunità educative (solitamente il matrimonio comporta l’abbandono scolastico) e di lavoro, vivono esperienze che comportano conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale;
al matrimonio precoce seguono quasi sempre gravidanze altrettanto precoci, che provocano decine di migliaia morti, una quota rilevante della mortalità materna complessiva. Anche la prole da gravidanze precoci ne soffre le conseguenze: chi nasce da una madre-bambina o comunque minorenne ha un’alta probabilità di morire in età neonatale e, anche quando sopravvive, corre maggiori rischi di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici;
già nel 1994, 179 Governi rappresentati alla Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo avevano riconosciuto il legame diretto tra matrimoni precoci, gravidanze in età adolescenziale e alti tassi di mortalità materna e sottolineato il ruolo cruciale dell’educazione nelle azioni di prevenzione;
nel programma di azione della stessa Conferenza i Governi firmatari si erano impegnati a proteggere e promuovere il diritto degli/delle adolescenti a ricevere un’educazione sulla salute riproduttiva e a garantire l’accesso universale a queste informazioni;
la Convenzione sui diritti dell’infanzia riconosce espressamente i/le bambini/e (ossia persone di età tra 0 e 18 anni) come titolari di diritti e l’articolo 16 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw) menziona il diritto di essere protette da matrimoni precoci;
molti Paesi, compresi quelli in cui questa pratica è diffusa, hanno stabilito per legge l’età minima per il matrimonio, l’istruzione obbligatoria e i reati contro i minori, ma le norme tradizionali o diordine religioso continuano ad avere il sopravvento sulla legislazione nazionale;
malgrado la dichiarazione, pressoché universale, di impegno a porre fine alla pratica, si calcola che matrimoni di bambine di meno di 15 anni continueranno ad essere celebrati e che in questo decennio saranno 50 milioni le bambine che potrebbero rischiare di sposarsi prima di quell’età;
il 18 dicembre 2013 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la prima «risoluzione di sostanza» sui matrimoni di minori, precoci e forzati; questa risoluzione comprende raccomandazioni «di sostanza» sulle quali convergono gli Stati membri, con riferimento ad iniziative da intraprendere da parte delle Nazioni Unite e delle loro agenzie, di Stati membri, organizzazioni internazionali, espressioni della società civile ed altri rilevanti attori;
l’azione per prevenire ed eliminare i matrimoni di minori, precoci e forzati richiede altrettanto impegno di quello profuso nella campagna mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Secondo i dati delle Nazioni Unite, pubblicati in occasione della giornata internazionale «tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili», il numero delle ragazze vittime di questa pratica, che mette in serio pericolo la loro vita, è diminuito e l’adozione unanime da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della risoluzione del dicembre 2012, con la quale gli Stati membri sono stati invitati a intensificare gli impegni per la completa eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, ha certamente contribuito al conseguimento di questo risultato;
la questione dei matrimoni forzati costituisce un ulteriore e non secondario aspetto dell’azione per combattere la violenza di genere e promuovere i diritti delle donne e l’empowerment femminile;
il nostro Paese ho svolto un grande ruolo, riconosciuto a livello internazionale, nella campagna contro le mutilazioni genitali femminili, che ha fatto acquisire all’Italia un’autorevolezza internazionale tale da consentirgli di svolgerne uno altrettanto importante nella prevenzione ed eliminazione dei matrimoni di minori, precoci e forzati;
il nostro Paese, insieme agli altri Stati del gruppo G7 riunitosi a Bruxelles il 4 e 5 giugno 2014, ha manifestato la sua determinazione per promuovere la parità di genere, porre fine a tutte le forme di discriminazione e di violenza contro donne e ragazze, porre fine ai matrimoni di minori, precoci e forzati e promuovere la piena partecipazione e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze,

impegna il Governo:

   a dare attuazione alla risoluzione 69/156, «Matrimoni di minori, precoci, forzati», adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2014;
a contribuire a dare impulso e a sostenere a livello globale la campagna per prevenire ed eliminare questa pratica che viola i diritti umani delle bambine, con l’impegno e la determinazione già mostrati per la campagna contro le mutilazioni dei genitali femminili;
a sostenere finanziariamente programmi e progetti di cooperazione internazionale volti alla prevenzione e all’abbandono dei matrimoni di minori, precoci e forzati.
(1-00553)
(Nuova formulazione) «Locatelli, Zampa, Bergamini, Binetti, Galgano, Spadoni, Nicchi, Gebhard, Albanella, Amato, Carocci, Chaouki, Cimbro, Di Gioia, Di Lello, Di Salvo, Fabbri, Gadda, Gribaudo, Gullo, Iori, Maestri, Malpezzi, Marzano, Mongiello, Palma, Pastorelli, Piazzoni, Piccione, Quartapelle Procopio, Rocchi, Sbrollini, Tidei, Tinagli, Venittelli, Ventricelli, Vezzali, Villecco Calipari, Carfagna, Giammanco».
(21 luglio 2014)

 

FONTE: Camera dei Deputati

http://documenti.camera.it/leg17/odg/assemblea/xhtml/2015/07/13/20150713.html

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L’inchiesta della Commissione reale australiana rivela che i Testimoni di Geova hanno distrutto gli appunti sui casi di abuso sessuale sui bambini

27 Luglio 2015

Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori: gli anziani dei Testimoni di Geova hanno distrutto la documentazione sugli abusi

I Testimoni di Geova hanno distrutto tutti gli appunti sui casi di abuso sessuale infantile per non farli cadere in mani sbagliate e per “proteggere le loro mogli”, ha dichiarato un anziano della chiesa geovista, all’audizione nazionale in seno alla “Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori”.

