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Regno Unito. Per il giudice, il tentativo dei Testimoni di Geova britannici di ritardare l’indagine legale della Charity Commission sulla salvaguardia dei minori, ha comportato crescenti rischi per i bambini

10 Marzo 2015

NOTA: Vedi in margine all’articolo libera traduzione a cura favisonlus

Jehovah’s Witnesses charity’s attempt to delay inquiry led to ‘ongoing risks’ to children, says judge

Emily Corfe

A judge has ruled not to allow a Jehovah’s Witnesses charity more time to appeal against a Charity Commission statutory inquiry.

At a tribunal last week, judge Alison McKenna said the Watch Tower Bible and Tract Society of Britain, had caused prolonged delays to the regulator’s investigation leading to “ongoing risks” to children.

The Charity Commission initially opened an inquiry into the charity in May 2014 to investigate if adequate safeguarding procedures were in place, following revelations that trustees of the charity had allowed a convicted paedophile to question his victims.

Jonathan Rose, an elder of the New Moston congregation, was jailed for nine months for abusing two women when they were young girls, the Manchester Evening News reported.

According to the paper, after his release in March 2014, a series  of “disfellowship” meetings were held to decide whether Rose should remain a member of the organisation, and the women were asked to recount their ordeal. At one meeting, Rose was allowed to ask the women questions.

The regulator said at the time that it has had “ongoing serious concerns” about the charity and had previously opened regulatory compliance cases into the Watch Tower Bible in July 2013 and the New Moston congregation in December 2013.

Last week, judge McKenna, said the charity was given 42 days to make an appeal but overran the allocated time period and instead called for a time

extension while applying for a separate judicial review at the Administrative Court.

Delays

McKenna said the charity’s delay of “over six months” in making the extension application to the tribunal “elongated unreasonably the period of time” in which the Commission would be “delayed from carrying out its inquiry pending determination of a challenge to its decision”.

“I give weight to the fact that the [Commission’s] inquiry and production order relate to safeguarding matters which could… logically concern on-going risks to people who are still children”, she said.

McKenna said: “it seems to me that the continuation of the court proceedings was [the charity’s] main priority at that time… I also conclude that there was not a good explanation for it”.

The judge noted that the charity would not be able to challenge the decisions of the Commission if its application “to proceed out of time is not allowed”.

“I accept that that is a serious matter,” she said. “However, it seems to me that the charity, in adopting the litigation strategy it did, must have factored that risk into account.

“I also note that the [Commission] has already delayed its inquiry and the enforcement of compliance with the production order for over six months while the charity mounted a challenge to its decisions, in the forum of its choice. It does not seem to me that it would be fair and just to allow the charity to start new proceedings in the tribunal now and thus and delay matters further, having taken the course that it did.

“In these circumstances, I do not consider that it would be appropriate to… extend time to allow this application to proceed out of time and I now refuse the charity’s application.”

The Watch Tower was approached by Civil Society News for comment but did not respond by the time of publishing.

 

FONTE: http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/19237/charitys_elongated_delay_to_commission_inquiry_led_to_ongoing_risks_to_children_says_judge

 

NOTA: Sulla vicenda vedi precedente articolo qui

http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/17633/jehovahs_witness_charities_will_challenge_charity_commission_investigations

 

Il Tentativo dei Testimoni di Geova di ritardare l’inchiesta ha portato a “correre rischi “per i bambini, dice giudice

 

Emily Corfe

 

Un giudice ha stabilito di non concedere all’ Associazione dei Testimoni di Geova ulteriore tempo per presentare ricorso contro una richiesta di legge della Charity Commission.

 

In un tribunale, la scorsa settimana, il giudice Alison McKenna ha detto che la Watch Tower Bible and Tract Society della Gran Bretagna, aveva provocato prolungati ritardi all’indagine del legislatore portando a “correre rischi” per i bambini.

 

La Commissione per il Volontariato ha aperto un’inchiesta sull’associazione nel maggio 2014 per indagare se vi fossero in vigore adeguate procedure di salvaguardia, dopo che le rivelazioni degli amministratori dell’ associazione hanno consentito a un pedofilo condannato di  interrogare le sue vittime.

 

Jonathan Rose, un anziano della congregazione di New Moston, venne incarcerato per nove mesi per aver abusato di due ragazzine, oggi due donne, ha riferito il Manchester Evening News.

 

Secondo il quotidiano, dopo il suo articolo del marzo 2014, si è tenuta una serie di incontri di “disassociati” per decidere se Rose poteva rimanere membro dell’organizzazione, e le donne invitate a raccontare il loro calvario.  In una riunione, a Rose è stato permesso di fare domande alle donne.

 

Il legislatore ha detto che al tempo sono “emerse gravi preoccupazioni ” sull’ associazione e che aveva già avviato procedure di conformità alle normative sulla Watch Tower Bible nel luglio 2013 e sulla congregazione di New Moston in dicembre 2013.

 

La scorsa settimana, il giudice McKenna, ha detto che all’associazione sono stati concessi 42 giorni per presentare un ricorso, ma ha superato il periodo di tempo previsto e ha invece chiesto una estensione di tempo per l’ esecuzione di un riesame giudiziario separato presso il  Tribunale Amministrativo.

 

Ritardi:

 

McKenna ha detto che il ritardo dell’ associazione di “oltre sei mesi” per fare la domanda di estensione al tribunale “allungava irragionevolmente il periodo di tempo” in cui la Commissione doveva “ritardare a svolgere l’indagine in attesa della determinazione di una contestazione alla sua decisione”.

 

“Io do importanza al fatto che la ricerca e la produzione [della Commissione] dell’indagine si riferisce a questioni di salvaguardia che potrebbero … logicamente preoccupare sui costanti rischi per tutti quelli che sono ancora bambini”, ha detto.

 

McKenna ha detto: “mi sembra che la prosecuzione del procedimento giudiziario era[per l’associazione]  la priorità principale in quel momento … e concludo che quella non fosse una buona spiegazione per questo”.

 

Il giudice ha osservato che l’associazione non sarebbe in grado di contestare le decisioni della Commissione se la sua domanda “per procedere oltre tempo non fosse permessa”.

 

“Mi rendo conto che questo è un problema serio”, ha detto. “Tuttavia, mi sembra che l’associazione, con l’adozione della strategia del contenzioso che ha fatto, deve aver considerato tale rischio.

“Noto anche che la [Commissione] ha già ritardato la sua inchiesta e l’osservanza della decisione per più di sei mesi, mentre l’associazione ha organizzato la contestazione alle sue decisioni, in un foro di sua scelta. Non mi sembra che sarebbe equo e giusto permettere all’associazione di avviare ora un nuovo procedimento in tribunale e quindi ritardare ulteriormente le cose, avendo preso la strada che ha fatto.

 

“In queste circostanze, non ritengo che sarebbe opportuno… estendere il tempo per consentire la domanda di procedere fuori tempo e quindi rifiuto il ricorso dell’associazione.”

 

La Torre di Guardia è stata avvicinata da Civil Society News per un commento, ma non ha risposto al momento sull’articolo.

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Pedofilia – Crimini contro l’infanzia. L’associazione Meter onlus pubblica il rapporto annuale 2014

5 Marzo 2015

Pedofilia, ecco l’«hit parade della vergogna»

L’associazione Meter di don Di Noto pubblica il «Rapporto annuale 2014 – Crimini contro l’Infanzia». Il continente in cui sono più diffusi è l’Europa, il paese la Slovacchia

DOMENICO AGASSO JR

 

L’aumento «vertiginoso» del coinvolgimento dei neonati violati (600 circa) da donne (70%) è uno dei dati che emerge dal «Rapporto annuale 2014 – Pedofilia – Crimini contro l’infanzia» redatto dall’associazione Meter – dalla parte dei bambini – onlus, di don Fortunato Di Noto.

 

In un anno sono stati 574.116 le foto pedopornografiche con bambini da 3 a 13 anni scoperte, 95.882 video pedofili (3-13 anni) e 621 (foto e video pedo con neonati). «Dietro i numeri trascritti – affermano da Meter – ci sono bambini stuprati, in molti casi anche sodomizzati e torturati», e questi numeri «rappresentano un campione delle crudeltà che subiscono». Da questo emergere la «drammaticità e la violenza perpetrata sui bambini da 0-13 anni che il pedofilo violenta, divulga e scambia in rete».

 

I dati dimostrano che «il fenomeno è trasversale, va dalla produzione artigianale e amatoriale, familiare, criminale (set fotografici professionali)».

 

Anche quest’anno quindi l’associazione Meter – per mezzo dell’Osservatorio mondiale Contro la Pedofilia (Osmocop) – presenta «la drammatica realtà del fenomeno sugli abusi sessuali e maltrattamento sui bambini», ricordando che «l’abuso virtuale è un abuso reale». Si tratta di «importanti risultati raggiunti da Meter – dichiarano – che grazie alle segnalazioni inoltrate alle autorità giudiziarie in Italia e all’estero hanno permesso di avviare delicatissime indagini, e una privilegiata e attendibile mappatura mondiale del fenomeno online con ripercussioni ed evidenziazioni su un crimine drammatico, violento, criminale che non risparmia neanche i neonati».

 

La pedofilia su archivi telematici condivisi

«La pedopornografia – spiegano – è condivisa attraverso gli archivi telematici di singoli utenti, che con Dropbox, iCloud e Box.com, mettono a disposizione della rete. Infatti sono stati monitorati e denunciati i seguenti archivi: 353 Dropbox (5.496 foto, video 2.975), 36 iCloud (1.348 foto, video 3.873), 3 Box.com (6.676 foto e 1336 video).

 

Europa «protagonista» della pedofilia

L’analisi dei dati indica come l’Europa sia «il continente col record negativo. Il 46,62% delle segnalazioni pone il “Vecchio Continente” in testa alla classifica, seguita da Africa (24,67%), America (16,98%), Asia (12,93%), Oceania (1,8%)». Il primo posto, nel 2013, era dell’Africa.

120mila siti segnalati in 11 anni

Il numero di siti segnalati alle autorità competenti dalla sezione monitoraggio Meter è cresciuto. Dal 2003 al 2014 sono 115.493, «ma dopo il boom 2011 con 20.390, il 2012 ha visto quota 15.946 e il 2013 6.389. Quest’anno si è toccata quota 7.712». Ma Meter invita a prestare attenzione: «Questo è il punto di partenza e non la fine, perché l’“offerta” pedofila ha scoperto un nuovo modo di comunicarsi rappresentato da altri canali che non sono necessariamente i siti. Oggi ci sono, infatti, i social network e gli archivi telematici».

 

La «hit parade della vergogna»

Ecco i dati dei siti segnalati paese per paese.

In Europa vince questa deplorevole classifica la Slovacchia con 764 (61,41%), seguita dalla Russia con 117 (9,92%), Montenegro 96 (8,14%), Lettonia 69 (5,85%), Groenlandia 32 (2,71%). «Da notare che la Germania, con 44 siti, ha il 3,73% delle segnalazioni e l’Italia con 14 (1,19%)». Il totale è di 1.179 segnalazioni.

 

In Africa prevale la Libia con 701 (89,99%), Mauritius 77 (9,88%), Zambia 1 (0,13%). Il totale è di 779 segnalazioni.

 

In America al primo posto c’è la Colombia con 492 (67,03%), poi la Georgia del Sud con 198 (26,98%) e gli Usa con 41 (5,59%). Il totale è di 734 segnalazioni.

 

In Asia «la fa da padrone» il Giappone con 287 (70,34%), seguito da India con 113 (27,7%) e Micronesia 4 (0,99%). Totale: 408 segnalazioni.

 

Infine, l’Oceania: prima la Nuova Zelanda con 39 (68,42%), poi Wallis e Futuna 5 (8,77%), Tukelau – Nuova Zelanda 4 (7,02%). Totale: 57 segnalazioni.

