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DIRITTO E LEGGE DIVINA. In Belgio due casi di denunce contro i Testimoni di Geova

3 Luglio 2015

Le vicende giudiziarie che coinvolgono i Testimoni di Geova, non sono eccezionali, tutt’altro. “Quando si segue la questione internazionalmente, ci sono casi ogni settimana” afferma Sandrine Mathen, analista del CIAOSN (Centro di informazione e consulenza sulle organizzazioni settarie nocive). In Belgio sono attualmente in corso due procedimenti. Il primo portato avanti da Jacques Lejeune, un abitante di Liegi che è stato un testimone di Geova per 17 anni. Di professione contabile ha scoperto elementi dubbi nella contabilità della sua congregazione. L’uomo lo ha fatto presente e questo ha comportato la sua espulsione dalla comunità.

L’ostracismo è estremamente violento” spiega Sandrine Mathen “da un giorno all’altro i membri della comunità non possono più rivolgere parola alla persona esclusa, cambiano strada quando la incontrano, etc.“.

Jacques Lejeune ha sporto querela contro l’associazione dei Testimoni di Geova denunciandone i comportamenti discriminatori ai sensi della legge sulla discriminazione. Tra la sentenza del tribunale di prima istanza di Liegi nel 2004 e quello della Corte d’appello di Mons nel 2014, il caso continua a trascinarsi. Nel frattempo è stato peraltro rinviato alla Corte d’appello di Bruxelles.

Un secondo caso analogo è quello portato avanti da Patrick Haeck, un abitante di Gand, i cui genitori si “sono convertiti” quando aveva 7 anni. Non avendo mai conosciuto altro è diventato anch’egli testimone di Geova.  Fino a quando non ha iniziato a mettere in discussione la sua fede e ha fatto similmente presente il suo desiderio di parlare con la polizia in merito ad alcuni fatti di pedofilia nella congregazione. E’ stato immediatamente espulso quattro anni or sono. Patrick Haeck ha denunciato a sua volta le condizioni disumane dell’espulsione e ha presentato querela per diffamazione, ingiurie e violazione della legge anti-discriminazione.

Molti casi di pedofilia in seno all’organizzazione geovista sono stati riferiti dalla cronaca un po’ ovunque nel mondo: Stati Uniti, Canada, Francia, etc.

E’ soprattutto la gestione dei casi di pedofilia che ha portato i Testimoni di Geova dinnanzi ai tribunali. La loro politica è in effetti quella di chiedere prima l’opinione della sede dell’organizzazione di New York. Nel corso di molti anni quest’ultima ha raccomandato di non allertare le istituzioni per non danneggiare l’immagine del movimento. All’interno delle congregazioni alcuni pedofili sono stati dunque assolutamente tollerati e quelli esclusi possono anche essere reintegrati dando prova di grande pentimento.

Inoltre le politiche interne dei Testimoni di Geova esigono due testimoni. Un bambino solo che denuncia non è dunque preso in considerazione

 

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo a firma di Elodie Blogie, “Loi et loi divine“, pubblicato su LE SOIR al seguente link

http://www.lesoir.be/926484/article/actualite/belgique/2015-07-03/loi-et-loi-divine

 

 

 

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Repubblica di San Marino. Presentata interrogazione sul caso Forteto

2 Luglio 2015

Interrogazione del Consigliere Grazia Zafferani (Rete) in merito alla Cooperativa Il Forteto

Grazia Zafferani

La Cooperativa il Forteto, situata in prossimità nel comune di Vicchio, in provincia di Firenze, è stata fino a poco tempo fa centro di accoglienza per bambini distaccati o abbandonati dalle proprie famiglie d’origine.
Dal 1985 la Cooperativa il Forteto è al Centro delle cronache giudiziarie.

Il 3 gennaio 1985 la Corte d’appello di Firenze condanna in primo grado, in appello e in Cassazione, Rodolfo Fiesoli e il suo primo collaboratore Luigi Goffredi, per vari reati tra i quali maltrattamenti e atti di libidine violenta ai danni di alcuni ragazzi disabili ospiti del Forteto.
L’8 maggio 1985 viene respinto il ricorso in Cassazione avanzato dai due condannati.
Però gli affidamenti di minori ai due e a persone interne alla comunità Il Forteto proseguono.
Il 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali a seguito dell’affidamento alla comunità di due bambini. Nella sentenza (caso Scozzari e Giunta contro Italia – ricorso n. 39221/98 et 41963/98), la Corte sottolinea come «la circostanza che nell’ambito dell’affidamento di bambini da parte dei pubblici poteri, due persone condannate, certamente venti anni prima, per maltrattamenti e abusi commessi su persone che a quell’epoca erano loro affidate all’interno della stessa comunità possano svolgere un ruolo tanto attivo suscita delle serie riserve» (http://www.dirittiuomo.it/sentenza-13-luglio-2000)

Nonostante ciò gli affidamenti di minori proseguono ancora.
Il 20 dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli viene arrestato con l’accusa di maltrattamenti e abusi su minorenni affidati all’interno della comunità.

Nel giugno 2012 il Consiglio Regionale della Toscana attivò una commissione d’inchiesta ( vedi allegato) sui processi di affidamento dei minori nella struttura Il Forteto presieduta dal parlamentare Stefano Mugnai. Nel gennaio 2013 la commissione chiuse i suoi lavori relazionando e confermando al pari di quanto rilevato dai magistrati nelle loro attività inquirenti, un quadro raccapricciante. Si legge nella stessa relazione “l’abuso era la prassi”.

Le accuse vanno dall’ abuso fisico a quello sessuale, dall’impiego del lavoro dei minori a varie pratiche di coercizione fisica e mentale, fino all’abuso psicoemotivo e affettivo, in particolare attraverso la rescissione dei legami con la famiglia d’origine. Ad oggi sono 112 i teste che hanno parlato nelle udienze con deposizioni sconvolgenti.

È di poche settimane la notizia della sentenza per Rodolfo Fiesoli, fondatore della cooperativa Il Forteto, accusato di maltrattamenti e abusi sessuali a una condanna di diciassette anni e mezzo di carcere e con lui altre 15 persone suoi collaboratori.