L’anziano, di nome Max Horley, che ha servito nella congregazione dei Testimoni di Geova per più di trent’anni, ha anche riferito di aver sentito che le vittime venivano messe a confronto coi loro abusatori  e lasciate sentire colpevoli.

Ha poi aggiunto che le note venivano distrutte anche nell’intento di limitare l’informazione sui fatti di abuso ai membri della congregazione e che non era pratica della chiesa segnalare i crimini sessuali alla polizia.

Gli anziani che hanno esitazioni su come procedere “spiritualmente e legalmente”, ha continuato Horley, devono rivolgersi per consigli alla filiale, il corpo che sorveglia le congregazioni in Australia.

Max Horley ha narrato il caso di una donna della sua congregazione, anch’ella ascoltata in audizione e indicata come BCB, che subì negli anni ottanta, molestie da parte di un altro anziano di nome Bill Neil

Quando venne messa a confronto con il suo abusatore, alla presenza di altri due membri anziani, questi scherzarono su quanto l’uomo aveva commesso.

Al link l’articolo del The Guardian con gli approfondimenti sulla notizia

 

http://www.theguardian.com/australia-news/2015/jul/27/jehovahs-witnesses-destroyed-notes-about-child-sex-abuse-inquiry-told

 

NOTA: Sull’inchiesta in corso presso la Commissione reale australiana vedi altri articoli liberamente tradotti in lingua italiana, qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/07/28/partecipare-allinchiesta-sugli-abusi-potrebbe-infangare-il-nome-di-geova-anziano-nega-di-aver-scoraggiato-una-vittima-di-abusi-sessuali-a-testimoniare-alla-commissione-reale-australiana-ma-afferma/

https://favisonlus.wordpress.com/2015/07/27/linchiesta-australiana-i-testimoni-di-geova-non-hanno-denunciato-1-000-casi-di-pedofilia-la-prima-audizione-di-una-teste-vittima-di-abusi-sessuali-trad-ita/

 

 

 

 

 

 

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L’inchiesta australiana: i Testimoni di Geova non hanno denunciato 1.006 casi di pedofilia. La prima audizione di una teste vittima di abusi sessuali e il video dell’inchiesta (Trad. ITA)

Lunedi 27 Luglio 2015 05.03

Il testimone chiamato BCG ha dichiarato alla Commissione reale di poter provare che l’abuso sessuale di suo padre non veniva considerato ‘reato’ dalla chiesa.

Il giudice Peter McClellan

 

 

Alcuni anziani dei Testimoni di Geova costrinsero una ragazza a un confronto con suo padre che stava abusando di lei e che la incolpava di averlo sedotto.

Gli anziani erano amici di suo padre che era un membro molto apprezzato della chiesa, organizzazione che usa tenere i propri membri isolati dal resto della società, è stato affermato alla Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori.

Il Consigliere della Commissione, Angus Stewart SC, ha riferito che una testimone chiamato BCG avrebbe dato prova del fatto che l’abuso sessuale di suo padre non venne considerato “reato” dalla chiesa.

Nella sua dichiarazione di apertura all’udienza sugli abusi sessuali su minori all’interno dei Testimoni di Geova, Stewart ha rivelato che dei 1.006 presunti casi di abusi sui minori individuati dai Testimoni di Geova dal 1950, nessuno è stato segnalato alle autorità.

La chiesa si preoccupa del peccato e ha una struttura patriarcale in cui l’uomo è a capo della famiglia e gli anziani,- tutti uomini –, conducono la congregazione, ha spiegato Stewart.

Credono che la Bibbia sia la parola ispirata da Dio e la interpretano letteralmente. Credono anche che la fine del mondo sia vicina.

Stewart ha aggiunto che la testimone BCG ha detto alla Commissione reale che suo padre aveva abusato anche di sua sorella maggiore e delle due sorelle più giovani, ma i tre anziani che si occuparono del suo caso non tennero in considerazione tali reati.

Il padre di BCG è stato infine “disassociato”, non per gli abusi sessuali, ma per aver mentito. Suo padre ha fatto immediatamente ricorso contro la decisione di espellerlo della comunità dei Testimoni di Geova a Mareeba nel nord del Queensland.

Nell’ udienza di appello alla chiesa ha ammesso gli abusi e gli è stata confermata la disassociazione, ma pochi anni dopo è stato reintegrato.

Nel 1995, la testimone BCG ha scritto alla Società Torre di Guardia dell’Australia. Tre mesi più tardi ha ricevuto una risposta che prometteva un’inchiesta, consigliandola di avere fede in Geova, ha detto Stewart.