 

«Dall’analisi dei domini specifici della rete per la diffusione di materiale pedopornografico – prosegue il Report – emergono Montenegro, Lettonia, Germania, Groenlandia (32), che entra per la prima volta nel database».

 

Il pericolo deep web

È la «nuova forma di rischio su Internet», illustrano da Meter, «una serie di domini dentro altri domini che porta a nascondere tutto e renderlo quasi irrintracciabile. A oggi le indagini sono molto complicate, al punto che le polizie non riescono ad agire con la prontezza richiesta e molto spesso si disperde il lavoro effettuato».

 

Social network

In un anno le segnalazioni sono diminuite: «Se nel 2013 Facebook era in testa alla classifica con 570 segnalazioni e Vkontakte con 463, il 2014 ha visto 63 segnalazioni per Linkbugs (nemmeno in classifica nel 2013), 34 per Vkontakte (che resta al secondo posto) e 32 per Facebook che scende al terzo posto. Salgono Blogspot e Google (20), Al Femminile passa da 1 a 5, Ask entra in classifica con 4, Youtube scende da 7 a 1 e Twitter da 6 a 1».

Vkontakte, fondata nel 2006, «è la maggiore rete sociale russa e in tutta la Csi – viene spiegato – è disponibile per ora in 41 lingue ed è accessibile a qualunque fascia d’età. Richiamiamo comunque l’attenzione sul fatto che, malgrado Facebook richieda un’età di almeno 13 anni per l’iscrizione, molto spesso i ragazzini – nativi digitali si iscrivono anche a un’età inferiore».

E «i rischi di molestia e adescamento per minori su Facebook e Vkontakte sono in crescita. Questo perché «il social network permette al pedofilo di fornire false identità eliminando differenze d’età o culturali che normalmente pongono limiti nelle relazioni de visu tra minori e adulti».

Inoltre internet serve al pedofilo perché «gli permette l’uso di forme soft di molestia verbale o primi approcci per spingere a un incontro dal vivo».

Meter indica poi che sui social «si possono incontrare tre tipi di pedofili: il seduttore, che è molto affettuoso e fa molti regali al bambino ottenendo il silenzio del piccolo grazie alle sue capacità manipolatorie; l’introverso, che comunica pochissimo con i bambini e utilizza difficilmente approcci seduttivi; il sadico, ossia il pericoloso. È un pedofilo che trae piacere nel vedere soffrire fisicamente e psicologicamente: tende trappole e utilizza la forza per rapire e uccidere la vittima nei casi più estremi». E ancora, c’è «il voyeur pedofilo o telematico, che non abusa dei bambini ma usufruisce del materiale pedopornografico che trova in rete o tramite il commercio sommerso di foto e filmati».

 

Infine, ecco l’avvertimento: «Il pedofilo non ha lo sguardo del mostro, ma spesso è possibile incontrarlo nei panni della persona comune. Molto spesso è di sesso maschile e con fantasie malate e irrefrenabili».

 

FONTE: VATICAN INSIDER

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/meter-pedofilia-pedophilia-39507/

 

NOTA: Vedi testo del Rapporto, qui:

file:///C:/Users/pc/Downloads/meter_report%20_2014%20(1).pdf

 

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Fedi di guarigione – I genitori che lasciano morire i loro bambini, dovrebbero andare in galera (Trad. ITA)

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo a forma di Jerry A. Coyne, pubblicato su NEW REPUBLIC, il 2 marzo 2015

In America, 43 dei 50 Stati concedono qualche tipo di immunità civile o penale ai genitori che causano danni ai propri figli per negata assistenza medica per motivi religiosi. Se tua figlia ha il diabete o una grave infezione, e preghi per lei invece di somministrarle l’insulina o gli antibiotici, probabilmente rischia di morire, però tu sei in gran parte fuori dai guai legali. Ma questa immunità non si applica se danneggi  il tuo bambino negandogli le cure mediche per motivi non religiosi; per questo, puoi essere perseguito per negligenza, abuso o addirittura omicidio colposo. Questo privilegio della religione è pericoloso per i bambini -e ha ucciso molti di loro. In Idaho, ad esempio, i genitori sono immuni da processo per omicidio colposo o per omicidio dovuto a negligenza se hanno lasciato morire i loro figli in nome della fede. In realtà, là i genitori non possono essere affatto perseguiti  se si affidano esclusivamente alla fede.

I Seguaci di Cristo, una setta Pentecostale del cristianesimo che rifiuta ogni cura medica (compreso il ricorso alle ostetriche) a favore della preghiera, fiorisce sia in Oregon che in Idaho. Ma quegli Stati confinanti si differenziano fortemente nel modo in cui affrontano il trattamento basato sulla fede. Nel 2011, l’Oregon ha eliminato tutte le esenzioni religiose sulla richiesta di cure mediche. In quello stato, membri di simili sette, come i genitori della 13enne Syble Rossiter, sono stati condannati per omicidio colposo per aver contato sull’efficacia della preghiera, invece che sui medici. La ragazzina, che soffriva di diabete a esordio giovanile, ha trovato una morte particolarmente orribile, una fine che si sarebbe potuta evitare se fosse stata somministrata l’insulina.

Ma appena oltre il confine, in Idaho, i genitori non possono temere alcuna accusa quando i loro bambini muoiono dopo una inefficace dose di preghiera. La negligenza di quello stato, dice esplicitamente “Child Protective Act”,  è che “nessun bambino il cui genitore o tutore opta per tale trattamento di preghiere come mezzo spirituale in sostituzione di trattamenti medici, può essere considerato solo per questo motivo, abbandonato o trascurato e carente di cure parentali necessarie per la sua salute e il suo benessere. “E’ a causa di tale disposizione, che i figli di genitori religiosi muoiono in massa. Almeno una dozzina in Idaho i bambini che sono deceduti negli ultimi quattro anni, dopo che i genitori hanno optato per la guarigione per fede piuttosto che per il trattamento medico, non uno di costoro è stato perseguito. In un cimitero della setta dei Seguaci di Cristo, il 35 per cento delle tombe sono di neonati o figli minorenni, fatto che implica un tasso di mortalità infantile tra gli adepti, di oltre dieci volte superiore che fra i residenti in Idaho nel suo complesso.

Lo stato dell’Idaho non sta facendo nulla per fermare la carneficina, perché, dopo tutto, i suoi legislatori erano quelli che approvarono la legge religiosa, l’esenzione nel 1972. Un tentativo di annullare la legge lo scorso anno non è riuscito: il portavoce della Idaho House non avrebbe nemmeno voluto che disegno di legge avesse un’ audizione. La nuova legislazione è in lavorazione, ma ha una remota possibilità di passare, così i bambini continueranno a morire con la conoscenza e la complicità dell’Idaho.

La repubblicana Christy Perry, una rappresentante per uno stato armato di pistola, è una dei molti legislatori dell’Idaho che si oppongono alla legge di riforma. Ha detto ad Al-Jazeera America che i membri dei Seguaci di Cristo “hanno una chiara comprensione di ciò che dovrebbe essere il ruolo del governo ” e che “non è di dirmi come vivere la mia vita”. Secondo il rapporto, Perry insiste che Seguaci di Cristo hanno diritto secondo il Primo Emendamento di negare l’assistenza medica ai loro figli per motivi religiosi, sostenendo che essi sono forse più confortati di fronte alla morte.

“I bambini muoiono”, ha detto Perry ad Al-Jazeera. “Non voglio sembrare insensibile, ma [i riformatori] vogliono agire come se la morte fosse un’anomalia. Ma non lo è: è uno stile di vita. ”

Questo è davvero insensibile. La morte non è uno “stile di vita”, ma la fine della vita. E la morte può spesso essere facilmente evitata, -in molti casi-, con cure mediche appropriate. Al contrario, non c’è semplicemente alcuna prova che è possibile curare il diabete o la leucemia, attraverso la preghiera, anche se l’Idaho permette al religioso di continuare a provarci. È la morte di una bambina come Syble Rossiter semplicemente uno “stile di vita” cui fare le spallucce? (cui non dare peso)?

Prematuro, una morte medicalmente prevenibile è certamente un’anomalia. Anche se si pensa, come probabilmente fa Perry, che i bambini morti troveranno la loro pace in cielo.

Perry ha continuato a chiamare gli adepti dei Seguaci di Cristo  persone “autosufficienti”, che “sanno come prendersi cura di se stessi.” Questo non è vero, ovviamente, e certamente non nel ventunesimo secolo. Non sanno come trattare un’infezione, non sanno come trattare il diabete, non sanno come trattare l’asma e non sanno come comportarsi con le complicazioni del parto.

Infine, Perry ha avuto il coraggio di accusare coloro che si oppongono alle esenzioni religiose di essere di parte contro i Seguaci di Cristo. Inoltre, ha aggiunto, lei è non è certa delle motivazioni di coloro che vogliono vedere rimosse le protezioni sulle fedi di guarigione.

“E ‘davvero perché questi bambini muoiono più di altri bambini? O questo è in realtà un voler attaccare una religione con cui non siete d’accordo? ”

Sì, è proprio perché questi bambini stanno morendo più di altri bambini. Dopo tutto, contro questo tipo di esenzione religiosa e le sue conseguenze, si rivoltano anche molte persone religiose. Le richieste di riforma non costituiscono un attacco alla religione in sé, ma un attacco ai comportamenti di una particolare religione – deliranti azioni  che si prendono la vita dei bambini troppo piccoli per poter assumere decisioni da soli. Come possiamo non attaccarli?

Oltre all’ Idaho, altri cinque stati (Arkansas, Iowa, Louisiana, Ohio e West Virginia) rendono immuni i genitori contro accuse in casi come quello di Rossiter. Ma anche se non si vive in uno di quegli stati, le probabilità sono che il vostro Stato abbia una legislazione simile,-gran parte di esse furono emanate dopo pesanti pressioni da parte di scienziati cristiani, che continuano a negare ai loro figli le cure mediche in tutto il paese. E ‘tempo di seguire l’esempio dell’Oregon.

Una versione di questo articolo apparso su WhyEvolutionIsTrue.

 

Nota sull’autore. Jerry A. Coyne è un professore di Ecologia ed Evoluzione all’Università di Chicago.

 

FONTE: NEW REPUBLIC

http://www.newrepublic.com/article/121187/idahos-christy-perry-defends-followers-christ-r

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I risultati dell’estremismo ideologico violento: cosa abbiamo imparato da Jonestown?

Febbraio 2014

I risultati dell’estremismo ideologico violento: cosa abbiamo imparato da Jonestown?

by Janja Lalich, Ph.D.

La gente che mi conosce – e non quella che mi conosce personalmente – di me sa due cose: che ho un nome che a prima vista sembra difficile da pronunciare e che negli ultimi 20 anni ho studiato i culti. Spiego entrambe le cose.

Come figlia di immigrati serbi – questa è la prima spiegazione – non dovevo andare al college. Mio padre “di stampo antico” credeva che le ragazze fossero messe su questa terra per sposarsi e avere bambini serbi sani, preferibilmente maschietti. Ma io ho avuto un destino diverso e ho avuto la fortuna di crescere in un momento in cui il college era abbordabile e le borse di studio erano abbondanti. Ho frequentato la scuola e ho completato i miei studi con una laurea con lode presso l’Università del Wisconsin, seguita da una borsa di studio Fulbright presso l’Université d’Aix-en-Provence, nel sud della Francia. In seguito ho deciso di non proseguire gli studi universitari e sono andata a vivere e lavorare a New York, poi ho trascorso quattro anni circa  su un’isola spagnola, e alla fine mi sono stabilita a San Francisco. Era la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70,  ed io ero uno spirito libero, con le aspirazioni per tutta la vita di essere una scrittrice.

Perché dico tutto questo? Perché in quel momento sono entrata in un culto!