Ciò premesso,

considerando che il 5 febbraio 2014 uscì sui mezzi di informazione della Repubblica di San Marino un articolo dal Titolo “Anche un Sammarinese tra i giovani violentati nella comunità Il Forteto”

Si interroga il governo per conoscere:

1)se la tutela o servizio minori hanno avuto contatti e/o usufruito della cooperativa il Forteto affidando minori sammarinesi. In caso affermativo, in quali anni ( si chiede di specificare le date) e il numero esatto dei bambini affidati alla Cooperativa Il Forteto e la loro età;

2)se gli assistenti sociali hanno verificato di persona tramite sopralluoghi la cooperativa il Forteto. In che modo sia nato il contatto e come essa sia stata scelta. Se il servizio minori in facoltà del suo dirigente dell’epoca e/o attuale abbia mai vigilato e controllato lo stato fisico e psicologico dei minori affidati, in quali tempi, durata;

3)In che modo avvenissero i controlli da parte dell’ente pubblico sammarinese. Se fisicamente gli operatori andavano a verificare il loro stato di salute psicofisico oppure se ci si affidava alle sole relazioni cartacee pervenute dal Forteto;

4)Se i bambini sammarinesi ora adulti sono stati tutti successivamente addottati. Se alcuni siano rimasti al Forteto fino alla maggiore età e in caso affermativo, quanti. Se ci sono stati minori sammarinesi deceduti durante l’affidamento alla cooperativa il Forteto. ( si richiede data di entrata e data di eventuali decessi);

5)Se il servizio minori oppure il tribunale abbia mai autorizzato l’adozione di uno o più minori sammarinesi al Sig.re Rodolfo Fiesoli o a famiglie all’interno del Forteto;

6)Se vi siano notizie di minori sammarinesi tra coloro che hanno subito abusi e violenze all’interno della cooperativa Il Forteto. In caso negativo, se si abbia l’intenzione di accertarsene;

7) Se in questo i dirigenti del servizio minori hanno rispettato e fatto rispettare le normative legislative per la tutela dei minori di cui alla Legge 26 aprile 1986 n.49, dall’articolo 58 all’articolo 75;

8) dall’anno 1985 al 2012 si richiedono:
-I nomi dei dirigenti del servizio minori
-I nomi gli assistenti sociali per la tutela minori
-I nomi dei Commissari della legge per la tutela minori
-I nomi dei Direttori dell’ISS responsabili del Servizio minori;

9) Se i minori affidati al Forteto, una volta raggiunta la maggiore età, hanno preso contatti con il servizio minori o con altri enti pubblici sammarinesi per rimostranze o comunicazioni;

10) Se siano esistiti e/o esistano tuttora rapporti tra gli enti pubblici della Repubblica di San Marino e Il Forteto. In caso positivo quali siano gli enti, il tipo di rapporto ed il periodo, e se si intenda proseguire in questi rapporti.

 

FONTE: SAN MARINO NOTIZIE

http://www.sanmarinonotizie.com/2015/07/02/interrogazione-del-consigliere-grazia-zafferani-in-merito-alla-cooperativa-il-forteto/

 

San Marino. Abusi e maltrattamenti alla cooperativa ‘Il Forteto’, Grazia Zafferani (Rete) interroga

Grazia Zafferani

Grazia Zafferani, consigliere del movimento Rete, ha presentato questa mattina una interrogazione al Governo per avere delucidazioni in merito a possibili contatti del servizio minori con la cooperativa ‘Il Forteto’ (situata a Vicchio, in provincia di Firenze), dal 1985  al centro delle cronache giudiziarie per maltrattamenti e abusi su minorenni da parte di due persone interne alla comunità. Questo anche in considerazione del fatto che  il 5 febbraio 2014 uscì sui mezzi di informazione della Repubblica di San Marino un articolo dal titolo “Anche un Sammarinese tra i giovani violentati nella comunità Il Forteto”.

Si interroga il governo per conoscere:

1)se la tutela o servizio minori hanno avuto contatti e/o usufruito della cooperativa il Forteto affidando minori sammarinesi. In caso affermativo, in quali anni ( si chiede di specificare le date) e il numero esatto dei bambini affidati alla Cooperativa Il Forteto e la loro età;

2)se gli assistenti sociali hanno verificato di persona tramite sopralluoghi la cooperativa il Forteto. In che modo sia nato il contatto e come essa sia stata scelta. Se il servizio minori in facoltà  del suo dirigente dell’epoca e/o attuale abbia mai vigilato e controllato lo stato fisico e  psicologico dei minori affidati, in quali tempi, durata; (…)

Leggi l’interrogazione qui:

http://www.libertas.sm/cont/comunicato/interrogazione-del-consigliere-grazia-zafferani-in-merito-alla-cooperativa-il-forteto/108465/1.html

 

FONTE: Libertas

http://www.libertas.sm/cont/news/san-marino-abusi-e-maltrattamenti-alla-cooperativa-il-forteto-grazia-zafferani-rete-interroga/108464/1.html

 

Repubblica di San Marino -Consiglio Grande e Generale


Interrogazione presentata dal Consigliere Grazia Zafferani sui dettagli circa l’eventuale affidamento di minori sammarinesi al centro di accoglienza Cooperativa il Forteto (depositata in data 2 luglio 2015)

TIPO RISPOSTA: SCRITTA

Interrogazione presentata dal Consigliere Grazia Zafferani sui dettagli circa l’eventuale affidamento di minori sammarinesi al centro di accoglienza Cooperativa il Forteto (depositata in data 2 luglio 2015) TIPO RISPOSTA: SCRITTA   (100 Kb)Apri 

data presentazione: 02/07/2015

presentatori:

Consigliere Grazia Zafferani

tipo risposta: Scritta

data invio segreterie di stato: 02/07/2015

 

stato attuale:


in attesa dell’esame da parte dell’Ufficio di Segreteria del Consiglio Grande e Generale

FONTE: CONSIGLIO GRANDE E GENERALE (sez. Consultazione Archivi)

http://www.consigliograndeegenerale.sm/on-line/home.html

 

 

 

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Enti di beneficenza o culti abusanti?

29 Giugno 2015

Scientology potrebbe essere messa sotto indagine dalla Commissione australiana delle organizzazioni di volontariato e associazioni no profit (ACNC). Ma non è l’unico caso di organizzazioni ritenute culti abusanti registrate come enti di beneficenza e che godono di esenzione fiscale. Nell’articolo che segue, il giornalista Xavier Smerdon, approfondisce la questione.