Lei alla fine ha abbandonato la chiesa ed è andata alla polizia. Suo padre è stato arrestato e incarcerato nel 2004 e condannato a tre anni di prigione per atti di libidine e tentato stupro in danno di BCG.

Nel corso delle prossime due settimane dinanzi al giudice Peter McClellan che presiede la Commissione reale, saranno ascoltate due vittime di abusi e 15 testimoni, tra cui gli anziani della chiesa dei Testimoni di Geova.

La commissione ha raccolto le testimonianze di 57 persone che si sono fatte avanti per denunciare gli abusi avvenuti nella chiesa geovista.

 

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE ORIGINALE: THE GUARDIAN

http://www.theguardian.com/australia-news/2015/jul/27/jehovahs-witnesses-did-not-report-1000-child-abusers-inquiry-hears

 

 

Di seguito i video in lingua originale della prima giornata dell’audizione presso la Commissione Reale

Parte prima

 

Seconda parte

 

Terza parte

 

Un ringraziamento speciale a Barbara Anderson dai volontari Favis.

 

 

 

 

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La denuncia alla Commissione reale australiana: i Testimoni di Geova hanno occultato oltre mille casi di abusi sessuali su minori

27 Luglio 2015

 I Testimoni di Geova hanno nascosto oltre mille casi di abuso sessuale sui bambini da più di 60 anni

I membri più anziani scoraggiavano le vittime dal denunciare gli abusi

I Testimoni di Geova della Chiesa australiana non informarono la polizia degli oltre 1.000 casi di abusi sessuali in danno di minori avvenuti nell’arco di più di 60 anni, ha denunciato quest’oggi un’inchiesta del governo sull’abuso e le sue conseguenze.

La “Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori”, è  stata istituita nel 2013 in relazione alle accuse di abusi sessuali sui bambini in seno alla Chiesa cattolica. La Commissione esercita ampio mandato per esaminare le organizzazioni religiose e laiche.

A inizio udienza, Angus Stewart, consigliere della Commissione ha descritto i Testimoni di Geova come una setta con regole progettate per evitare la segnalazione di abusi sessuali.

“Le prove che la Chiesa non ha messo a conoscenza le autorità di nessuno dei presunti 1006 casi di abuso sessuale identificati dai Testimoni di Geova dal 1950, sarà portata dinnanzi alla Commissione“, ha affermato.

Questo suggerisce l’esistenza di pratiche nella Chiesa dei Testimoni di Geova per conservare le informazioni sui crimini di abuso sessuale infantile, impedendo di presentare denunce alla polizia o ad altre autorità competenti

I Testimoni di Geova che hanno la loro sede centrale  negli Stati Uniti, contano 8 milioni di affiliati e sono conosciuti per i loro ministri e le loro campagne porta a porta. In Australia, ha riferito Stewart, vi sono circa 68.000 fedeli.

Due membri della chiesa identificati come  BCB e BCG, sono in attesa di fornire la loro testimonianza che concerne le accuse contro i membri più anziani della chiesa che li incoraggiarono a non denunciare gli abusi subiti.

Stewart ha descritto molteplici carenze istituzionali nella protezione dei bambini o nel censurare i presunti abusatori, tra cui la dottrina che libera gli anziani della chiesa da responsabilità nella denuncia dell’abuso, anche se non vi era obbligo giuridico in tal senso.

Anche se la chiesa ha espulso 401 membri dopo aver conosciuto gli abusi interni, i Testimoni di Geova hanno consentito a 230 di costoro di rientrare nell’organizzazione. Inoltre 35 fedeli sono stati reintegrati in più occasioni.

Un altro ostacolo è costituito dal requisito della presenza di due o più testimoni (dei fatti di abuso) perché la chiesa proceda a convocare il “comitato giudiziario”.

 Questo ha bloccato 125 casi di accuse, ha assicurato Stewart.

La commissione reale ha svolto la sua indagine arrivando anche in Vaticano.  Il Cardinale australiano George Pell (primo prefetto della Segreteria per l’Economia), è stato oggetto di numerose accuse per non aver fatto abbastanza per proteggere i bambini vittime di abuso. Pell, tuttavia, ha definito queste accuse “false” e “indignanti”.

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo “Testigos de Jehová ocultan más de 1.000 casos de abusos sexuales a niños desde hace más de 60 años”

FONTE ORIGINALE: PERIODISTA DIGITAL

http://www.periodistadigital.com/religion/mundo/2015/07/27/testigos-de-jehova-ocultan-mas-de-1-000-casos-de-abusos-sexuales-a-ninos-desde-hace-mas-de-60-anos-iglesia-religion-no-informaron-autoridades-seculares-casos-1950-jesus-dios-papa.shtml

L’articolo pubblicato anche da EL MUNDO, è consultabile qui:

http://www.elmundo.es/internacional/2015/07/27/55b5eae946163f931b8b456f.html

NOTA: Di seguito il testo della dichiarazione d’apertura dell’audizione pubblica tenutasi quest’oggi presso la Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse)

La Chiesa dei Testimoni di Geova è stata fondata alla fine del 19° secolo in Pennsylvania da un piccolo gruppo di studenti biblici guidati da Charles Taze Russell. 

* La chiesa conta oggi 8,2 milioni di membri attivi in ​​239 paesi. 