Nel 1974 nessuno avrebbe mai detto che un essere intelligente, indipendente, saggio e testa dura come me un giorno avrebbe avuto piacere a stare sotto il controllo di qualcuno, io  sicuramente avrei sorriso e avrei detto: “No, non me!“.  Ma sì, a me – e io porto questo background in parte per distruggere il mito duraturo che solo le persone fragili e stupide possono entrare in una setta.

Per 10 e più anni ho vissuto in un ambiente estremamente controllato e restrittivo, da vero credente con l’idea di aver trovato il mio destino e di lavorare per scopi positivi. Io, con i miei compagni, ma solo grazie al nostro leader, stavamo per cambiare il mondo – quando in realtà l’unica cosa che avevo ottenuto era il mio cambiamento. E non solo, mi era stato lavato il  cervello – una parola che uso volutamente e su cui tornerò più tardi – ma io ero una dei più lavati di cervello nel mio gruppo!

Quando mi viene chiesto se mi pento della mia esperienza di culto e se potrei farla di nuovo, io rispondo che sì, mi pento e no, io non lo farei di nuovo. Certo, ho incontrato alcune persone simpatiche e ho imparato alcune cose; posso anche dire che ho imparato molto – con l’avvertenza che avrei preferito imparare quelle cose in un altro modo.

Ma il gioco è fatto. Sono entrata in un culto. Ho passato più di 10 anni vincolata, confinata e spesso in conflitto. Questo fa parte del mio background – e quindi l’unica cosa sensata da fare, per quanto ho potuto dire, era quella di “trasformare una cosa cattiva in una buona cosa“.

Una volta fuori dal culto, dopo tanto tumulto interiore, insicurezza, ansia e timore, mi sono iscritta a una scuola di specializzazione e ho ottenuto un dottorato di ricerca. Oggi faccio tutto quello che posso per contribuire a portare le persone della nostra società a una migliore comprensione di quei gruppi controversi, che, alcuni di noi qualche volta identificano come culti. Spero anche di poter aiutare gli ex membri dei culti a capire meglio le proprie esperienze e come potrebbero venire a qualche soluzione personale con tutto questo.

Mi piacerebbe rivedere alcuni degli eventi rilevanti nei 30 anni dalle morti in Guyana, per ricordare e onorare alcune delle persone importanti nel nostro settore [1] e suggerire come potremmo guardare al futuro. Incastrerò qui le varie tematiche che attraversano le mie idee.

Come meglio iniziare nel rispetto della mia cara vecchia amica e collega, la compianta Margaret Singer, che avrebbe detto: “Sì, Virginia, c’è qualcosa come un culto”.

E quando uso la parola culto, non sto parlando di religione o di sistema di credenze che “non mi piacciono“. Ad alcuni dei nostri detrattori piace parlare della storia ingiusta della persecuzione religiosa o i ministri tradizionali parlano di religioni minoritarie. Piuttosto, io sto parlando di rapporti di potere squilibrati e di sistemi sociali ultra-autoritari e di controllo.

Vorrei aggiungere che faremmo bene non solo a studiare i culti, ma anche a parlare delle conseguenze dell’appartenenza a tali gruppi e dei comportamenti controversi e talvolta dannosi del gruppo nel suo complesso.

Non nego che le esperienze positive possono verificarsi in un contesto di culto, ma ciò che è di interesse per me è la dinamica interazionale trovata nei culti che porta gli esseri umani a impegnarsi in comportamenti a volte insidiosi o umilianti moralmente, o a volte incomprensibili. Nel corso degli anni abbiamo assistito ad innumerevoli eruzioni violente – verso l’interno o verso l’esterno – relativi a un culto o a un altro.

Il 18 novembre del 1978 più di 900 seguaci del reverendo Jim Jones morirono al suo comando e per mano dei loro compagni, nella giungla remota della Guyana britannica, una piccola nazione sulla costa settentrionale del Sud America.

Questi veri credenti a Jonestown – tutti cittadini statunitensi – vivevano e lavorano in quella comunità isolata che avevano costruito da zero – mal nutriti, oberati di lavoro, credendo di stare creando una società utopica, forgiata di profezie e fantasie di Jones.

Con quanta coercizione furono coinvolti? Con quanta doppiezza, manipolazione, intimidazione, minaccia?

Sappiamo che una volta lì, non potevano uscire senza la benedizione della leadership, in quanto il passaporto di ogni persona era trattenuto da lui.

Sappiamo che Jones impegnava la gente in esercitazioni di suicidio, chiamate White Nights – queste erano prove di fedeltà.

Jones non è stato il primo leader della setta a chiedere “Vuoi morire per me?“. Ma lui è stato certamente uno dei pochi ad averlo portato a compimento su scala così massiccia.

Sappiamo che le famiglie e le coppie sono state separate le une dalle altre, fatte  vivere in quartieri separati e che i bambini non venivano allevati dai loro genitori.

Sappiamo che i dissidenti venivano spesso sedati (pesantemente drogati contro la loro volontà) e limitati a una “ampia unità di cura“.

Sappiamo che i bambini, così come gli adulti maschi e le femmine, furono fisicamente o sessualmente abusati.

Sappiamo che Jones aveva un corpo di leadership altamente funzionante e un entourage medico che gli teneva il gioco e che sono stati strumentali nella gestione del veleno in quell’ultimo giorno, quelli che hanno effettuato l’ultima chiamata di Jones per quello che aveva etichettato come “suicidio rivoluzionario“.

Non c’era uscita per chi dubitava o sfidava le direttive. I residenti della comune di Jonestown erano condannati. Guardavano per prima i bambini cui era forzatamente iniettata  la miscela letale di cianuro e di succo di frutta, successivamente gli adulti stessi potevano “scegliere” di avvelenarsi. Qualora uno anche avesse avuto i mezzi per resistere, lui o lei sarebbe stato minacciato a mano armata da una squadra di sicurezza composta da parrocchiani. Questo incidente di ampia portata è un esempio orribile di quello cui mi riferisco come “scelta limitata“. [2]

Immagini orribili invasero le onde radio. Ricordo di averli visti in tv mentre io stessa ero in un culto. Una vera credente passionaria – me – vedeva la decomposizione dei centinaia di cadaveri  di altri veri credenti accatastati uno sopra l’altro. Fu scioccante.

La maggior parte di queste persone provenivano da San Francisco, dove vivevo all’epoca. L’edificio della chiesa del Tempio del Popolo era uno dei più importanti distretti in cui avevo camminato centinaia di volte per l’organizzazione e il reclutamento, vendendo il giornale del mio culto, facendo firmare petizioni e anche facendo raccolte fondi tra la povera gente che viveva in quel quartiere. Alcune di quelle stesse donne afro-americane che avevano creato e donato  bei pezzi di lavoro con quilling  per i nostri cosiddetti sforzi politici avrebbero può benissimo essere andate a morire nella giungla della Guyana.

Mentre le immagini dei morti erano infinitamente visibili su TV, giornali e riviste, il giornale del mio culto gestiva un editoriale lungo in cui il nostro leader esaltava Jones, i suoi seguaci e la loro missione e la visione socialista. Abbiamo capito perché avevano fatto quello che hanno fatto, scriveva il mio capo. Anche noi vivevamo nel ventre della bestia e conoscevamo il desiderio di fuggire in una terra migliore. Naturalmente, quell’editoriale era superficiale, e una istintiva analisi simpatizzante – un capo di culto che difende un’altro. E non per la prima volta. Nel corso degli anni abbiamo visto alcuni strani compagni di letto: vari gruppi lontani con opposte ideologie e obiettivi che hanno unito le forze in campagne di pubbliche relazioni, battaglie legali, e così via.

Allora, cosa abbiamo imparato?

Alcuni culti inducono i loro membri a “suicidarsi“?

Sì, ma non sempre. Tuttavia, per quanto ne sappiamo  non tutti i culti fanno la fine di Jonestown, sappiamo anche che uno o due ne ha avuto volontà; infatti, ce ne sono stati nel frattempo uno o due o più.

Dovremmo considerare questi atti di suicidio indotti da un omicidio?

Sì, penso di sì.

In caso di dubbi circa i meccanismi di controllo in gioco, leggete questo brano di una lettera scritta a Jones da una delle sue infermiere del cerchio interno. Lei chiede come la fine avrà luogo:

Papà … Le stesse persone che resistono al Suicidio Rivoluzionario perché vogliono salvare i loro asini sarebbero eccellenti prigionieri per il nemico … Anche se il più forte si potrebbe uccidere prima di essere portati, i più deboli – non importa quello che potrebbero dire in incontri pubblici – non potrebbero uccidere se stessi e sarebbero i primi a parlare.

     Prepariamo la gente leggendo il sistema p.a.  con parole forti, assertive rivoluzionarie del passato che hanno determinato questa scelta … Ci si riunirà nel padiglione circondati con la sicurezza altamente affidabile armata di  pistole. I nomi saranno chiamati fuori a caso. Le persone saranno accompagnati nel luogo di morte da una forte personalità … che sarà amorevole, supportante [supporto] ma non simpatica. Essi saranno accompagnati da due forti uomini della sicurezza con le pistole. (Non mi fido di far organizzare la propria morte alle persone … ma [che] essa può essere organizzata da pressioni esterne e senza alternative lasciate aperte). Al posto di morte essi saranno colpiti alla testa e se Larry non crede che siano definitivamente morti, la loro gola verrà tagliato con un bisturi. Sarei disposta ad aiutare qui se è necessario. I corpi potrebbero essere gettati in un fosso. Potrebbe essere consigliabile bendare le persone prima che si rechino al posto di morte perchè il sangue e il corpo rimagono per terra potendo aumentare l’agitazione. [3]

Così, può il  narcisismo sfrenato di un leader di una setta portare ad atti di violenza – verso l’interno visto da fuori?

Sì. Ricordate, non solo Jones e i suoi seguaci sono morti – tra cui 303 bambini innocenti che non hanno fatto questa scelta – ma anche un membro del Congresso degli Stati Uniti e quattro membri della stampa furono uccisi e altri feriti seriamente mentre cercavano di andarsene [4].

Ciascuno dei collettivi suicidi/omicidi di massa che sto per citare è incredibilmente complesso e garantisce un’ampia discussione. Li cito brevemente qui come alcuni degli altri incidenti da cui  possiamo imparare.

1993: In Texas 80 membri dei Davidiani, seguaci di David Koresh, tra cui 22 bambini, muoiono in un inferno ardente presso la zona Waco. Potremmo chiederci: Koresh avrebbe lasciato andar via la sua gente? [5]

1994 – 1997: Un totale di 74 persone, membri dell’Ordine del Tempio Solare in Canada, in Svizzera e in Francia morirono. Anche in questo caso vi erano neonati e bambini, morti in rituali brutali. Quanto è stata l’accondiscendenza? Quanti furono costretti? [6]

1997 “Suicidio collettivo”: a Rancho Santa Fe, California, 39 membri del culto Porta del Paradiso.  Altri due seguaci di Marshall Applewhite seguirono l’esempio nei sei mesi successivi – e forse  non abbiamo mai imparato a capirlo preventivamente. [7]

2000: In Uganda, più di 400 membri del Movimento per la Restaurazione dei 10 Comandamenti furono brutalmente assassinati e sepolti in fosse comuni segrete; altri 300 bruciati a morte nella chiesa chiusa. [8]

Questi sono fatti tragici, sì, non c’è che dire. Ma nella mia mente, ciò che è più importante a proposito del Tempio del Popolo e di  Jonestown, e ciò che è così importante circa altri culti, è quello che ci dicono circa i sistemi di influenza e di controllo che sono istituiti per trattenere i membri e garantire la loro lealtà in parole e fatti.