 

…charity status cannot be used to protect cults…

No organisation should be not able to be scrutinised simply because it says

I’m a charity or I’m a religious group...

 

‘Cults’ Hiding as Charities

Author: Xavier Smerdon

 

Organisations that could be identified as cults are registered as charities in Australia and receiving tax exempt status, a group of experts has claimed. Journalist Xavier Smerdon investigated the issue of when a charity becomes a cult.

In the early 1990s Ros Hodgkins’ daughter was a bright and affectionate young woman that had moved from the NSW countryside to Sydney with dreams of becoming a beauty therapist.

Living away from her family and friends in what felt like a foreign city made Ros’ daughter vulnerable.

When she met members of the Boston Movement, later known as the International Churches of Christ, she felt that she had finally made some new friends.

It was more than two years before Ros saw her daughter again, with the cult ordering her to cut off contact from her family and devote herself to their cause.

“She quit her job to work full time for the church with very little sleep, very little pay, moving from flat to flat and she was totally told to cut herself off from us, her family,” Ros told Pro Bono Australia News.

“It was absolutely horrific because the whole time you’re thinking how could this happen in this country?

“For a family member to be so changed, to be so taken away from the person that you knew, and sadly that’s the kind of stories that we’re hearing every week.”

Ros was finally able to get her daughter in contact with an expert on cults who helped her think critically about the choices she had made.

She eventually left the group she had devoted so much time and energy to and returned to her family.

Ros soon discovered that she was not alone and that many other parents around Australia had lost their children to dangerous groups masquerading as religions.

Along with a group of other parents she helped found the Not for Profit group, Cult Information & Family Support (CIFS).

Ros said she was constantly being contacted by people from around Australia and the world who felt their children may be in trouble.

With the growing threat of groups like ISIS recruiting vulnerable and idealistic young people, Ros said she was seeing a rise in the number of cults operating in Australia.

“It’s been for some time recognised that there could be possible 3000 groups, some of those might be replicated in different states, within this country, that would be using dynamics that we understand are coercive, that have undue pressure, that are using destructive and abusive types of control techniques to keep their members compliant to how they see they should live,” she said.

“They’re taking away personal freedoms very much in an area that could go from not so abusive to extremely abusive.”

Possibly the most disturbing of Ros’ claims is that groups that she would identify as cults are receiving charity status, and dodging paying tax in Australia.

She points her allegations specifically at two of the most notorious churches.

“There are many, many churches that have become something sinister. Scientology is recognised as a church, the Exclusive Brethren is recognised as a church and yet it has its own school, it has people that leave that are totally told that they, in the eyes of the family, in the eyes of those still in the church, that they are dead,” she said.

“There are groups that aren’t even seen as a church but they claim charity status.

“Some churches these days are still stopping young people from having tertiary education, they are still saying if they leave, they are to be treated as though they are dead because that’s how God would treat them if they left the true cause. How can that be still obtaining tax deductibility?

“They’re going against human rights that we all take very seriously. Freedom to choose and to believe.”

Ros’ accusations are backed up in part by Independent Senator Nick Xenophon who in April wrote to the Australian Charities and Not-for-profits Commission (ACNC) asking it to investigate the Church of Scientology.

Following the airing of Going Clear: Scientology and the Prison of Belief, a documentary containing fresh allegations of abuse of members, mismanagement and spying within the Church of Scientology, Xenophon said that the ACNC should review the charitable status of the church.

Xenophon told Pro Bono Australia News last week that he was not convinced that the Church of Scientology could be ruled out as a cult.

“It’s an issue of cult-like behaviour,” Xenophon said.

“An organisation that is receiving tax-exempt status ought to be subject to some scrutiny.”

He said Australia should look to the example of the United Kingdom, which has refused to give charity status to Scientology since 1999 because it has no “public benefit arising out of the practice of Scientology”.

An ACNC spokesperson said secrecy provisions limited what it could say about its investigation into Scientology.

“The ACNC has received the letter from Senator Xenophon. We take all concerns about registered charities seriously. Where there is evidence of serious mismanagement or misappropriation, a serious, persistent or deliberate breach of the ACNC Act, or where vulnerable people or significant charitable assets are at risk, the ACNC will act firmly and quickly,” the spokesperson said.

“Cults are not mentioned in the Charities Act or the ACNC Act. All charities must meet the definition set out in the Charities Act. This includes being not-for-profit, being for the public benefit and having no disqualifying purposes.”

A letter sent to Senator Xenophon from Director of Compliance and Reporting at the ACNC, Stuart Donaldson, last week and seen by Pro Bono Australia News confirmed that the charity regulator was responsible for investigating allegations of abuse within Scientology.

“The ACNC has completed an initial evaluation of these concerns and viewed the Going Clear documentary,” Donaldson said in the letter.

“We have concluded that the concerns you raised are within the ACNC’s jurisdiction to the extent that they are occurring after the commencement of the ACNC in December 2012 and relate to ACNC governance standards, reporting and record keeping obligations and entitlement to registration under the ACNC Act 2012 and the Charities ACT 2013.”

Donaldson said the ACNC could take a range of actions against the Church of Scientology, including encouraging it to conduct a self-evaluation, launching its own investigation or review, or reviewing the church’s entitlement to registration as a charity.

He said the ACNC may also decide to take no action “until further evidence is available”.

The President of the Church of Scientology Australia, Vicki Dunstan, told Pro Bono Australia News that free speech was not a free pass to broadcast or publish false information about her religion.

“These claims are baseless and have no bearing on the real activities of the Church at any level,” Dunstan said.

“Not only does the Church know it is a charity but others who are qualified to pass judgment also affirm this.

“The Church of Scientology is a charitable organization recognized by a unanimous decision of five Judges of the High Court of Australia in 1983 and we remain so today. Nothing has changed.”

Dunstan pointed to humanitarian work undertaken by Scientology as proof that it should remain a registered charity in Australia.

“The Church sponsors the largest non-governmental anti-drug campaign on earth – reaching tens of millions of people each year, promoting education about drug abuse,” she said.

“The Church sponsors an international foundation called The Way to Happiness – a non-religious moral code based on common sense that aims to restore values. In the two decades since it was authored, some 80 million copies of the book have passed from hand to hand.