* La religione è presente in Australia dal 1896 con una filiale istituita a Sydney nel 1904. Attualmente ci sono 817 comunità in Australia, con oltre 68.000 membri attivi. 

* Nelle famiglie dei Testimoni di Geova il padre è il capo con autorità sulla moglie e sui figli. 

* I genitori nei Testimoni di Geova sono incoraggiati a insegnare la propria educazione sessuale ai bambini perché una educazione laica è più suscettibile di generare immoralità. 

* Credono che l’unico modo per porre fine agli abusi sui minori sia quello di “abbracciare il Regno di Dio retto da Cristo”. 

* I Testimoni di Geova non denunciano alla polizia gli abusi sessuali su minori, ma li affrontano internamente. 

* Dal 1950 in Australia, di 401 “disassociati” per presunti abusi sessuali su minori, 230 sono stati poi reintegrati. 

* Il ramo australiano della chiesa ha ricevuto 1.006 denunce di abusi sessuali su minori dal 1950. 

* Sono necessari due o più testimoni prima che sia accolta una denuncia di abuso sessuale e gli anziani ritengano di considerare la spiritualità e la seduzione del denunciante 

QUICK FACTS ON THE JEHOVAH’S WITNESS CHURCH

* The Jehovah’s Witness Church was founded at the end of 19th century in Pennsylvania by a small group of bible students led by Charles Taze Russell.

* The church now has 8.2 million active members in 239 countries.

 * The religion has been active in Australia since 1896 with a branch office set up in Sydney in 1904. There are currently 817 congregations in Australia with over 68,000 active members.

* In Jehovah’s Witness families the father is head with authority over his wife and children.

* Jehovah’s Witness parents are encouraged to teach their own children sex education because a secular education is more likely to result in immorality.

* They believe the only way to end child abuse is to “Embrace God’s Kingdom under Christ”.

* Jehovah Witnesses do not report child sexual abuse to police but deal with it internally.

* Since 1950 in Australia, of 401 “disfellowships” for alleged child sexual abuse, 230 were later re-instated.

* The Australian branch of the church has received 1006 allegations of child sexual abuse since the 1950s.

* Two or more witnesses are needed before a complaint of sexual abuse would be upheld and elders consider the spirituality and the seductiveness of the complainant is considered.

(SOURCE: Opening statement of a Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse.)

 

 

 

 

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GERMANIA. A Karlsruhe (nota come la Città del Diritto), la Corte di Giustizia Federale non sa decidere se è più importante tutelare il benessere dei bambini o la libertà religiosa

25 Luglio 2015

Maltrattamenti dei bambini in nome della religione

Il “Guru di Lonnerstadt”

Hugo Stamm, noto giornalista e riconosciuto esperto di culti abusanti, firma sul blog del quotidiano bernese DER BUND un interessante articolo ripercorrendo la drammatica vicenda occorsa a un ragazzino di 12 anni affetto da fibrosi cistica. Il compagno della madre, un autoproclamato maestro di saggezza eterna, conosciuto come “Guru di  Lonnerstadt” e a capo di una controversa comunità religiosa, aveva promesso la guarigione del minore attraverso la dieta e la meditazione. Le condizioni di salute del dodicenne erano drasticamente peggiorate e solo grazie all’intervento del padre biologico, con cui il ragazzino era infine fuggito, era stato possibile provvedere le necessarie cure mediche e farmacologiche.

Condannati a tre anni di reclusione da un tribunale ordinario che aveva tra l’altro evidenziato il rischio per la stessa vita del bambino in assenza di tempestiva assistenza medica, il guru e la madre, sono ricorsi in appello.

Nei giorni scorsi, l’attesa sentenza dei cinque giudici della Corte di Giustizia Federale di Karlsruhe, (località guadagnatasi l’appellativo di  Città del Diritto per ospitare sia la Corte di Giustizia Federale Bundesgerichtshof ,che la Corte Costituzionale Federale tedesca Bundesverfassungsgericht ), non è però arrivata. Tutto rinviato: a quanto pare per non aver ancora valutato quale diritto debba prevalere sull’altro: la libertà di religione o la salute e il benessere dei bambini.

Il processo, scrive Hugo Stamm, soffermandosi anche su altri casi, come quello della controversa organizzazione Le Dodici Tribù, appare sintomatico di una certa tendenza a privilegiare la libertà religiosa rispetto alla tutela dei diritti dei minori.

Un fatto che sconcerta il giornalista e non meno chi scrive queste righe.

Di seguito alle note l’articolo in lingua originale

NOTA: Sulla cosiddetta setta di Lonnerstadt e i bambini della comunità, leggi in lingua italiana, articolo di archivio, qui:

http://www.giornalettismo.com/archives/1021539/i-bambini-della-setta-di-lonnerstadt/

NOTA 2: Si ricorda che lo scorso anno il Consiglio d’Europa ha respinto la proposta di Raccomandazione sulla “Protezione dei minori dagli eccessi delle sette”, presentata dall’eurodeputato francese Rudy Salles. Al link che segue, una sua recente valutazione dell’accaduto, tradotta in lingua italiana 

https://favisonlus.wordpress.com/2015/06/06/conferenza-fecris-2015-la-lettera-inoltrata-ai-membri-della-federazione-europea-dei-centri-di-ricerca-e-informazione-sul-settarismo-dal-deputato-francese-rudy-salles-relatore-allassemblea-parlame/

 

 

Kindsmisshandlung im Namen der Religion

Was wiegt schwerer: Das Wohl von Kindern oder die Religionsfreiheit? Die Antwort sollte klar sein, müsste man meinen. Ein Fall in Deutschland zeigt aber einmal mehr, dass die Glaubensfreiheit eine der letzten heiligen Kühe ist.