Quando sentiamo il termine “estremismo ideologico“, possiamo immediatamente pensare a atti di violenza verso gli estranei, come stiamo vedendo in molte parti del mondo oggi. Tuttavia, ciò che non dobbiamo perdere di vista è che l’estremismo ideologico e la violenza che può derivarne non è solo quella di orchestrare suicidi collettivi o martiri, contaminare aerei o autobus affollati. Piuttosto, al suo interno, è la struttura sociale che viene impostata intorno a quella ideologia, la promessa di “salvezza” e la ricetta del leader di trasformazione che vi porterà lì, circa l’istituzione di sistemi di influenza e di controllo all’interno che la struttura sociale auto-sigillante ha per garantire obbedienza e di conformità  e circa i rapporti di potere e lo squilibrio di potere tra il leader carismatico e i seguaci.

In definitiva, se si crede che i membri del culto abbiano subìto il lavaggio del cervello, si tratta di considerare almeno una parte dei membri con stato sociale-psicologico ed emotivo di  “scelta limitata” [9]. Questa è la condizione normale, le persone intelligenti,  istruite che rinunciano per anni della loro vita – e talvolta alla loro stessa vita o prendendo la vita degli altri – a causa della profonda interiorizzazione dell’ideologia del gruppo e dei suoi obiettivi presunti. Di volta in volta, vediamo l’adulazione acritica di una figura autoritaria, combinata con sacrificio personale e perdita di potere da parte del seguace. Io sostengo che questo richiede quel complesso mix di elementi che  portano ad atti di violenza. Questi atti non sarebbero possibili, non sarebbero giunti a buon fine senza la manipolazione sociale-psicologica che va avanti, non vista e non riconosciuta dalla maggior parte delle persone all’esterno.

Ma ancora più importante, credo, è la comprensione e il riconoscimento che l’estremismo ideologico si manifesta più frequentemente, non in missioni suicide, ma piuttosto nella manipolazione quotidiana, nell’oppressione, nella sottomissione, nello sfruttamento e nella violenza verso i membri del culto e verso le loro famiglie all’interno della setta, compresi i bambini che sono nati e cresciuti in quell’ambiente. Se prendiamo una visione più ampia dello estremismo ideologico e delle sue conseguenze, vediamo altre forme di esiti violenti, tra cui quella fisica, sessuale e gli abusi emotivi; sfruttamento; omicidio e caos. E non solo tra i gruppi religiosi o quasi-religiosi, ma tra i gruppi con una vasta gamma di sistemi di credenze.

Permettetemi di portare esempi:

The Family di Manson nel 1969: nel sud della California, almeno otto persone furono uccise, quattro in carcere, oltre allo stesso Charles Manson. Nel frattempo Mansonite Leslie Van Houten, 58 anni, ha sprecato quasi il doppio degli anni di carcere, della sua vita al momento della sua condanna. Lei ha completamente rinunciato a Manson, fu una detenuta modello, ha completato un master, e così via – ma lei non sarà mai perdonata e mai rilasciata sulla parola [10].

Esercito di Liberazione Simbionese nel 1974: il rapimento dell’ereditiera Patty Hearst da questo culto  politico, le cui attività includevano sparatorie della polizia, rapine in banca, attentati falliti, omicidio e la perdita della vita di un civile innocente, così come di diversi membri stessi SLA. [11]

Ecco un altro tipo di risultato.

L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) è uno dei gruppi più noti e visibili venuto negli Stati Uniti nel 1965, meglio conosciuto come gli Hare Krishna. Nel 2000 una class-action fu depositata per presunti abusi sessuali di bambini cresciuti nei collegi ISKCON. Di interesse è il fatto che gli Hare Krishna è uno dei pochi gruppi controversi che producono giustificazioni e offrono indennizzi, si badi bene, con vincoli, che alcuni sentono inadeguati. [12]

I Bambini di Dio dal 1968 al 1970: il gruppo di David Moses Berg fu costituito nel periodo di massimo splendore di attività del culto in America, poi si spostò in tutto il mondo. Nel 1974 questo gruppo (ora conosciuto come The Family) fu tristemente noto per le sue pratiche sessuali controverse, che per prime erano “condivise” tra i membri del gruppo, poi con gli estranei (la pratica nota come “pesca amorosa”), poi ampliato per includere i bambini, tra cui i propri figli! [13]

Nel 1984 il culto guidato dal guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh mise i batteri della salmonella nelle insalate del  bar di una vicina città, sperando di influenzare le elezioni locali in favore della setta. La speranza del culto era che i cittadini non si recassero alle urne quel giorno [14]. Più di 700 persone stettero male. Questo fu il primo atto di una ”guerra” biologica  – probabilmente meglio descritta come un crimine biologico – negli Stati Uniti

Nel 1992 il Consiglio Minnesota Patriots, un gruppo di miliziani anti-governativi, riuscì a produrre ricina, un veleno mortale derivato dai semi di ricino, ma non hanno mai capito che cosa fare con esso. [15]

Nel 1995 Aum Shinrikyo rilasciò sarin, un tipo di gas nervino, nella metropolitana di Tokyo, uccidendo 12 persone e causando più di 5.000 feriti. Si è trattato di  una “guerra” chimica  – e forse più giustamente definita guerra, perché il culto Aum era destinato a provocare la distruzione dell’umanità nella loro ricerca di Armageddon. [16]

È interessante il recente libro Bracing for Armageddon? del professore di immunologia della UCLA (University of California, Los Angeles) William Clark [17] che cita questi ultimi tre esempi, quelli orchestrati da gruppi settari, come tentativi di attacchi di bioterrorismo su larga scala.

Ma dovremmo essere preoccupati? Il dr. Clark non la pensa così. Secondo lui, l’esperienza combinata necessaria – in microbiologia, bioingegneria, meteorologia e in altre aree scientifiche – per avere successo nella creazione di un arma biologica è altamente improbabile che si verifichi, non tra i gruppi terroristici, non tra le nazioni. E così possiamo supporre, non tra i culti. [18]

Aum, per esempio, con tutti i suoi membri di alto livello addestrati scientificamente, ha speso milioni di dollari e quasi un decennio cercando di sviluppare armi biologiche e non ha avuto successo. Il dr. Clark crede che abbiamo molto di più di cui preoccuparcii dall’influenza aviaria o da qualche altro focolaio naturale.

Tuttavia, oggi siamo tutti preoccupati per il terrorismo e la sicurezza nazionale. Leggiamo ogni giorno di attività terroristiche, di  morti, lesioni, distruzione. Vediamo tante cose di seguito in TV o su Internet.

Nel corso degli anni, abbiamo letto articoli sulla stampa di tutto il mondo, sulle famiglie che hanno evidenziato come il proprio caro sia stato sedotto da un imam radicale, un compagno, qualcuno nella moschea, un collega, o un vicino di casa per diventare un martire rivoluzionario. Parole come “coercizione“, “lavaggio del cervello“, “reclutamento mirato” e “persuasione” tendono ad emergere in questi rapporti.

Purtroppo, un recente articolo della CNN riferito alla prevalenza delle donne che vengono utilizzate per missioni di bombardamento suicide riferisce: “L’Intelligence raccolta da detenuti indica che al Qaeda in Iraq è alla ricerca di donne con tre caratteristiche principali: coloro che sono analfabete, che sono profondamente religiose o che hanno problemi finanziari perché molto probabilmente hanno perso la presenza di un capofamiglia … Se lo stato psicologico della donna è ridotto male, essi cercano di attirarla con le illusioni che andrà in paradiso. Tutti loro provengono da famiglie di terroristi che vengono reclutati e messi sotto pressione” [19].

Non ho alcun dubbio che un certo numero di noi abbia molto da contribuire per una comprensione più completa del reclutamento e dell’indottrinamento di giovani uomini e donne in organizzazioni terroristiche. Sappiamo che non sono diventati tutti kamikaze. Per coloro che sono selezionati per queste missioni di martirio, l’indottrinamento non deve essere lungo, in quanto ci sono molti altri fattori geopolitici, storici, teologici e personali coinvolti che possono rendere un processo relativamente veloce. Ma il punto è: essi sono nel processo di indottrinamento – e questo è qualcosa che quelli di noi che studiano i culti conoscono. La stragrande maggioranza delle persone non sono nate per uccidere, tanto meno in questo modo. I kamikaze non sono psicopatici; sono vittime.

E’ ormai chiaro per me nella mia recensione della letteratura sul terrorismo che tanti – mi piacerebbe anche dire, la maggior parte – degli autori principali hanno una comprensione minima, nella migliore delle ipotesi [20], e di  grave malinteso, nel peggiore dei casi, dei processi di influenza di cui siamo così consapevoli e in sintonia e che sono certamente in gioco qui. Uno degli esperti di terrorismo più altamente considerato recentemente ha ripetuto quello che ha scritto in un libro precedente [21],  sostenendo che i  giovani musulmani non sono suscettibili di lavaggio del cervello [22] e, pertanto, che non c’è una spiegazione del perché essi vengono coinvolti in organizzazioni e attività terroristiche. Se Marc Sageman capisse cosa è il lavaggio del cervello, non potrebbe fare una tale affermazione di chiusura mentale.

Ironia della sorte, Sageman continua a descrivere il processo in quattro fasi secondo le quali i giovani si radicalizzano – un processo che, per lui, va un po’ magicamente dall’esperienza personale all’ideologia di una rete sociale in cui si chiacchiera di cose fino all’azione. Non una sola parola circa il processo di cambiamento di un individuo che deve passare attraverso un procedere dalle parole ai fatti, soprattutto quando si tratta di violenza, di azioni estremiste. Nessuna menzione degli elementi chiave dell’influenza (forse anche, oserei dire, di coercizione?)

Critica a tale processo.

Mentre il terrorismo è una questione importante, dobbiamo anche tenere a mente che una cultura della paura è stata generata – almeno negli Stati Uniti – tanto da considerare l’attività terroristica come una minaccia più grande di quella che è. Uno studio recentemente pubblicato dai ricercatori della Simon Fraser University indica che, se mettiamo da parte la guerra in Iraq, gli atti di terrorismo e le conseguenti perdite sono calati negli ultimi cinque anni – di oltre il 40% dal 2001 [23]. Inoltre c’è stato un calo del 54% tra il 1985 e il 2004 del numero dei gruppi in Medio Oriente e Nord Africa che agiscono con violenza. Una causa di questo, secondo lo studio, è l’enorme calo di sostegno alle organizzazioni terroristiche islamiste nel mondo musulmano. Prove storiche rivelano che una volta che perdono il sostegno pubblico le campagne terroristiche tendono ad essere abbandonate o sconfitte.

Abbiamo visto il fenomeno stesso qui negli Stati Uniti nel 1970, quando il Weather Underground, un gruppo di radicali estremisti di sinistra, si staccò dal gruppo pacifista più moderato, Studenti per una società democratica. I Weathermen, che fecero esplodere alcuni edifici – e se stessi – sono stati molto rapidamente isolati e divenuti ininfluenti. Così è stato per il gruppo radicale Earth First!, quando fissavano chiodi negli alberi e altri atti potenzialmente violenti per fermare il trasporto del legame. Molti persero interesse e sostennero i gruppi ambientalisti più moderati. Lo stesso effetto di contenimento ha avuto luogo quando estremisti spronati dall’Esercito di Dio e da diversi altri gruppi di odio incitavano l’omicidio dei medici abortisti. Almeno tre medici e quattro membri del personale della clinica furono uccisi. Le Cliniche furono bombardate e si verificarono atti vandalici; il personale e i volontari furono inseguiti e perseguitati. In definitiva, il risultato è stato di emarginare chi promuove l’estremismo ideologico e di isolarne i suoi autori.

Così, mentre noi certamente vogliamo mantenere la nostra attenzione sui gruppi terroristici che utilizzano le tecniche dei culti per reclutare e convertire i fedeli seguaci in agenti schierabili, non dobbiamo dimenticare quello che io ritengo essere la nostra prima priorità – tutti quei culti presenti in mezzo a noi.