“The Scientology Volunteer Ministers program has initiated volunteer disaster relief efforts and other assistance on a global scale. There are 203,000 active members who are on call at any time and any place in the world for any situation.”

The ACNC is not thought to be currently investigating the Exclusive Brethren, or Plymouth Brethren Christian Church as it is officially known, which also strongly defended its charity status and said it was not a cult, calling the allegations a “terrible slur”.

“Our charitable status has never been questioned. And yes we will defend it,” a church spokesperson said.

“The Plymouth Brethren has none of the features of a cult. We are much more comfortable with the term ‘sect’.

“Our Church members live and work within the wider Australian community in suburbs and in country towns. Our homes are situated amongst the homes of other Australians. We do not live in compounds or gated communities. Our children attend normal public schools in their early years and then schools that are fully accredited by relevant State and Federal education authorities and are staffed by non-Brethren teachers who follow the requisite state-based curricula.”

The spokesperson said the church’s Rapid Relief Team, made up of volunteers, worked to assist at charity events, help the homeless and feed emergency personnel during natural disasters.

So while support groups, a Senator, and religious organisations argue about what defines a charity, Ros Hodgkins is sure about one thing, charity status cannot be used to protect cults.

“Governments haven’t taken seriously a problem that’s existed here for a long time and are too afraid to be looking at a religious belief that simply becomes a way for people to hid behind that belief,” she said.

“No organisation should be not able to be scrutinised simply because it says I’m a  charity or I’m a religious group.”

 

FONTE:  Pro Bono Australia News

http://www.probonoaustralia.com.au/news/2015/06/%E2%80%98cults%E2%80%99-hiding-charities#

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AUSTRALIA. Giudice autorizza trasfusione di sangue per un bambino di sette anni affetto da grave patologia epatica. I genitori, Testimoni di Geova si erano opposti

24 Giugno 2015

Il giudice James Douglas della Corte Suprema di Giustizia di Queensland, ha autorizzato i medici di un ospedale di Brisbane all’eventuale ricorso alla trasfusione di sangue per un bambino di 7 anni, che può essere menzionato solo con la lettera J., affetto da una grave patologia epatica e che potrebbe essere sottoposto a un trapianto salva-vita nel corso dei prossimi 2-3 anni. I genitori, affiliati all’organizzazione cristiana dei Testimoni di Geova, pur accettando il trapianto si erano opposti per motivi religiosi alla trasfusione di sangue. Il giudice ha osservato che il trapianto di fegato in età pediatrica senza trasfusione di sangue è un avvenimento eccezionale e che la sacralità della vita è una ragione superiore per emettere un verdetto che autorizzi il trattamento rispetto alla dignità delle credenze religiose pur sinceramente espresse dalla famiglia.

Medici e infermieri sono stati dunque autorizzati a somministrare, se necessario, il sangue e i suoi derivati sia durante che dopo l’intervento chirurgico.

I genitori interpellati dalla stampa, non hanno commentato la sentenza.

Di seguito un articolo pubblicato da Courier Mail

 

Judge allows blood transfusion for Jehovah’s Witness boy, against parents’ wishes

A BRISBANE hospital will be allowed to give a boy, 7, a life-saving blood transfusion during a planned liver transplant, against the wishes of his Jehovah’s Witness parents.

Supreme Court Justice James Douglas has ordered the boy, who has severe liver disease, be given any necessary blood products during the transplant and post-operatively.

The boy, who can only be identified as J, is likely to require a liver transplant within the next two to three years and Justice Douglas said without it “death would be inevitable’’.

“If a transplant is made it would be likely to cure his liver disease and reverse the significant symptoms from which he suffers already, and would significantly improve his quality of life,’’ he said.

The boy and his parents are Jehovah’s Witnesses who object to blood transfusion on the basis that they believe blood is sacred.

They believe to agree to accept a blood transfusion would infringe a Biblical injunction to abstain from blood.

Justice Douglas said the parents were concerned about their son’s health and were willing to agree to a liver transplant, but opposed the application for an order allowing blood transfusion.

“It seems to me appropriate to conclude that the sanctity of J’s life, in the end, is a more powerful reason for me to make the orders than is respect for the dignity of beliefs so sincerely held by his parents and him,’’ Justice Douglas said.

A Brisbane hospital applied for the order to avoid any last-minute consent issues if a blood transfusion was urgently needed for the boy.

The application was heard in a closed Supreme Court in Brisbane on June 12 and the decision, suppressing identities of the boy, his family, the hospital, his doctors, school and lawyers, has just been made public.

The boy’s parents told the court if there was to be an order, they wanted every effort to be first made to minimise blood and blood product administration.

But one of the parents said if an order was made against their wishes they would obey the law and bring their son to hospital for treatment.

A doctor said in an affidavit transfusion was required in 95 per cent of transplants, including blood salvaged from the patient and re-used.

The hospital told the court the smaller the patient, the more severe the liver disease and the greater likelihood that blood transfusion would be required during a transplant.

Justice Douglas said if it became necessary to preserve J’s life, a doctor could give a blood transfusion to a child without parental consent, under Queensland law.

But a doctor said it was important that a transplant team had confidence that consent had been explicitly given.

“During the procedure, of course, issues may arise which require decisions such as whether to transfuse blood or not to be made immediately in order to preserve the safety and life of J,’’ Justice Douglas said.

He ordered the hospital, medical practitioners and nurses be authorised to administer blood and blood products they judged medically necessary to J during and after the liver transplant.

 

FONTE: http://www.couriermail.com.au/news/queensland/judge-allows-blood-transfusion-for-jehovahs-witness-boy-against-parents-wishes/story-fnn8dlfs-1227414622305

 

NOTA: Leggi anche articolo del brisbanetimes, pubblicato qui:

http://www.brisbanetimes.com.au/queensland/judge-rules-on-jehovahs-blood-transfusion-20150625-ghxsfp.html

 

NOTA 2: Sulla vicenda vedi precedente articolo postato qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/05/31/australia-ospedale-di-brisbane-si-appella-alla-corte-suprema-per-salvare-la-vita-di-un-bambino-di-7-anni-i-genitori-testimoni-di-geova-rifiutano-la-trasfusione-di-sangue/

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TESTIMONI DI GEOVA CONDANNATI A RISARCIRE UNA DONNA PER ABUSI (estratto trad. ITA)

19 Giugno 2015

Una donna ha sostenuto che gli anziani Testimoni di Geova non l’avevano protetta dagli abusi sessuali perpetrati da un pedofilo e ha ottenuto un risarcimento di £ 275,000

La donna, oggi sulla ventina, ha affermato di essere stata abusata da piccola a Loughborough dal  servitore di ministero Peter Stewart. Ha spiegato all’Alta Corte di Londra che l’uomo sfruttava il suo ruolo per abusare di lei.