Eine Esoterikerin zieht mit ihrem zwölfjährigen Sohn zu ihrem Lebenspartner, der als «Guru von Lonnerstadt» bekannt ist und in Erlangen-Höchstadt, Mittelfranken, lebt. Der Knabe leidet unter der unheilbaren Stoffwechselkrankheit Mukoviszidose, bei der Schleim die Lunge verstopft. Er bräuchte dringend medizinische Betreuung und Medikamente. Der Guru verspricht dem Knaben Heilung durch Diät und Meditation. Oft muss er morgens um vier Uhr aufstehen und meditieren. Doch er magert um fast die Hälfte ab, die Lunge wird geschädigt.

Nach drei Jahren flüchtet der Knabe zu seinem leiblichen Vater. Dank medizinischer Betreuung erholt er sich allmählich. Später klagt er seine Mutter und den Guru, der sich als «Lehrer der zeitlosen Weisheit» bezeichnet, an.

Das Landgericht Nürnberg-Fürth kam zum Schluss, dass der Jugendliche ohne ärztliche Hilfe bald gestorben wäre. Es verurteilte die beiden wegen schwerer Misshandlung von Schutzbefohlenen zu je drei Jahren Gefängnis. Sie rekurrierten dagegen.

Die fünf Richter am Bundesgerichtshof in Karlsruhe wollten ihr Urteil in diesen Tagen verkünden, verschoben den Entscheid aber. Der Grund: Sie sind sich noch nicht einig, ob sie das Wohl des Kindes oder die Religionsfreiheit höher einstufen sollen.

Der Vorgang ist symptomatisch. In letzter Zeit gab es mehrere Ereignisse, bei denen die Religionsfreiheit überstrapaziert wurde. So auch bei den Prozessen um die christliche Sekte der zwölf Stämme in Deutschland. Obwohl die Gläubigen regelmässig Kleinkinder mit Stöcken züchtigten, wie es im Alten Testament empfohlen wird, wurde mit der Glaubensfreiheit argumentiert. Diese spielte auch bei den Scientologen in Basel eine Rolle: Weil die Sekte kürzlich im Sinne des Arbeitsgesetzes als Religionsgemeinschaft eingestuft wurde, erhielt sie die Bewilligung, am Sonntag ihr Zentrum zu öffnen und Kurse zu erteilen.

Heute sind es vor allem problematische Minderheitsgruppen, die die Religionsfreiheit für sich beanspruchen und Privilegien erzwingen. Sie machen den Gesetzgeber zum Gehilfen ihrer fragwürdigen Absichten, Leute zu täuschen und in ihre Abhängigkeit zu ziehen. Dabei kehren sie den ursprünglichen Sinn der Glaubensfreiheit um: Diese wurde einst in der Verfassung verankert, um den einzelnen Bürger vor dem Staat und den Religionsgemeinschaften zu schützen. Dieser sollte die Freiheit bekommen, Glaube und Religion frei wählen zu können.

Solche Repression kommt in unserer säkularisierten Gesellschaft kaum mehr vor. Deshalb ist es unverständlich, dass wir heute noch diskutieren müssen, ob das Kindeswohl höher einzustufen sei als die Religionsfreiheit.

 

FONTE: DER BUND

http://blog.derbund.ch/hugostamm/index.php/34407/kindsmisshandlung-im-namen-der-religionsfreiheit/

 

 

 

 

 

 

 

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Il fascino della setta: non è un problema di logica

Prosegue la serie di articoli pubblicati su FAIR OBSERVER dedicati al fenomeno settario. Questa settimana Alexandra Stein, Professore Associato di Psicologia Sociale alla Birkbeck, Università di Londra (università pubblica di ricerca specializzata nell’educazione di alto livello), e autorevole esperta nello studio dei culti e dell’estremismo ideologico, si sofferma sulla descrizione delle strategie di controllo dei membri esercitate da gruppi cultuali e organizzazioni estremiste. I meccanismi che guidano queste organizzazioni, afferma la Stein, sono meno misteriosi di quanto si possa immaginare, poiché le ricerche in questo ambito coprono un arco di settant’anni. Benché alcuni studiosi rigettino i termini intesi come “sette” e “lavaggio del cervello”, la Stein evidenzia, attraverso un’accurata analisi, come i processi di persuasione coercitiva utilizzati, siano quanto mai reali e non meno intensi.  L’articolo esplora, tra l’altro, la struttura delle cosiddette sette, sistemi chiusi e gerarchici guidati da leader carismatici e autoritari e le strategie di reclutamento  e d’indottrinamento degli adepti. Nella parte conclusiva la studiosa pone l’accento sulla necessità di educare le persone e i giovani alla comprensione del fenomeno, principalmente insegnando loro quali sono i metodi impiegati dai culti per irretire e condizionare i seguaci, cosicché si possa riconoscere la differenza tra dinamiche relazionali sane e pericolose. La Stein auspica a tal fine la creazione di compagne educative per tutelare la salute pubblica, individua nelle stesse università, nelle scuole e nelle comunità i luoghi per la formazione e sottolinea come gli ex membri costituiscono risorsa inestimabile nell’opera di informazione preventiva. “Finché restiamo ignoranti” conclude l’esperta “tutti noi rimaniamo vulnerabili“.