* * *

Ho citato i gruppi politici e le organizzazioni terroristiche nella stessa frase in cui ho usato la parola “cult”. Voglio essere chiara su che cosa intendo quando uso la parola “cult”. Inoltre, vorrei affrontare la controversia in corso che la circonda, un dibattito che, purtroppo, ci affligge ancora e qualche volta ci distrae e ci distoglie dai nostri maggiori obiettivi.

In un recente pezzo del New York Times, gli autori sostengono che i terroristi amano essere chiamati jihadisti perché li associa ad un termine che ha connotazioni positive [24] così come alcuni culti sicuramente vorrebbe essere chiamati  “nuovi movimenti religiosi” (NRM), perché li mette in una luce positiva. (Tranne ovviamente un culto come quello in cui ero io, che era politico: “religioso” non è certo un identificatore appropriato per un tale gruppo, che è esattamente parte del problema con il termine NRM). Nel caso dei terroristi, una volta che si chiamano jihadisti, si inseriscono nel bel mezzo di un quadro religioso, trasformando la discussione verso la teologia e lontana dal terrorizzare e dall’intimidire il pubblico e dall’assassinio di innocenti. La Jihad ha grande onore; si devia dalla violenza illegale e dal disordine. Gli autori della pagina interna del giornale affermano: “L’etichetta può sembrare antica, ma il terrorismo è una parola riconosciuta a livello internazionale per un crimine riconosciuto a livello internazionale. Se vogliamo vincere la guerra delle parole, faremmo bene a scegliere quelle che usiamo con maggiore attenzione” [25].

Per quanto riguarda i NMR io sono a volte colpita dalla mancanza del pensiero complesso tra alcuni studiosi. Per primo, sembrano pensare che se si identifica un gruppo con un culto, allora si può anche dire che non è una religione, o una “nuova” religione, come se uno esclude necessariamente l’altra. Si danno una pacca sulla spalla e sostengono che  “le guerre ai culti” sono finite. Non così in fretta, mi dico.

Visto quello che sta accadendo in tutto il mondo di oggi, la loro posizione idiota e il loro incantesimo incessante che il lavaggio del cervello non esiste, mette loro stessi dalla parte sbagliata della storia.

E ora un dibattito tra di loro sembra essere incentrato su ciò che significa “nuovo”. Dopo quanti anni qualcosa non è più “nuova“? Penso che non sia questo il punto. Quali siano le caratteristiche di  interesse che spieghino cosa sia un culto, che ci fa capire questo termine – che si tratti di un NRM o vecchio RM, un club, un gruppo politico, una scuola di karate, un comune, una famiglia, un gruppo di psicoterapia , un gruppo UFO, e così via. A questo proposito, dobbiamo guardare i modelli di struttura, le relazioni sociali, le relazioni di potere e i  comportamenti che permettono di caratterizzare qualcosa come un culto.

Altrettanto importante, come accennato in precedenza, non avendo un indentificatore concordato comune e neutro – o interdisciplinare – ci ritroviamo con nessun linguaggio con cui parlare di quei gruppi che non sono basati su ideologie teologiche, come il mio vecchio gruppo e come molti altri. Così come il termine terrorismo è riconosciuto a livello internazionale, mi riferiscono che il termine “setta” ha una solida base: nelle scienze sociali, che sono la sociologia, l’antropologia, la criminologia, le scienze politiche, la psicologia sociale e la psicologia; nelle scienze umane, negli studi religiosi, nella storia e negli studi americani; così come nella teoria della struttura e dell’organizzazione. Non importa che alcuni accademici simpaticizzanti e portavoci delle sette vorrebbero farci credere – o ancora più importante, avrebbero il supporto, la professione legale e del pubblico in generale,  –  che non esiste una cosa come un culto e una cosa come il lavaggio del cervello.

In una sorta di fuorviante correttezza politica, gran parte dei media può aver fatto marcia indietro, scegliendo “setta” la maggior parte del tempo. E alcuni tribunali potrebbero essere stati ingannati dalle tattiche ingannevoli aggressive di alcuni cosiddetti esperti, anche se alcuni tribunali hanno compreso questo e hanno permesso testimonianze, per quanto riguarda l’influenza indebita del controllo cultuale. E posso dire che il pubblico non è così stupido. La gente capisce questi termini.

Ora io non intendo dire che sia così semplice, o che non ci sono alcune incomprensioni o istanze precipitose o mal classificate che possono andare avanti. Realisticamente, questo è il caso con qualsiasi cosa controversa.

Sì, culto è un concetto controverso [26]. Tuttavia questo non significa che dobbiamo gettare tale termine. Ha una buona base; è stato riconosciuto più volte; ed ha uno scopo.

Abbiamo bisogno di fare un lavoro migliore per spiegarlo? A volte, sì.

Abbiamo bisogno di parlare quando è utilizzato in modo improprio o troppo in fretta? Sì, naturalmente.

Il termine culto ha assunto una connotazione negativa? Sì, credo che questo sia valido per alcune persone in alcuni casi.

Alcuni culti, se non tutti, hanno la responsabilità di questo? Sì, credo che sia così.

I culti diventano disperati e talvolta agiscono sotto la minaccia di pressioni esterne o della percezione di sentirsi “perseguitati“? Sì, alcuni di loro lo fanno. Ma questo non significa che dobbiamo stare zitti e andare via, che dobbiamo interrompere il nostro studio su di loro o cessare di ritenerli responsabili rispetto ad un comportamento umano decente e alle leggi del paese. In realtà, si è visto che la pressione esterna ha portato talvolta un culto a cambiare o “ammorbidire” le sue pratiche, come il culto poligamo FLDS che sta effettuando sanzioni per i  matrimoni con minorenni. Il controllo pubblico a volte paga, e lo dico con la precisazione che non sto sostenendo l’intervento del governo ingiustificato o il passaggio di leggi che possano limitare le nostre libertà. Ma la libertà viene inoltre fornita con l’obbligo di agire in modo responsabile.

Abbiamo bisogno di migliorare e approfondire la nostra comprensione del fenomeno in tutte le sue manifestazioni? Sì, naturalmente. Questo è il motivo per cui la nostra ricerca in corso è così vitale. Perché dobbiamo sforzarci di pubblicare attraverso le discipline. Dobbiamo portare il nostro punto di vista là fuori  in seri, sostanziali, articoli e libri.

Dobbiamo continuare a lottare – strategicamente ed elegantemente – contro la lista nera accademica che Ben Zablocki ha scritto più di 10 anni fa [27]. E non solo la lista nera su ogni discussione di lavaggio del cervello, mentre scriveva in quel particolare articolo, ma anche noi dobbiamo lottare contro ed esporre la difficoltà di ottenere che tutto ciò che ha pubblicato presenta una prospettiva critica dei culti in generale o di un gruppo specifico – non importa quanto ben studiato e motivato può essere il lavoro.

E – estremamente importante – dobbiamo ancora lavorare per convincere la gente a capire meglio la complessità del coinvolgimento nel culto e di impegno, in modo che  la colpa non cada sulla vittima.

Come per ogni area di studio, dobbiamo definire il nostro argomento di interesse  o non saremo in grado di studiare, nè di parlarne. Francamente, credo che creiamo più confusione e problemi per noi stessi e deviamo dai nostri obiettivi didattici e di ricerca, quando usiamo un miscuglio di termini – totalitario, alto-demand, chiuso, autoritario, e così via. Questi sono cosa buona e giusta. Non ho niente contro di loro, davvero. In realtà, mi sono resa colpevole di questo esercizio di evitamento. Ma in realtà, non è vero che  stiamo solo esitando dal dire le cose come realmente stanno?

Ero molto rincuorata il mese scorso quando il Prosecution Service Corona britannico ha stabilito che la parola culto non era “abusiva o offensiva“.  Questo è stato scritto in una relazione della polizia di Londra rilasciata su un giovane uomo che faceva picchettaggio in una delle manifestazioni anonime di fronte a Scientology. La polizia ha insistito affinchè  il ragazzo togliesse dal suo cartello  la parola “culto“. Quando l’atto di citazione ha ottenuto il risultato, la madre ha detto che la decisione è stata “una vittoria per la libertà di espressione” [28] – e in effetti  lo è stata.

Che cosa ci riserva il futuro?

Come ho scritto nel mio libro  Bounded Choice, “La combinazione della leadership carismatica, un sistema di credenze trascendente, impegno personale e la pressione sociale e psicologica è la dinamica chiave” [29]. E’ la chiave per la trasformazione dell’individuo dal credente dedicato all’agente schierato e rappresenta il nucleo di ciò che dobbiamo cercare di trasmettere agli altri. Sottomettersi al dominio di un leader carismatico è un processo intimo e complesso; è unico per ogni capo e ogni devoto. Tuttavia, esaminando le somiglianze di influenza carismatica e di controllo nelle sue varie forme, ci troviamo ad acquisire una più profonda comprensione di questo fenomeno enigmatico. Diventiamo anche meglio attrezzati per condividere la nostra conoscenza con altri professionisti interessati e con il pubblico in generale.

Tanto sta accadendo nel mondo di oggi, dove possiamo contribuire. Una serie infinita di eventi ci chiama:

• La recente situazione con la Chiesa Fondamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (FLDS), comunità nel Texas.

• Il profeta/leader della FLDS, Warren Jeffs, condannato lo scorso anno di essere complice di stupro perchè responsabile di un matrimonio tra un giovane uomo e una ragazza di 14 anni, e di fronte, oltre ai diversi incarichi in Arizona. [30]

• Le proteste selvaggiamente creative degli Anonymous in tutto il mondo.

• Il flusso incessante di persone vulnerabili in organizzazioni terroristiche

E ci sono un sacco di altri incidenti:

• Tre grandi “dream homes” cui è stato appiccato il fuoco da eco-terroristi, il Fronte di Liberazione della Terra, un gruppo che. insieme con il Fronte di Liberazione Animale, ha commesso e rivendicato centinaia di attacchi criminali negli ultimi dieci anni. Questo ha fatto sette milioni di dollari di danni. [31]

• Un gruppo di seguaci (tra cui almeno quattro bambini) di un leader di una setta russa si sono barricati in una grotta a circa 400 km a sud est di Mosca, per più di sette mesi in attesa del giorno del giudizio. [32]

• Una intervista ad un leader di culto egocentrico che dichiara di essere il Messia, che ha ammesso nel video di aver “giaciuto nudo” con tre ragazze minorenni (uno di appena 12 anni), è stato arrestato e accusato di contatto sessuale criminale con un minore circa una settimana dopo che il programma fosse in onda sul canale National Geographic. [33]

Tutto questo e molto altro ci dice che l’estremismo ideologico è vivo e vegeto. I culti prosperano sull’estremismo ideologico. Attraverso meccanismi noti di influenza e di controllo – i modelli che abbiamo visto più volte in questi gruppi – le vite individuali diventano sempre più costrette, a volte gradualmente, a volte piuttosto rapidamente. Le menti sono modellate per rispondere nel modo approvato culto. Nel caso di coloro che sono nati o cresciuti in un culto, queste influenze di controllo sono ovunque intorno a voi, dalla nascita, fin dall’infanzia. Per chi è cresciuto in un ambiente del genere il gruppo può lasciare un’impronta ben oltre quello che molti di noi possono iniziare a comprendere.

Sono attualmente impegnata in un progetto di ricerca, intervistando persone che sono nate o cresciuti in un culto. Ciò che rende unica la popolazione che sto intervistando è che tutte queste persone hanno lasciato il culto per conto proprio, sia in adolescenza o nella prima età adulta. Sono così umiliata e intimorita dalle storie di vita che queste persone coraggiose stanno condividendo con me. E la buona notizia è che essi sopravvivono. Costruiscono vite, hanno relazioni, vanno a scuola, costruiscono le proprie carriere, e per capire le loro emozioni e ciò in cui credono, hanno coraggiosamente lottato con problemi di identità e di questioni di vita pratica, spesso senza una mano.