Il tribunale ha stabilito che l’organizzazione è responsabile per gli abusi perché incapace di assumere “misure di salvaguardia ” dopo che Stewart aveva ammesso di aver abusato di un altro bambino.

Il giudice Henry Globe si è detto soddisfatto che gli imputati siano stati ritenuti “corresponsabili” per gli abusi, che ebbero luogo tra il 1989 e il 1994.

E ‘la prima causa civile per abusi sessuali intentata contro il movimento religioso di ispirazione cristiana nella storia del Regno Unito.

L’organizzazione geovista, –  ha convenuto che Stewart, morto prima di affrontare la giustizia, aveva abusato sessualmente dell’accusatrice -, ma ha affermato di essere “delusa” per la decisione della corte e riferito che avrebbe presentato ricorso.

La vittima ha invece dichiarato: “Le procedure che i Testimoni di Geova seguono per affrontare gli abusi sessuali su minori sono attualmente le stesse di quelle in vigore quando io sono stata abusata. Anche un servitore di ministero finito in galera non è un incentivo sufficiente per l’organizzazione geovista per attuare il cambiamento. Questo lancia  un messaggio chiaro sull’importanza che testimoni di Geova attribuiscono alla protezione dei minori“.

Il caso costituisce la prima causa civile di risarcimento danni per abuso sessuale nella storia nel Regno Unito intentata contro l’organizzazione dei Testimoni di Geova, e si pensa sia la prima promossa contro una religione non maggioritaria.

Analisi

Clive Coleman corrispondente per gli  affari legali della  BBC

Questa è la prima causa civile di risarcimento danni per abuso sessuale nella storia nel Regno Unito condotta contro l’organizzazione dei Testimoni di Geova, e si pensa sia la prima condotta contro una religione non maggioritaria.

Essa illustra come la legge negli ultimi anni si sia ampliata così che una persona non deve essere impiegata presso un ente religioso perché esso sia responsabile per delega  – cioè responsabile – per le sue azioni.

Il giudice chiede in primo luogo se la relazione è “analoga al lavoro”.

Non deve esserci in atto un rapporto di lavoro (ad esempio, i sacerdoti non sono “impiegati” ma la Chiesa può essere ritenuta responsabile per le loro azioni)  ma il rapporto deve avere caratteristiche  riscontrabili tra datore di lavoro e lavoratore (ad esempio, là dove una Chiesa esercita il controllo su ciò che un sacerdote può e non può fare).

In secondo luogo, il giudice chiede se l’abuso era “collegato” a quella relazione. Ad esempio, se qualcuno usa la propria posizione di responsabilità come strumento per abusare dei bambini, per cui la responsabilità per fatto altrui risulta provabile.

‘Impossibile scappare’

 La donna, conosciuta solo come C. durante il procedimento, ha affermato di essere stata abusata da Stewart quando aveva tra i quattro e i nove anni.

A quel tempo l’uomo era un servitore di ministero, il cui ruolo era quello di assistere gli anziani di congregazione circa i doveri religiosi e amministrativi.

Poco dopo l’iniziò dell’abuso di C.,  fu scoperto che il servitore di ministero aveva abusato di un altro bambino nella comunità dei Testimoni di Geova.

Stewart era stato rimosso dal suo incarico nel 1990, ma per il fatto di aver confessato agli anziani di essersi pentito, gli era stato permesso di continuare in molte delle precedenti attività.

La donna ha sostenuto che Stewart aveva continuato ad abusare di lei per altri quattro anni.

Il reato veniva perpetrato in diversi luoghi, tra cui la Sala del Regno, con Stewart che la costringeva a tacere dicendole che ” era una peccatrice” e “non sarebbe stata salvata“.

Nel 1995, Stewart era stato condannato per separati reati sessuali su minori, tra cui stupro e atti di libidine, e incarcerato per cinque anni. L’uomo era deceduto a 72 anni, nel 2001, prima che la polizia lo arrestasse in conseguenza ai crimini sessuali commessi in danno di C.

La corte ha appreso dalla donna come lei abbia  “enormemente sofferto” a causa dell’abuso, con ripercussioni sulla sua educazione, carriera e relazioni, presentato sintomi di disturbo post-traumatico da stress, sofferto di incubi ripetuti e tentato il suicidio.

La vittima ha accusato gli amministratori della Congregazione di Loughborough Blackbrook e della Congregazione di Southwood dei Testimoni di Geova,  successori della Congregazione Loughborough Limehurst, di essere indirettamente responsabile per gli assalti, e per le azioni degli anziani di Loughborough Limehurst.

Parlando alla BBC in vista del verdetto, ha sostenuto che l’organizzazione dei Testimoni di Geova vede la pedofilia come un “peccato che può essere affrontato all’interno della loro organizzazione…” e ha aggiunto “tutto quello che fanno è pregare per te e prometterti che Dio sta per spazzare via tutto il tuo male. E ‘semplicemente incredibile

C., ha inoltre affermato che l’organizzazione dovrebbe “ammettere che esiste un problema enorme. Le [vittime di abusi] non sono apostati, si tratta di persone che hanno sofferto di orribili, indicibili crimini e hanno avuto le loro vite completamente distrutte

Ha concluso “Non sono qui per distruggere l’organizzazione. Questo è un problema che deve essere affrontato“.

Campanello  dall’allarme

 Kathleen Hallisey, avvocato dell’accusa, ha dichiarato: “Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per l’organizzazione dei Testimoni di Geova che hanno bisogno di attuare una migliore politica di salvaguardia dei bambini che sia in linea con le moderne leggi circa la tutela dei minori e gli abusi sessuali. Spero rappresenti anche un campanello d’allarme per gli stessi membri dell’organizzazione affinché comprendano che gli abusi sessuali su minori sono un problema all’interno dei TdG, per cui dovrebbero fare qualcosa al riguardo“.