Di seguito l’articolo del 21 luglio 2015

 

...Insegnare il “pensiero critico” non è sufficiente…questi non sono problemi di logica...

Cult Attraction is Not a Problem of Logic

By Alexandra Stein

Alexandra Stein

What are cults, and how do they work?

Cults come in a great variety of forms: from the largely religious ones to terrorist groups that train suicide bombers; from right-wing to the ingrown “left” political groups that thrived in the 1970s and 1980s; and from get-rich-quick to personal growth groups. Although they are not all violent, they do share common features that enable them to exert extraordinary levels of control over their members.

The mechanisms that drive these groups are not as mysterious as we may think. Seventy years of study has been done to understand them.

Starting during the horrors of World War II and then Joseph Stalin and Mao Zedong’s totalitarian regimes, scholars did groundbreaking work to try understand the forces that produced extreme obedience to charismatic leaders. This period saw, among others, Hannah Arendt’s great work, The Origins of Totalitarianism; Stanley Milgram’s extraordinary experiments where ordinary people administered seemingly excruciating electrical shocks to strangers; and Robert Jay Lifton’s insightful work on brainwashing, crystallized in his Eight Criteria for Thought Reform.

Most recently, a new generation of scholars like myself have emerged who themselves have been victims of this process.

Although some scholars dismiss the concepts understood by the terms “cult” and “brainwashing,” these organizations and processes of extreme control have not abated.

Leadership

Cultic or ideologically extremist groups are controlled by a leader or leadership group that is both charismatic and authoritarian. These leaders are psychopaths. Both charisma and authoritarianism are required as they are the source of the group’s central organizing dynamic of “love” and fear. Charisma alone is not sufficient.

Nelson Mandela was charismatic but not authoritarian. Jim Jones was both. The dual nature of the leader’s personality—charisma and authoritarianism—is the fundamental dynamic in the group. The leader needs charisma to appeal to followers, but at the same time, the leader’s authoritarian nature leads to actions that generate a feeling of fear, terror or threat. This is a potent mix that leads to control of followers. 

Structure

The inner structure of a cult is closed, isolating and steeply hierarchical. At the top sits the leader, whose every whim must be obeyed. Followers must renounce ties to outsiders—unless they can be recruited or used in some way. Yet within the group itself, belying the stereotype of close “community” that exists within cults, followers are, in important ways, isolated from each other, allowed to communicate only within the narrow confines of the group’s belief system.

The structure both isolates and engulfs. Followers are “pressed together” so tightly, as Arendt stated, that there is no privacy or personal space. The US Bible-based ATI cult is currently in the spotlight due to the fecund Duggar family, part of the Quiverfull movement. As with other cults, family relationships, sexuality and reproduction are tightly controlled in this movement, which is part of a powerful network of right-wing fundamentalists, with tentacles that reach into the highest echelons of the US government.

While close relationships in the group are closely controlled and monitored, on the other hand, if within-group relationships become too close, they will be broken up in order to prevent competing with the primary relationship to the leader or group as a whole. And woe betide the follower who expresses doubts, or worse, who leaves and criticizes the group—then, as for example with the Scientology disconnect policy—they are “fair game” for threats, intimidation and shunning. Or, as with many terrorist groups, the price of doubt is death.

While the inner structure is rigid and closed, looser front groups often exist in cults for recruitment, funding and influence purposes. They are “transmission belts” between the inner world of the cult and the rest of the world.

Ideology

The closed structure is supported and represented by an exclusive belief system, also known as a total or extremist ideology. This all-encompassing belief system rejects all other points of view entirely, claiming to have the one truth that explains everything for all time. The structure of the ideology is arguably more important than any particular theological, political or other attributes. 

The single truth is a reflection of the single point of power and control of the leadership, and it often changes at the leader’s whim. Lyndon LaRouche’s political cult, currently recruiting on US campuses and now under suspicion for the death of a young man from London, is a good example of this. He veered from a leftist Trotskyist stance early in his career to the right-wing, anti-Semitic position he now holds as head of the Worldwide LaRouche Youth Movement.

The cultic total ideology is also used to justify followers’ isolation, both from the outside world as well as from loved ones in the name of a higher commitment. Tim Guest quotes Bhagwan Rhajneesh, the leader of the cult he grew up in: “In a commune you will not be too attached to one family—there will be no family to be attached to.”

The totalist ideology encourages separating thinking from feeling—either you shouldn’t think (“be in your heart centre only”) or shouldn’t feel (“feelings are subjective”). This separation of thinking from feeling—dissociation—results in derailing a person’s ability to evaluate their situation.