E’ stato chiaro da tempo che questa è la nuova popolazione che richiede la nostra attenzione. Le loro esperienze, le loro intuizioni sono l’aggiunta di una nuova dimensione alla nostra base di conoscenze. Grazie a loro, vorrei sostenere che la comprensione scientifica della “resilienza” sarà notevolmente ampliata. Anche loro sono i nostri eroi.

Ho letto qualcosa su Internet, l’altro giorno: un professore con dottorato di ricerca ha scritto, “I kamikaze sono determinati geneticamente a diventare assassini,” nel senso che sono nati in questo modo. Personalmente e professionalmente, non lo credo che per un minuto.

In realtà, la nuova ricerca sul cervello ci sta mostrando che gli anni dei “tradizionalisti cablati” sono finiti. Questa nuova area di studio, denominato neuroplasticità, valuta se o no il cervello è fisso o flessibile nella sua struttura e nelle capacità [34]. E da questa ricerca stiamo imparando che il cervello adulto può cambiare, che “il cervello umano è quasi infinitamente malleabile … qualcuno è abituato a pensare che il nostro reticolo mentale è stato in gran parte determinato dal tempo fin che abbiamo raggiunto l’età adulta. Ma i ricercatori del cervello hanno scoperto che questo non è così” [35]. Anche la mente degli adulti è molto plastica, ci dicono. E tali adattamenti si verificano anche a livello biologico. Se il cervello è in grado di riprogrammare se stesso “al volo”, come uno neuroscienziato ha riferito, [36] allora sicuramente il nostro cervello può anche essere manomesso da altri che hanno influenza su di noi. Questa nuova scienza ci serve in due modi:

In primo luogo, ci aiuterà a comprovare la nostra posizione che il lavaggio del cervello esiste. Che le persone possono cambiare grazie agli sforzi concertati dei sistemi cultuali di influenza e di controllo.

Quando ho scritto in una poesia, poco dopo aver lasciato il mio culto, “Hanno preso il mio cervello e mi hanno reso qualcosa di diverso da quella che volevo essere” [37] non avevo le parole scientifiche allora, ma sapevo che mi era stato fatto il lavaggio del cervello – e sapevo io l’avevo fatto ad altri.

In secondo luogo, la ricerca sulla neuroplasticità ci dà nuovi modi per capire e studiare il processo di recupero quando qualcuno lascia un culto.

Concludo con una sfida e una speranza. I culti sono disponibili in tutte le dimensioni e forme, con una varietà di credenze e pratiche. Ma in realtà non sono misteriosi come i media a volte ci riportano, lasciandoci con slogan sconcertanti piuttosto che esplorazioni sostanziali che fanno luce e portare chiarezza [sul fenomeno ndt]. Abbiamo alcune definizioni di lunga data e un insieme di caratteristiche che possono essere associate con questi gruppi. Andiamo al loro fianco. Usiamoli. Cerchiamo di essere noi a far luce. Se un ragazzo di 16 anni a Londra non è stato intimidito da tattiche intimidatorie, tu non sei uguale.

Non possiamo rifuggire dai nuovi sviluppi, come ad esempio nel campo delle neuroscienze, ma non dobbiamo dimenticare le opere fondamentali di Robert Jay Lifton, Edgar Schein, e Margaret Thaler Singer. Il lavoro di Bruce Perry [38] è degno della nostra attenzione. E, naturalmente, non dobbiamo ignorare le spiegazioni socio-psicologiche di base provenienti da Asch, Milgram, Janis, Goffman, Cialdini, Zablocki, me e  altri.

I culti in realtà non fanno nulla di nuovo o di diverso da ciò che è stato fatto per l’eternità. Sono solo molto bravi a confezionate l’influenza e il controllo in un modo molto deliberato. Credo che sia nostra responsabilità come movimento e di vitale importanza per la formazione,  formare una nuova generazione di studiosi e professionisti per affrontare questa sfida.

Notes

[1] This section of the presentation honoring people in the field of cultic studies has been deleted from this version of the Keynote Address.

[2] Lalich, Janja. Bounded Choice: True Believers and Charismatic Cults. Berkeley: University of California Press, 2004.

[3] Isaacson, Barry. “The secret letters of the Jonestown death cult.” The Spectator (UK), May 14, 2008.

[4] Singer, Margaret Thaler, with Janja Lalich. Cults in Our Midst. San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1995.

[5] Lalich. Bounded Choice, p. 10.

[6] Mayer, Jean-Francois. “‘Our Terrestrial Journey Is Coming to an End’: The Last Voyage of the Solar Temple,”Nova Religio, 1999, 2(2), pp. 172-196.

[7] Lalich, Bounded Choice.

[8] Lalich, Bounded Choice, p. 12.

[9] Lalich, Bounded Choice

[10] Associated Press. “Manson follower Van Houten denied parole for 18th time.” Enterprise-Record (Chico, CA), August 30, 2007.

[11] Taylor, Michael. “SLA’s Legacy a Violent Void.” San Francisco Chronicle, November 11, 2002, pp. A1, A12.

[12] See http://www.surrealist.org for the perspective of former gurukulis.

[13] Williams, Miriam. Heaven’s Harlots: My Fifteen Years as a Sacred Prostitute in the Children of God Cult. New York: Eagle Brook/ Morrow, 1998. See also: Lattin, Don. Jesus Freaks: A True Story of Murder and Madness on the Evangelical Edges. San Francisco: HarperOne, 2007; and Jones, Kritina, Celeste Jones, & Juliana Buhring. Not Without My Sister: The True Story of Three Girls Violated and Betrayed. London: Harper Element, 2007.

[14] Lalich, Bounded Choice, p.10.

[15] Palmquist, Matt. “Bioterror in Context: How and Why the Threat of Bioterrorism Has Been So Greatly Exaggerated.” Miller-McCune, June-July 2008, pp. 72, 73-76.

[16] Lifton, Robert Jay. Destroying the World to Save It: Aum Shinrikyo, Apocalyptic Violence, and the New Global Terrorism. New York: Metropolitan Books, 1999.

[17] Clark, William R. Bracing for Armageddon?: The Science and Politics of Bioterrorism in America. New York: Oxford University Press, 2008.

[18] Palmquist, “Bioterror in Context.”

[19] Damon, Arwa. “Iraqi woman describes daughter’s descent into suicide bombing.” CNN.com, June 6, 2008.

[20] For an intelligent understanding of indoctrination of terrorists, see The Faces of Terrorism: Social and Psychological Dimensions by Neil J. Smelser (Princeton, NJ: Princeton University Press, 2007).

[21] Sageman, Marc. Understanding Terror Networks. Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2004.

[22] Sageman, Marc. “Explaining Terror Networks in the 21st Century.” Footnotes (American Sociological Association), May/June 2008, p. 7.

[23] Zakaria, Fareed. “What’s really scary about terror statistics.” San Francisco Chronicle, May 27, 2008.

[24] Singer P.W., and Elina Noor. “What Do You Call a Terror(Jihad)ist?” New York Times, June 2, 2008.

[25] Singer and Noor. “What Do You Call a Terror(Jihad)ist?”

[26] Smelser. Faces of Terrorism, p. 239.

[27] Zablocki, Benjamin D. “The Blacklisting of a Concept: The Strange History of the Brainwashing Conjecture in the Sociology of Religion.” Nova Religio 1997, 1(1), pp. 96-121.

[28] Dawar, Anil. “Schoolboy avoids prosecution for branding Scientology a cult.” The Guardian (UK), May 23, 2008.

[29] Lalich. Bounded Choice, p. xvi.

[30] Dobner, Jennifer. “Jury reaches verdict at polygamist trial.” Associated Press, September 25, 2007.

[31] Gillespie, Elizabeth M. “Dream homes set afire, apparently by eco-radicals.” San Francisco Chronicle, March 4, 2008, p. A3.

[32] “Hope for end to Russia cave siege.” BBC News, March 29, 2008.

[33] “Inside a Cult,” first broadcast on the National Geographic Channel, April 23, 2008. See also: Baker, Deborah, “New Mexico sect leader accused anew of sex abuse.” Associated Press, May 20, 2008.

[34] Doidge, Norman. The Brain That Changes Itself. New York: Penguin, 2007. See also: Schwartz, Jeffrey M., and Sharon Begley. The Mind & The Brain: Neuroplasticity and the Power of Mental Force. New York: Harper Perennial, 2003.

[35] Carr, Nicholas. “Is Google Making Us Stupid?” The Atlantic, July/August 2008, pp. 56-63.

[36] Carr. “Is Google Making Us Stupid?”, p. 60.

[37] First published in Lalich, Janja. “The Cadre Ideal: Origins and Development of a Political Cult.” Cultic Studies Journal, 1992, 9(1), 1, pp. 66-67

[38] Perry, Bruce, & Maia Szalavitz. The Boy Who Was Raised as a Dog and Other Stories from a Child Psychiatrist’s Notebook: What Traumatized Children Can Teach Us About Loss, Love, and Healing. New York: Basic Books, 2006.

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Traduzione di Lorita Tinelli

 

Un ringraziamento va a Janja Lalich che mi ha concesso di tradurre  in Italiano questo suo lavoro

 

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

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Disturbo post-traumatico da stress e altre conseguenze del coinvolgimento all’interno di culti

ARCHIVI 2011

“I bambini che crescono all’interno dei culti

vivono in un costante stato d’allarme

Doni P. Whitsett

Disturbo post-traumatico da stress e altre conseguenze del coinvolgimento all’interno di culti

di Doni P. Whitsett, Ph.D, Clinical Professor of social work (Professore in materia di lavoro sociale), Università della California del sud

Introduzione

Il DPTS e gli altri tipi di conseguenze del coinvolgimento all’interno di culti non rappresentano un argomento che può essere interamente coperto in venti minuti. Dunque, ho scelto di discutere di alcuni argomenti forse meno noti e di più recenti informazioni sui traumi, nello specifico sugli aspetti neurobiologici che, credo, diano maggiore potere esplicativo al quadro sintomatico. Credo che il DPTS sia essenzialmente un disturbo della regolazione affettiva. Tanti professionisti nel campo della salute mentale credono che la regolazione affettiva sia la pietra angolare di una buona salute mentale, mentre la disregolazione affettiva sia la base della malattia mentale. In primis, vorrei iniziare con una descrizione del DPTS.

Disturbo post-traumatico da stress.

Secondo la Harvard Mental Health Letter, (Lettera di Harvard sulla salute mentale) del 2007, il DPTS è ora la diagnosi predefinita per tutti i tipi di sintomatologie. Si tratta di un approccio inopportuno, dato che attenua il significato e la gravità della diagnosi. Negli Stati Uniti e altrove, la “bibbia” della salute mentale è il Manuale Diagnostico e Statistico (DSM-IV) che, nonostante le sue imprecisioni, specifica i criteri per una diagnosi identificabile. Secondo il DSM, la definizione di DPTS è la seguente : “Esposizione a un evento che non rientra nella normale esperienza umana”. Per arrivare a questa diagnosi, la sintomatologia del paziente deve includere tre aspetti:

Ricomparsa di ricordi spiacevoli tramite pensieri intrusivi, flashback e/o incubi. Poiché la persona non ha integrato l’esperienze nella sua personalità, questa rimane non metabolizzata e viene rivissuta nella sua forma originale.

Evitamento: la persona evita gli stimoli che possono scatenare i ricordi e portare alla loro ricomparsa e all’iperattivazione. Inoltre, la stessa si isola socialmente per evitare ulteriori tradimenti da parte di persone fidate. Anche il non esprimere le proprie emozioni rientra nella categoria “evitamento”.

L’iperattivazione, il terzo dente di questa struttura tripartita, si riferisce alla mancata capacità di regolare i propri affetti e le proprie emozioni. L’improvvisa attivazione della branca simpatica del SNA porta a scatti di rabbia, a un’imprevedibile risposta iperattiva, a insonnia e mancanza di concentrazione.