Richard Cook, avvocato per la Watch Tower Bible and Tract Society della Gran Bretagna, ha dichiarato: “Siamo delusi della sentenza, tanto più che la corte ha accettato le perizie secondo le quali i Testimoni di Geova alla fine del 1980 e all’inizio del 1990 erano in anticipo sui tempi nell’affrontare i casi di abusi sessuali su minori. Per decenni abbiamo avvertito i confratelli e i genitori dei pericoli degli abusi sui minori e abbiamo pubblicato le informazioni per aiutare i genitori per tutelare i loro bambini. Continueremo a farlo“.

I danni e un pagamento per concorso per le spese legali di £. 455.000  saranno risarciti dai fiduciari della Società Torre di Guardia

 

Libera traduzione a cura favisonlus di un estratto dell’articolo pubblicato dalla BBC, consultabile al seguente link

http://www.bbc.com/news/uk-33201010

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Intervista alla presidente dell’Associazione per la difesa delle famiglie e della persona (ADFI) sulla controversa comunità religiosa Le Dodici Tribù

18 Giugno 2015

Intervista alla presidente ADFI, Annik Le Héritte

 

Dieci persone sono state tratte in arresto martedì sera dopo una imponente operazione di polizia presso la sede del culto Le Dodici Tribù (Tabitha’s Pace), nei Pirenei-Atlantici. L’inchiesta si è concentrata particolarmente sugli abusi nei confronti di minori. Annik Le Héritte, residente a Quimper e presidente dell’Associazione di difesa delle famiglie e della persona (ADFI), ha aiutato alcune famiglie bretoni reclutate nella comunità dieci anni or sono

Come avete conosciuto la setta Le Dodici Tribù?

Agli inizi del 2000 abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di famiglie di Finèstere e di Morbihan che si erano recate lì. Poi nel 2005 abbiamo incontrato nuovamente una famiglia che era scappata dalla setta e si era rifugiata, in un primo momento, presso dei parenti a Carhaix.

Come erano entrati nella setta?

Il marito era artigiano e la comunità religiosa aveva degli stand nelle fiere di artigianato. C’è stato un primo contatto, poi un approccio proponendo una collaborazione e infine la famiglia è stata invitata a trascorrere 4 giorni presso la loro sede. Si sono uniti al culto per 4 anni e mezzo. Alla fine loro e i quattro figli, di cui uno nato nella comunità, sono fuggiti.

Come ne uscirono?

Non avevano tagliato completamente i legami con le loro famiglie ed è questo che li ha salvati. Si erano infatti recati a una grande festa familiare. Ma al loro ritorno erano stati messi sotto sorveglianza e i loro bambini picchiati. Quella è stata la molla e sono fuggiti. Li ho poi accompagnati per testimoniare davanti alla Commissione dell’Educazione nazionale (pubblica istruzione) che si occupava di “sette e minori”. Ci sono state allora diverse denunce.

Dieci anni dopo la setta esiste ancora, perché?

Ogni volta che la polizia e i servizi sociali si attivavano il gruppo faceva anticipatamente evacuare i bambini verso la Spagna. Molti bambini non erano registrati ed era difficile seguirli.

La pratica settaria si è evoluta?

I grandi movimenti internazionali (Scientology, Moon…), sono nel mirino dei poteri pubblici e se ne parla sui media. Si presentano dunque sotto forma di associazioni che formano i propri membri con tecniche che integrano la loro ideologia. Lo osserviamo soprattutto nell’ambito delle terapie alternative, del coaching, della formazione, del benessere, in coloro che rifiutano le vaccinazioni, che praticano digiuni prolungati, che propongono le teorie del complotto. Sono reti che si allargano a tela di regno. Il confine per parlare di sette è talvolta offuscato. Bisogna preoccuparsi quando la persona recide le sue relazioni.

E nella zona?

A Brest abbiamo avuto recentemente una testimonianza di una famiglia che voleva far seguire il bambino affetto da autismo da un gruppo di seguaci dell’angelo Kryeon, che considera i bambini con diversità, in particolare gli iperattivi e i bambini prodigio, come destinati a una missione superiore.

Qual è la vostro ruolo?

Non vogliamo braccare nessuno ma aiutare, informare, fornire indirizzi. Collaboriamo con il Centro di prevenzione delle derive settarie legate all’Islam radicale (CSDPI). E’ presente anche un’unità specializzata sulle sette nelle prefetture.

 

 

Per contattare l’associazione: ADFI Vannes, Lorient, Quimper : 06.31.04.05.33. Brest : 02.98.43.47.48.

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo a firma di  Ronan Larvor per Le Télégramme, consultabile qui:
http://www.letelegramme.fr/finistere/secte-tabitha-s-pace-une-quimperoise-temoigne-18-06-2015-10670751.php

 

NOTA: Sulla vasta operazione condotta dalla gendarmeria francese nei giorni scorsi, in relazione alla comunità Le Dodici Tribù, vedi precedenti articoli, tradotti e postati qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/06/16/imponenete-blitz-della-gendarmeria-francese-nei-locali-della-setta-religiosa-le-dodici-tribu/

https://favisonlus.wordpress.com/2015/06/17/francia-sospetti-maltrattamenti-sui-bambini-della-comunita-religiosa-le-dodici-tribu/

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Condannato a 17 anni e sei mesi Rodolfo Fiesoli “il Profeta” della comunità-lager il Forteto. Otto anni al braccio destro del guru, Luigi Goffredi

17 Giugno 2015

 Fiesoli “rapinava il sesso” ai ragazzini, con la complicità degli altri imputati: i bambini venivano separati dai fratelli e la famiglia originaria veniva denigrata, nessuna coppia era sottoposta a valutazione e i bambini venivano aiutati a costruire ricordi falsi che in molti casi sono costati anni di carcere ai genitori …

(Pm Ornella Galeotti)

… il pm Galeotti nella sua requisitoria aveva più volte sottolineato che la Comunità-lager era stata come un tumore per la Toscana che per alcuni decenni aveva creato una monade dove le leggi dello Stato erano state sospese. In quella comunità, dove la pedagogia e il riscatta sarebbero dovuti essere l’alfa e l’omega, trionfavano abusi sessuali, «praticati e professati per liberare i ragazzi dal male. E ancora punizioni corporali, bambini costretti a mangiare nelle ciotole come cani impazziti, e un credo che incentivava pratica sessuali sconsiderate come «fonte di liberazione 