However, you don’t get the whole ideology delivered all at once. There is a distinction between the seductive early propaganda fed to new recruits as opposed to the indoctrination—or brainwashing—process that happens later on. 

Process

Coercive persuasion or brainwashing are used to isolate followers and control them through a combined dynamic of “love” and fear. These processes take place within the isolating cultic structure and can lead to group members following the group’s orders, even when it puts their own interests or even their lives at risk.

Many isolating, weakening and influence strategies are used in this effort such as sleep deprivation, control of relationships, lack of privacy, control of information, diet and so on. Isolation, especially from very close relationships, as described above, is of particular importance.

Outcome

These controlling processes, set in motion by a psychopathic leader within an isolating structure that is clothed in an absolute ideology, result in exploited, deployable followers.

Regardless of what the group may claim, the flow of resources in cultic groups moves upward to the leadership, typically in the form of money and other material assets, labor, sexual favors and uncritical obedience.

The leader’s fundamental motivation, however, is that of seeking power and control over others. While resources flow up, orders and ideology flow down to the followers.

Not all followers need to be controlled entirely, as long as they contribute in some way. Many groups have peripheral members who give money, time or other resources through front organizations. However, when consolidated in the group, most followers may demonstrate uncritical obedience, regardless of their own survival needs.

Islamic State (IS) suicide bombers are extreme and tragic cases of the utter loss of self-interest of these deployable agents, with, of course, terrible consequences for their victims. For example, we heard of 17-year-old Talha Asmal who died in a suicide bombing while fighting for IS, or news of the death of Thomas Evans, who was recruited by al-Shabab in 2011.

Recruitment Strategies

How do followers become controlled, and why don’t they just fight back or leave?

Let’s dig into this process of brainwashing. But before this, it is important to realize that there are two rather separate (though overlapping) processes that occur. The recruitment or obtaining of followers gets a person into the range of influence of the group, where retaining members is about creating loyal, obedient followers.

As Martha Crenshaw said, most people join terrorist groups by “accident, on their way to other goals.” The same can be said of most cult recruits, such as those recruited “off the street” or through friends and so forth.

There are “seekers”—those who are looking to join something (though no-one seeks to join a cult) and press-ganging, as happens to child soldiers. Having the bad luck to have parents in the group and being born or raised in it, or being born in a totalitarian state such as North Korea.

In the typical case of recruitment, the individual is recruited with an initially seductive come-on: attention, sometimes “love-bombing” and an appeal to some goal relevant to the recruit.

For example, the so-called “personal growth” cults promise to make you a better person, more effective, more “conscious.” There are endless versions of these, many making liberal use of Scientology-like “technologies.” In this phase, basic human tendencies to conform to group norms, comply with requests and obey instructions are exploited. Social psychologists have long demonstrated the power over ordinary people that these forms of social influence wield. But these processes are not sufficient to explain the uncritical obedience found in cults.

The process of retaining followers is really where the core of the brainwashing and control process takes place. While obtaining followers happens in a variety of ways, the retention process looks remarkably the same across diverse forms of cultic or extremist groups.

My own analysis relies on attachment theory, which is closely related to trauma theory. This theory states that an evolutionary adaptation fundamental to humans is the drive to seek proximity to others (initially as infants to caregivers), in order to gain protection from threat, thus improving chances for survival.

A child seeks its parent when ill, tired, frightened or in any other way under threat. The parent then functions as a safe haven for the child from whom they may gain protection and comfort. But once comforted, the child eventually wishes to explore its world again, and now the parent functions as a secure base, from which the child explores and to which they can return when protection and comfort is once again needed. Similar dynamics take place with adults in their very close relationships with spouses, partners or close friendships.

However, attachment relationships do not always function well. In particular, when the caregiver is not only the source of potential comfort, but is also the source of threat, a relationship of disorganized attachment results. Seeking comfort from the source of fear is a failing strategy: It not only brings the individual closer to the source of fear instead of escaping the threat, but it also fails to produce the required comfort, thus impeding a later exploration phase.

The person freezes—like a deer in the headlights. They are in a situation termed “fright without solution.” This failing attachment strategy causes dissociation and disorientation regarding the relationship in question: The individual is in a state of trauma and can no longer think clearly about his or her condition. We often see this dynamic in relationships of controlling domestic violence, in child abuse or in the Stockholm Syndrome where kidnap or hostage victims identify with their captors.

Isolation

Within cultic groups, the isolation of followers from the outside world and from trusting relationships with others in the group leaves the group as the sole “safe haven” available to the follower.

There are many yoga and meditation cults whose ex-members I have worked with. You start by attending a yoga class and end with having to constantly meditate on the person of the leader. In one case, devotees are instructed to breathe in the female leader’s “golden light” with each breath. This leader eventually replaces all other relationships.

As involvement in the group increases, and outside involvements decrease, the group can then ramp up its demands. Part of this stage is also to induce fear or some other kind of threat. This can be fear of the outside world, fatigue, fear of some kind of apocalyptic event or any other form of threat.