Il DPTS complesso si distingue dal DPTS semplice per il grado di impatto sulla vittima. L’essere nato o cresciuto all’interno di un culto, o l’aver vissuto al suo interno per anni, porta a diagnosi di DPTS complesso, visto che gli effetti della crescita all’interno di un ambiente stressante hanno implicazioni significative nello sviluppo. Bessel van der Kolk, un traumatologo di Boston, fornisce una spiegazione piuttosto inclusiva:

Disregolazione affettiva come conseguenza del coinvolgimento all’interno di sette

La regolazione affettiva è la capacità di ritornare alla calma durante un momento di agitazione/ansia e di animarsi in momenti di depressione. Acquisiamo questa capacità tramite un attaccamento saldo alla persona che si prende cura di noi nelle prime fasi, solitamente la madre, che inizialmente assolve a queste funzioni psico-biologiche, risolleva il figlio quando è angosciato e gioca insieme a lui per stimolarlo in maniera ottimale. Se questi bisogni affettivi sono stati soddisfatti, il bambino avrà un attaccamento saldo. Il suo cervello svilupperà gli assoni e i dendriti necessari al funzionamento ottimale del cervello stesso. Sarà così capace di sviluppare da sé le funzioni per calmarsi e consolarsi e non dovrà sempre dipendere dagli altri per la regolazione affettiva.

Passiamo a esaminare lo sviluppo ottimale del cervello.

Affinché il cervello funzioni in maniera ottimale, deve esserci un forte collegamento sinaptico tra le regioni inferiori, più primitive ed emozionali del cervello (tronco cerebrale e sistema limbico) e le regioni corticali superiori (lobi frontali) che ci permettono di pensare, ragionare ed esprimere buoni giudizi. Un cervello ben funzionante ha dei collegamenti robusti tra la parte superiore e inferiore, così da integrare le funzioni legate al pensiero e alle emozioni. Diversamente, le persone o “vivono nella loro testa”, ossia sono incapaci di provare emozioni (come nell’alessitimia), oppure, al contrario, vengono continuamente inondate di emozioni. La sintonizzazione affettiva da parte della madre è per il cervello del bambino l’ingrediente essenziale per poter sviluppare la regolazione affettiva. Simultaneamente alla risposta contingente e tempestiva della madre, il corpo del bambino viene inondato da endorfine, la sostanza chimica del “buon umore”, che gli permettono l’attaccamento alla madre.

Dall’altro lato, i bambini nati o cresciuti in un ambiente altamente stressante, come quello di un culto, vengono derubati del loro diritto acquisito alla nascita di avere dei genitori per cui sia prioritario soddisfare i loro bisogni fisici e affettivi. Sommersi dalle richieste del culto che gli rubano tempo ed energie ed esposti alle vergognose pratiche di cui abbiamo una vasta e ben documentata letteratura, i genitori non sono né affettivamente, né fisicamente disponibili a fornire il saldo attaccamento di cui il bambino ha bisogno per uno sviluppo neurobiologico ottimale. Coinvolti eccessivamente nelle attività relative al culto (per es. proselitismo, raccolta fondi) i genitori spesso considerano i figli un ostacolo nel raggiungimento dei loro obiettivi personali di conseguire l’illuminazione spirituale (culti orientali), ottenere la salvezza (culti biblici) o la salute mentale e l’autorealizzazione (culti di tipo terapeutico). Il legame di attaccamento tra genitori e bambino viene volutamente attenuato perché, considerato che ogni membro è legato a un altro, in tal modo la madre è meno legata e dipende meno dal leader, che esercita quindi un controllo minore. Visto che nei confronti del leader sono come in una posizione da bambino, i genitori diventano come fratelli. Essi hanno abdicato alla loro funzione esecutiva all’interno della famiglia e hanno lasciato l’autorità decisione al leader del culto a cui spesso viene dato il titolo di “padre” o “madre”. I genitori funzionano da “quadri intermedi” (Makowitz e Halperin, 1984) che canalizzano le idee del leader sulla crescita dei figli; la loro lealtà è verificata sulla base della loro obbedienza ai suoi ordini. Arrabbiati e frustrati, i genitori spesso sfogano i loro sentimenti sui propri figli. In tali condizioni di stress, sviluppare un attaccamento solido è difficile se non impossibile, e ci sono delle conseguenze. Gli EEG esaminati mostrano che i bambini figli di madri depresse evidenziano attività eccessiva nel lobo frontale destro, che è indicato come l’origine di emozioni negative e psicopatologie. I ricercatori del Baylor Medical Center hanno inoltre scoperto che i bambini di madri depresse hanno il cervello più piccolo del 20%-30% rispetto ai bambini di madri non depresse. I famosi studi condotti sugli orfani romeni che non hanno mai giocato e non hanno ricevuto attenzioni nell’infanzia, hanno mostrato poca o nessuna attività nelle parti del loro cervello dedicate alle emozioni. Dunque, non erano in grado di dimostrare la capacità di attaccamento a causa del fatto che non provavano nulla.

Reti neurali

 

Un altro importante aspetto per i nostri scopi, relativo allo sviluppo del cervello, è che le reti neurali formatesi nell’infanzia continuano a influenzarci lungo tutta la nostra vita. Nonostante siamo nati con 100 miliardi di neuroni (cellule cerebrali), le connessioni, o sinapsi, tra questi neuroni ancora non sono sviluppate. A seconda dell’ambiente in cui ci si trovi, arriva l’informazione relativa a quali neuroni debbano attivarsi. I neuroni necessari per vivere e adattarsi in quell’ambiente verranno stimolati, quelli non necessari moriranno. Ora se un gruppo particolare di neuroni viene stimolato simultaneamente, questi tendono ad attivarsi insieme. Più succede questo e più è probabile che continuino ad attivarsi insieme. Dunque, se un bambino viene punito per aver fatto domande ai più anziani, i neuroni della “punizione” si attiveranno ogni qualvolta farà domande al leader e subito smetterà di farlo. Come disse il neuroscienziato Donald Hebb “I neuroni che si attivano insieme si legano.” In questo modo, le persone apprendono ciò che è accettabile in un determinato ambiente. Il problema, di certo, si presenta quando un bambino è cresciuto in un ambiente tossico, come quello di un culto. Essendo cresciuto in quell’ambiente, i suoi sentimenti verso se stesso (cattiveria, vergogna), verso gli altri (inattendibilità, inaffidabilità) e verso il mondo (visto come un posto pericoloso) formano un modello negativo che viene poi proiettato verso il mondo esterno, rendendo poi difficile l’adattamento.

Risposta allo stress

Vivere in un ambiente estremamente stressante danneggia la capacità a reggere lo stress stesso. Per capire meglio questo punto, dobbiamo capire la fisiologia della normale risposta allo stress. Di fronte a un imminente pericolo, il corpo libera gli ormoni dell’adrenalina conosciuti come cortisolo e epinefrina. Questi ormoni arrivano al cuore, che comincia a battere più velocemente, e ai muscoli, per preparare il corpo a combattere o a fuggire qualora si pensi di non avere possibilità di vittoria. In un ciclo retroattivo ottimale, conosciuto come asse HPA (asse ipotalamico, pituitario, surrenale), il cortisolo raggiunge un determinato livello che indica al corpo che il pericolo è cessato, che è meglio tornare alla situazione iniziale e che non vi è più bisogno di adrenalina. In questo modo disponiamo di un’extra “velocità warp” quando dobbiamo affrontare un’urgenza, ma non sempre siamo lì. Questo ciclo retroattivo è importante, visto che il cortisolo è essenziale a breve termine ma tossico a lungo termine. Se rimane nel flusso sanguigno troppo a lungo, il cortisolo brucia le connessioni sinaptiche del cervello ed esaurisce gli organi del corpo, determinando ulcere, problemi gastrointestinali, malattie cardiache, ecc. I bambini che crescono all’interno di culti, infatti, vivono in costante stato d’allarme. I loro corpi sono sempre in stato di allerta per combattere o fuggire. Nel periodo in cui il Dott. Bruce Perry lavorava con i bambini di Waco, aveva notato che anche a riposo il cuore degli stessi mostrava una frequenza cardiaca più alta del normale. Mentre la frequenza cardiaca media dei bambini è di 80 battiti al minuto, la frequenza cardiaca a riposo dei bambini del Branch Davidian 6 settimane dopo il disastro di Waco era ancora sopra ai 100. Con l’attaccamento sicuro nell’infanzia viene attenuata la risposta allo stress. Michael Meany, presso la McGill University di Montreal, ha dimostrato che quando i cuccioli di ratto venivano leccati o spazzolati continuamente risultavano meno ansiosi e avevano meno paura da adulti, ossia, dimostravano calma di fronte a una situazione di stress. Nonostante non si possano sempre associare le scoperte della ricerca animale al comportamento umano, gli studi sull’attaccamento sembrano confermare tali scoperte.

Danno ippocampale

Un’altra importante scoperta nella letteratura traumatologica è che le persone che soffrono di DPTS mostrano un volume dell’ippocampo minore rispetto al normale. L’ippocampo è responsabile dell’immagazzinamento degli eventi nei rispettivi “archivi” temporali e quindi dell’accurato consolidamento della memoria. Se l’ippocampo non lavora a livello ottimale, la persona non avrà un’adeguata prospettiva temporale degli eventi della sua vita. Durante un evento traumatico, l’ippocampo viene inondato di cortisolo, l’ormone dello stress, e si scollega. Dunque l’evento non viene sistemato nell’archivio giusto. Quando lo stesso evento viene richiamato nel presente, il corpo reagisce come in passato manifestando la caratteristica iperattivazione osservata nel DPTS. Lo stesso studio summenzionato effettuato sui veterani del Vietnam ha mostrato un volume ippocampale ridotto nel gruppo di persone affette da DPTS.

Dissociazione

Una discussione sulle conseguenze del coinvolgimento all’interno di culti non sarebbe completa senza aver menzionato la dissociazione, considerata la sua penetrazione in questa malattia. Come sappiamo, quando affronta una situazione di pericolo, una persona può combattere o fuggire e, qualora nessuna delle strategie fosse possibile, si “congelerà”. Uno stato di congelamento è uno stato di dissociazione. Fornisce una via di fuga psicologica quando la fuga fisica non è possibile. Questo è il caso di bambini che vivono in famiglie dove regna il caos, la paura e spesso l’abuso. Incapaci di combattere o fuggire, essi si dissociano. La dissociazione assistita è una circostanza in cui viene rilasciata la norepinefrina, fatto che accade quando ci si trova davanti a una persona che affronta un evento traumatico. La norepinefrina è responsabile della restrizione dell’attenzione, fa sì che la persona non si distragga e che le sue facoltà mentali gli permettano di affrontare il pericolo presente. Tuttavia, questo spesso porta a ricordare solamente delle parti di un evento, mentre altri dettagli vengono rimossi. Dalla letteratura traumatologica abbiamo appreso che solo il 15% delle persone che affrontano lo stesso evento svilupperà il DPTS e che le persone più a rischio sono quelle dissociate durante l’evento stesso. Sappiamo inoltre che le persone più a rischio di dissociazione da adulte sono quelle hanno imparato a “scollegarsi” da bambini. La dissociazione è diventato il meccanismo predefinito per affrontare tutte le situazioni di stress. Le pratiche dei culti sono conosciute perché conducono a stati dissociativi: il canto, il ripetere i mantra, il recitare a memoria versi della Bibbia, lunghe lezioni senza pause e lunghi periodi di meditazione sono solo degli esempi. Molti culti insegnano alle persone tecniche per ignorare i dubbi e le sensazioni negative, come ridere mentre qualcuno è triste. In passato ho intervistato un bambino la cui mamma non era in nessun culto e che mi ha confidato di essere preoccupato per lei, visto il suo comportamento bizzarro: abbaiava come un cane ogni qualvolta era ansiosa. Lo faceva spesso. Dopo anni di formazione di questo tipo, il cervello si predispone in modo da disconnettersi quando gli stimoli diventavano troppo pericolosi, come un treno che si sgancia dalla sua destinazione prevista.