(Marco Gasperetti)

… con questa sentenza, sulla cui sostanza non avevo dubbi, sul Forteto si scolpisce una verità giudiziaria che ristabilisce giustizia per le vittime di quel sistema abusante e che di fatto collima perfettamente con le drammatiche risultanze emerse durante i lavori della Commissione regionale d’inchiesta da me presieduta …

(Stefano Mugnai)

Forteto, il profeta Fiesoli condannato a 17 anni

Oltre novanta udienze per due anni di processo. Questa mattina la sentenza di primo grado che vede la condanna di 16 imputati su 23

Forteto, il giorno della sentenza   Firenze, 17 giugno 2015 – Una lunga attesa che ora si chiude con la condanna in primo grado a 17 anni e mezzo per abusi sessuali e maltrattamenti al ‘profeta’ Roberto Fiesoli e la condanna di sedici imputati sui 23 chiamati in causa nel maxi processo del Forteto, la comunità per minori di famiglie disagiate a Vicchio del Mugello. Pena di 8 anni a Goffredi, sette a Daniela Tardani e quattro e mezzo per Mauro Vannucchi, Stefano Pezzati e Luigi Serpi. Alla lettura della sentenza era presente anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, in veste di parte civile come Città metropolitana Oltre 90 le udienze nel corso del processo e una lunga serie di testimonianze raccolte nelle quali si raccontava di anni di violenze perpetrate in quella che all’esterno si dichiarava un’eccellenza dell’imprenditoria. Il pm Ornella Galeotti nelle nove ore di requisitoria di un mese fa aveva chiesto per il profeta la condanna a 21 anni, 15 per Goffredi e pene inferiori a un anno per altri 19 imputati.

FONTE: LA NAZIONE

http://www.lanazione.it/firenze/forteto-sentenza-1.1067283

 

NOTA: GUARDA IL VIDEO CON LA LETTURA DELLA SENTENZA QUI:

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/forteto-la-lettura-della-sentenza/204552/203633

 

Sentenza ​Forteto, il Tribunale di Firenze condanna l’ orrore

Mugnai: “Verità giudiziaria che ristabilisce giustizia per le vittime. Piena coincidenza rispetto alle risultanze emerse in Commissione”

“Oggi è un giorno importante: con questa sentenza, sulla cui sostanza non avevo dubbi, sul Forteto si scolpisce una verità giudiziaria che ristabilisce giustizia per le vittime di quel sistema abusante e che di fatto collima perfettamente con le drammatiche risultanze emerse durante i lavori della Commissione regionale d’inchiesta da me presieduta” così il Consigliere regionale di Forza Italia Stefano Mugnai, che nella scorsa legislatura ha presieduto la Commissione d’inchiesta sugli affidi in Toscana alla luce della vicenda Forteto, commenta a caldo la sentenza con cui il Tribunale di Firenze condanna a vario titolo per maltrattamenti e abusi Rodolfo Fiesoli a 17 anni e mezzo e a pene fino a 8 anni altri 15 imputati, tutti rappresentanti di spicco della comunità. «La sentenza – prosegue Mugnai che oggi ha assistito alla lettura del dispositivo nell’aula del palagiustizia di Firenze accanto alle vittime – restituisce passaggi importanti anche sotto il profilo delle responsabilità in solido della cooperativa, profilo che riapre il tema del commissariamento chiesto dagli ispettori ministeriali e su cui poi, inspiegabilmente, il governo Renzi ha innescato la marcia indietro». E ora Mugnai guarda avanti: «Come sottolineato dal pubblico ministero Ornella Galeotti nella sua requisitoria, oggi si condannano le responsabilità penali di questo orrore. Rimane però una pagina tutta da scrivere, ed è quella delle responsabilità politiche e istituzionali che hanno creato terreno favorevole al perpetrarsi di questi fatti nell’arco di trent’anni malgrado due sentenze passate in giudicato. Per questo, come avevo annunciato in campagna elettorale, subito dopo l’insediamento del nuovo Consiglio regionale depositerò richiesta di attivazione di una nuova Commissione d’inchiesta che questa volta indaghi questo aspetto. Parallelamente l’onorevole Deborah Bergamini depositerà oggi alla Camera richiesta affine sottoscritta anche da altri parlamentari». «Siamo determinati – prosegue Mugnai – ad andare in fondo sul ruolo che la Regione ma anche molti altri enti locali, nonché il Tribunale per i minorenni, i servizi sociali, il mondo delle cooperative e larghe porzioni dell’intellighentia non solo toscana hanno avuto nel determinare come minimo una legittimazione culturale e ideologica a quella tana degli orchi dove si continuavano a mandare bambini malgrado sentenze passate in giudicato per reati specifici. Perché è successo? Perché quella struttura ha continuato a beneficiare, tra le altre cose, di fior di finanziamenti pubblici anche regionali, anche per attività rivolte alla genitorialità e all’educazione dei minori? Faremo luce su questo, per ritagliare a tutti quei bambini di allora che hanno sofferto le pene dell’inferno un nuovo e ulteriore spicchio di verità».

FONTE: Nove da Firenze

http://www.nove.firenze.it/sentenza-forteto-il-tribunale-di-firenze-condanna-l-orrore.htm

 

 

“Una comunità lager” Condannati i “padroni” del Forteto

Diciassette anni e mezzo al “guru” Rodolfo Fiesoli. Era accusato di violenze sessuali e maltrattamenti. Pene più leggere per altre 14 persone

di Stefano Filippi – 18 Giugno 2015

Condannati i vertici del Forteto. La comunità per minorenni in difficoltà del Mugello, che ha legato il nome anche a una cooperativa agricola considerata da Legacoop un fiore all’occhiello, era un luogo non di accoglienza ma di sevizie e violenze: così ha stabilito il tribunale di Firenze che ieri ha inflitto pene pesanti a carico dei vertici, a partire dal «profeta» Rodolfo Fiesoli, ispiratore e fondatore del Forteto.