In certain religious cults, stories of a wrathful God serve this purpose, while in the Lord’s Resistance Army rape and physical terror are used. Sometimes, simple exhaustion or bullying that one is not working hard enough at one’s “development” may be the sources of threat.

Once the follower is isolated, the arousal of fear causes them to turn to the group—their only remaining “safe haven”—to seek comfort and protection, even though it is the group itself that is causing the fear.

There are two effects. Emotionally, a strong attachment bond develops to the safe haven of the group. But as the fear arousal continues and the follower never attains comfort, they continue seeking closeness—this is the emotional glue, and it operates at a physiological level. Cognitively, the disorganized or traumatic bond, which creates a state of “freezing,” means the follower can no longer think about his or her feelings regarding the fear-inducing relationship.

The follower’s disoriented thoughts are colonized by the group: The group unhooks the follower’s perception of experience from their ability to think about what is happening and can now insert their own ideology and orders. The follower may now become a deployable agent and, with their own survival needs no longer in play, they can carry out the group’s orders.

It is in this context that those incomprehensible actions—such as suicide bombings—take place. As one former cult member told me, referring to her leader, “I remember feeling like I would take a bullet for Fred.”

Breaking Away

What can help to break the situation of “fright without solution” is alternate trusting or attachment relationships that allow an escape—a solution to the threat, which in turn allows the person to think clearly again, to reintegrate their thought processes. It is thus imperative that the cult prevents any such trusting relationships from developing.

This is why we can predict that cults will systematically attempt to interfere in followers’ close relationships and prevent access to information that reflects the true nature of the traumatizing relationship.

Numerous studies reject the idea that we can profile a typical recruit. And simply teaching “critical thinking,” the current idea popular in British universities—though a worthy goal in its own right—also isn’t sufficient. These are not problems of logic. They are problems of relationships: of grooming methods that result in recruits becoming isolated from their prior relationships, engulfed in the new isolating network and then subjected to high levels of arousal that create the trauma bond.

What we need to teach young people is precisely and specifically about the methods employed by cultic groups. From the ways they exploit universal human responses to various forms of social influence, to the vulnerability we all share when placed in situations of isolation from healthy sources of support. We need to teach people to recognize the difference between healthy relationships and dangerous ones.

We must create community-wide educational campaigns, similar to those currently in place about domestic abuse. The content of such campaigns should include warning signs of dangerous relationships—particularly regarding emotional and cognitive isolation.

This work should be taking place in universities, schools, communities and training programs. Former cult members are an invaluable resource in this training effort.

This problem, as we can clearly see, isn’t going away. Short-term solutions have not worked. We better get started now on an evidence-based, long-term, public health educational campaign that puts knowledge in the hands of all of us. As long as we remain ignorant, we all remain vulnerable.

The views expressed in this article are the author’s own and do not necessarily reflect Fair Observer’s editorial policy.

 

FONTE: FAIR OBSERVER

http://www.fairobserver.com/region/north_america/cult-attraction-is-not-a-problem-of-logic-90134/

 

 

 

 

 

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Le vittime di pedofilia plaudono al nuovo manifesto anti-abusi realizzato da ex membri dei Testimoni di Geova

17 Luglio 2015

Dichiarazione di David Clohessy di St. Louis, direttore della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dai sacerdoti (SNAP)

 Jehovah's Witness Elders accused of covering up child sex abuse.

 Un nuovo cartellone tra Austin e Waco critica i funzionari dei Testimoni di Geova per la copertura dei crimini di pedofilia e gli insabbiamenti da parte della confessione religiosa.

http://www.patheos.com/blogs/friendlyatheist/2015/07/16/new-billboard-criticizes-jehovahs-witness-leadership-for-enabling-pedophiles/

I bambini saranno più sicuri solo quando i frequentatori della chiesa e le vittime lavoreranno insieme per aumentare la consapevolezza ed esercitare pressione sui funzionari della chiesa per rimuovere in modo deciso coloro che commettono e nascondono i crimini contro i bambini. Ciò è particolarmente vero in confessioni come i Testimoni di Geova che si reggono sul segreto, isolati, con gerarchie a prevalenza maschile.

Ci auguriamo che ogni singolo uomo, donna e bambino abusati sessualmente nei Testimoni di Geova trovino la forza e il coraggio di chiamare la polizia, denunciare i delinquenti, impedire insabbiamenti e iniziare la guarigione.

 

(SNAP, la Rete dei superstiti degli abusati da sacerdoti, è il più vecchio e il più grande gruppo di supporto al mondo per vittime di abusi del clero. SNAP è stata fondata nel 1988 e conta più di 20.000 soci. Nonostante la parola “sacerdote” nella nostra deniminazione, abbiamo membri che sono stati molestati da figure religiose di ogni  confessione, come suore, rabbini, vescovi e pastori protestanti).

 

Contatto – David Clohessy  (314-566-9790  cellulare, davidg clohessy@gmail.com ), Barbara Dorris  (314-503-0003 cellulare, bdorris@SNAPnetwork.org ), Barbara Blaine  (312-399-4747 ,  bblaine @ snapnetwork. org )

 

http://www.snapnetwork.org/tx_victims_applaud_new_anti-abuse_billboard

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