La condanna per Fiesoli è a 17 anni e mezzo per violenza sessuale e maltrattamenti cui ha sottoposto numerosi ragazzi affidati alla comunità, molti dei quali hanno rivissuto i drammi subiti testimoniando davanti alla corte le sevizie. Il suo braccio destro, l’«ideologo» Luigi Goffredi, dovrà scontare 8 anni. Con loro sono state condannate altre 14 persone (le pene vanno da 1 a 8 anni) sulle 23 che erano state mandate a processo. Fiesoli, per il quale il pm Ornella Galeotti aveva chiesto una condanna a 21 anni, rimane a piede libero. Il tribunale ha inoltre stabilito provvisionali per 1.260.000 euro immediatamente esecutive a favore delle vittime. In alcuni risarcimenti è obbligata in solido anche la coop agricola.

La comunità del Forteto nacque negli Anni 70 per stravolgere l’idea di famiglia: poiché proprio le famiglie avevano traumatizzato i minori, questi dovevano crescere in modo diverso. Fiesoli e i suoi teorizzarono la «famiglia funzionale» (persone non sposate che fungevano da genitori), facevano il lavaggio del cervello a ragazzi e ragazze e li costringevano a pratiche aberranti, violenze comprese, anche omosessuali. «In quella comunità – ha detto il pm Galeotti nella requisitoria – si verificò per anni una sospensione delle leggi dello stato, attraverso un programma criminale in cui il Fiesoli “rapinava il sesso” ai ragazzini, con la complicità degli altri imputati».

Fiesoli e Goffredi erano già stati arrestati e condannati negli Anni 80 per reati analoghi (maltrattamenti e atti di libidine), ma continuarono le loro attività perché i tribunali per i minorenni non smisero di affidare minori al Forteto. Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo sanzionò l’Italia per quanto vi avveniva. Fiesoli venne nuovamente arrestato nel 2011 dopo le accuse di alcune vittime che denunciarono anche lo sfruttamento del lavoro minorile nella coop agricola in cui erano impiegati.

A far luce sugli orrori del Mugello contribuì in misura determinante una commissione d’inchiesta bipartisan istituita dalla regione Toscana nel 2013. «Oggi è un giorno importante – ha detto il consigliere regionale di Forza Italia Stefano Mugnai, presidente della commissione -: con questa sentenza, sulla cui sostanza non avevo dubbi, sul Forteto si scolpisce una verità giudiziaria che ristabilisce giustizia per le vittime di quel sistema abusante e che di fatto collima perfettamente con le drammatiche risultanze della commissione». La regione Toscana aveva elargito fondi come numerose altre istituzioni. Matteo Renzi, da sindaco di Firenze, aveva partecipato a un convegno sui metodi educativi del Forteto mentre i «big» della sinistra vi venivano immancabilmente condotti quando passavano per il Mugello. E quella delle responsabilità politiche e istituzionali, come rileva Mugnai, «è una pagina ancora da scrivere»: enti locali, tribunale, servizi sociali, coop, certi intellettuali. Il Forteto godeva di solidi agganci e il processo stesso ha rischiato a lungo di finire in niente. Il difensore d’ufficio di Fiesoli, Sara Angelucci, attenderà le motivazioni della sentenza prima di presentare appello.

 

FONTE: IL GIORNALE

http://www.ilgiornale.it/news/politica/comunit-lager-condannati-i-padroni-forteto-1141993.html

 

 

Processo del Forteto, la sentenza: 16 condannati su 23 imputati

Il verdetto di primo grado: per Rodolfo Fiesoli 17 anni per i reati di abusi sessuali e maltrattamenti, per gli altri invece Luigi Goffredi 8 anni, Daniela Tardani 7 l’accusa era di maltrattamenti

E’ il giorno della sentenza al processo del Forteto, la cooperativa agricola del Mugello, in provincia di Firenze, all’interno della quale si sono commessi abusi e maltrattamenti nei confronti di bambini e disabili che venivano affidati dal tribunale dei minori e dai servizi sociali. Roberto Fiesoli è stato condannato a 17 anni per abusi sessuali e maltrattamenti. Condannati anche Luigi Goffredi a 8 anni e Daniela Tardani a 7. Per loro il reato contestato è quello di maltrattamenti…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/06/17/news/forteto_la_sentenza_16_condannati_su_23_imputati-117059291/

Forteto, 16 condanne su 23 imputati. Fiesoli, la pena più dura: 17 anni

Dopo quasi due anni si conclude il processo sulla comunità di Vicchio del Mugello, finita sotto accusa per maltrattamenti e abusi sessuali

di Giulio Gori, Antonella Mollica

FIRENZE – Dopo quasi due anni si conclude in tribunale il processo sul Forteto, la comunità di Vicchio del Mugello (Firenze), finita sotto accusa per maltrattamenti e abusi sessuali. Sedici condannati su 23 imputati al maxi processo. La sentenza di primo grado ha fissato una condanna a 17 anni e mezzo di reclusione per il «profeta» e fondatore della comunità Rodolfo Fiesoli. Nel dispositivo letto dal giudice Marco Bouchard, pene pesanti anche per l’«ideologo» Luigi Goffredi (8 anni), Daniela Tardani (7 anni per maltrattamenti), Mauro Vannucchi, Stefano Pezzati e Luigi Serpi (4 e mezzo)….

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/15_giugno_17/forteto-oggi-sentenza-d6803316-14c3-11e5-ade9-7eb25d03d69b.shtml

 

 

IL COMMENTO

Il Profeta e il lager dei ragazzini spacciato per comunità modello

Giustizia è stata fatta sulla Comunità del Forteto, una delle pagine giudiziari più oscure e vergognose di Firenze, della Toscana e dell’Italia

di Marco Gasperetti

Diciassette condannati, su 23 imputati, pene severissime per il «Profeta» e per il suo assistente, a capo di questa sorta di lager per bambini e ragazzini camuffato in una comunità alla quale servizi sociali e tribunale affidavano i minori nonostante una precedente condanna per abusi e violenze. Giustizia è stata fatta sulla Comunità del Forteto, una delle pagine giudiziari più oscure e vergognose di Firenze, della Toscana e dell’Italia…   CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI: http://www.corriere.it/cronache/15_giugno_17/profeta-lager-ragazzini-spacciato-comunita-modello-f3ea0694-14e0-11e5-9e87-27d8c82ea4f6.shtml

 

NOTA: GUARDA ALBUM FOTOGRAFICO DEL GIORNO DELLA SENTENZA QUI: http://www.lanazione.it/firenze/foto/sentenza-forteto-1.1067472

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