Altre conseguenze

Conseguenze spirituali

Si è notato che diversi sintomi sono associati a diversi tipi di gruppi. Nei gruppi che seguono la Bibbia per esempio, l’ex membro spesso riporta di “udire” la voce critica del pastore/ministro che lo ammonisce. Nei gruppi di meditazione occidentali l’attacco sembra venire per lo più dall’interno del gruppo. Dato che i confini tra l’interno e l’esterno del gruppo erano più confusi in questi gruppi in cui veniva insegnato ai membri che Dio è unico nell’Universo, essi credono che il guru possa udire i loro pensieri.

Conseguenze emotive:

Colpa e vergogna sono degli strascichi emotivi potenti che rimangono dall’esperienza nei culti. Colpa per ciò che si è fatto agli altri, in particolare ai bambini, per conformarsi e sopravvivere all’interno del culto; vergogna per essere stati vulnerabili alla manipolazione mentale. Conosciamo storie strazianti di bambini che non andavano a vedere i loro genitori morenti o che non partecipavano a matrimoni e funerali. Anche i racconti di abusi fisici e attacchi verbali da parte di altri membri sono abbastanza frequenti. Ma la vergogna provata nei confronti di ciò che uno era e ciò che uno è diventato è peggiore. La vergogna colpisce nel profondo di una persona. E, diversamente dalla colpa, per cui uno può sempre fare ammenda, per la vergogna non c’è rimedio. Il perdono, degli altri e di se stesso, è la cosa più efficace per guarire queste ferite.

Moralità

Un’altra conseguenza è in termini di moralità. La coscienza del leader del culto, con tutte le sue imperfezioni, diventa lo standard della moralità del gruppo. Tutti gli aspetti della vita vengono coinvolti, in particolar modo la sessualità, che viene inoltre utilizzata per controllare i membri. O si viene incoraggiati a far sesso (ma spesso in modi prescritti) o lo stesso viene proibito (con la ovvia eccezione per il leader). La maggior parte dei culti sono guidati da uomini (pochi sono guidati da donne); gli uomini sono autorizzati a far sesso e lo stupro coniugale non è raro.

Le profezia avverate

Un altro effetto del coinvolgimento all’interno di culti è quello che io chiamo effetto delle profezie avverate. Nei culti, ai membri viene detto che nel caso dovessero abbandonare il gruppo, gli succederà qualcosa di terribile. Per esempio, in un caso da me studiato, veniva detto ai bambini che in caso avessero lasciato il gruppo sarebbero finiti nel tunnel della droga, avrebbero vissuto per la strada e che sarebbero finiti nel giro della prostituzione. Questo è quanto è realmente successo a una mia paziente. Avendo ricevuto la sua istruzione a casa dal gruppo; senza un’istruzione formale, senza titoli o capacità visse in strada per anni, tenendo quei comportamenti che le vennero predetti. Questo elemento ha confermato i poteri profetici del leader del culto nella sua mente. Fortunatamente, prima di tornare nel gruppo entrò in terapia.

Conseguenze nelle relazioni coniugali

Anche l’intimità della coppia viene inibita a causa dell’adesione a un culto così che, nel momento in cui la coppia ne esce, l’intimità stessa risulta arrugginita o inesistente. Mostrare affetto era pericoloso visto che avrebbe richiamato l’attenzione sul legame di coppia e tutto ciò avrebbe minacciato l’onnipotenza del leader. Il leader avrebbe poi trovato un modo per intromettersi nella coppia, spesso seducendo uno dei partner e arrivando ad avere una relazione sessuale con quest’ultimo. Dopo tutto, avere un rapporto sessuale con “Dio” può essere un potente afrodisiaco. L’amore e il sesso non sono collegati e spesso è il leader a scegliere partner inadatti per i membri così da impedire lo sviluppo di una vera intimità. Durante la terapia, poi, le coppie hanno bisogno di un aiuto per ritrovare le motivazioni del voler stare insieme.

Identificazioni e rischi per le coppie

Un’altra conseguenza dell’adesione a un culto è l’identificazione con l’aggressore. I membri spesso fanno proprie le caratteristiche del leader per poter passare dal trauma al trionfo; possono diventare arroganti, sessisti, e addirittura paranoici e proiettare tali comportamenti sul partner. Le coppie in cui entrambi i partner sono stati nel culto sono particolarmente a rischio di varie proiezioni e identificazioni proiettive, dato che entrambi sono stati soggetti a dinamiche simili e non hanno alcuna influenza benefica dall’esterno.

Conclusioni

In conclusione, il coinvolgimento in un culto presenta molte conseguenze. Per poter capire al meglio coloro che ne sono sopravvissuto, ho provato a spiegare alcune delle modalità con le quali la neurobiologia contribuisce al DPTS e le relative conseguenze. Citando M.Teicher:

Il nostro cervello viene scolpito dalla nostra precedente esperienza. Il maltrattamento è uno scalpello che dà forma al cervello per lottare, ma a costo di ferite profonde e resistenti.

Tuttavia, la buona notizia è che il cervello rimane elastico per tutta la vita e che possono formarsi nuove reti neurali all’interno di ambienti educativi e affettivamente favorevoli. C’è speranza per tutti noi!

Riferimenti

Markowitz, A., & Halperin, D. A. (1984). Cults and children. Cultic Studies Journal, 1, 143- 155.

Teicher, M. (2002) Scientific American. 68-75

 

Tratto da:  Atti del Convegno Fecris, 7 maggio 2011, Varsavia

http://griess.st1.at/gsk/fecris/warsaw/Atti%20Varsavia.pdf#page=7

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Il Papa chiede la condanna di qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione

12 Gennaio 2014

Il discorso al corpo diplomatico

Il Papa: «Il terrorismo fondamentalista rifiuta Dio»

Francesco davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede cita gli attentati di Parigi, parla dei «risvolti agghiaccianti» nei conflitti in Siria e Iraq e chiede ai leader musulmani di condannare «qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione». E critica la cultura individualista che «scarta» la famiglia

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Papa fondamentalismo e terrorismo dilagano in Siria e Iraq

 

Il terrorismo fondamentalista «rifiuta Dio stesso», e di fronte ai risvolti «agghiaccianti» per il dilagare del terrorismo «auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione» che giustifica la violenza. È quanto ha detto Francesco questa mattina ricevendo il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel tradizionale incontro d’inizio anno, occasione per il Papa di presentare uno sguardo sulla situazione del mondo.

Il Papa ricordando i racconti della natività, ha detto che fin da subito Gesù Bambino viene scartato, lasciato fuori al freddo. «E se così è stato trattato il Figlio di Dio, quanto più lo sono tanti nostri fratelli e sorelle!». Emblema di questo atteggiamento è il re Erode, che fa uccidere tutti i bambini di Betlemme:  Il pensiero corre subito al Pakistan, dove un mese fa oltre cento bambini sono stati trucidati con inaudita ferocia», ha detto Francesco, assicurando vicinanza alle famiglie delle vittime.

Alla cultura che «rigetta l’altro» e genera «violenza e morte», il Pontefice associa i «numerosi fatti della cronaca quotidiana, non ultima la tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa». Gli altri «vengono visti come oggetti» e «l’essere umano da libero diventa schiavo, ora delle mode, ora del potere, ora del denaro, talvolta perfino di forme fuorviate di religione». Parlando delle conseguenze di questa mentalità, Francesco parla di una «vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi» che accade in varie zone del pianeta, «a partire dalla vicina Ucraina, divenuta drammatico teatro di scontro e per la quale auspico che, attraverso il dialogo, si consolidino gli sforzi in atto per fare cessare le ostilità, e le parti coinvolte intraprendano quanto prima, in un rinnovato spirito di rispetto della legalità internazionale, un sincero cammino di fiducia reciproca e di riconciliazione fraterna».

Francesco parla quindi del Medio Oriente, cita l’intensità dell’incontro in Vaticano con Peres e Abu Mazen, auspica che cessino le violenze e si arrivi a «una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che “la soluzione di due Stati” diventi effettiva». Quindi ricorda gli altri conflitti nella regione, «i cui risvolti sono agghiaccianti anche per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq. Tale fenomeno è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio. Il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico».

«Di fronte a tale ingiusta aggressione  — aggiunge che colpisce anche i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi della Regione, occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato. In questa sede faccio perciò appello all’intera comunità internazionale, così come ai singoli Governi interessati, perché assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria». Un Medio Oriente senza cristiani, osserva, «sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato!».  Il Papa invita gli islamici a far sentire la loro voce contro le violenze: «Nel sollecitare la comunità internazionale a non essere indifferente davanti a tale situazione, auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza».

Francesco ricorda le vittime tra i bambini, e cita la Nigeria, «dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone», spesso «di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio», un «esecrabile commercio che non può continuare!».

Il Papa guarda poi «con apprensione ai non pochi conflitti di carattere civile che interessano altre parti dell’Africa, a partire dalla Libia, lacerata da una lunga guerra intestina che causa indicibili sofferenze tra la popolazione e ha gravi ripercussioni sui delicati equilibri della Regione».  Cita «la drammatica situazione nella Repubblica Centroafricana» e quella del «Sud Sudan e in alcune regioni del Sudan, del Corno d’Africa e della Repubblica Democratica del Congo, dove non cessa di crescere il numero di vittime tra la popolazione civile e migliaia di persone,». Anche in questo caso, Francesco chiede l’impegno dei singoli governi e della comunità internazionale.

Il Papa parla quindi dell’«orrendo crimine che è lo stupro» e che si accompagna alle guerre. «È una gravissima offesa alla dignità della donna, che non solo viene violata nell’intimità del suo corpo, ma pure nella sua anima, con un trauma che difficilmente potrà essere cancellato e le cui conseguenze sono anche di carattere sociale. Purtroppo, si verifica che anche laddove non c’è guerra troppe donne ancor oggi soffrono violenza nei loro confronti».

Francesco ricorda poi che «tra i lebbrosi del nostro tempo vi sono le vittime di questa nuova e tremenda epidemia di Ebola, che, specialmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea, ha già falcidiato oltre seimila vite», e ringrazia quanti «prestano ogni possibile cura ai malati e ai loro familiari».

Un paragrafo importante è dedicato ai profughi e rifugiati. «Quante persone perdono la vita in viaggi disumani, sottoposte alle angherie di veri e propri aguzzini avidi di denaro?». Inoltre «molti migranti, soprattutto nelle Americhe, sono bambini soli, più facile preda dei pericoli, necessitando di maggiore cura, attenzione e protezione». È dunque necessario, spiega il Pontefice, «un cambio di atteggiamento nei loro confronti», con leggi che tutelino i diritti dei cittadini e l’accoglienza dei migranti.

Ma, spiega ancora il Papa, oltre ai migranti, ci sono «tanti altri esiliati nascosti, che vivono all’interno delle nostre case e delle nostre famiglie. Penso soprattutto agli anziani e ai diversamente abili, come pure ai giovani», ricordando che «non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro e che rende il lavoro una forma di schiavitù.

Anche «la famiglia stessa è poi non di rado fatta oggetto di scarto, a causa di una sempre più diffusa cultura individualista ed egoista che rescinde i legami e tende a favorire il drammatico fenomeno della denatalità, nonché di legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la società. Tra le cause di tali fenomeni vi è una globalizzazione uniformante che scarta le culture stesse, recidendo così i fattori propri dell’identità di ciascun popolo che costituiscono l’imprescindibile eredità alla base di un sano sviluppo sociale».

Alla «cara nazione italiana» il Papa rivolge un pensiero di speranza  «perché nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro». Infine, dopo aver ricordato il viaggio che inizia oggi, Francesco auspica «una ripresa del dialogo fra le due Coree», cita l’esperienza positiva di dialogo che ha potuto riscontrare in Albania. E parla dell’esempio positivo del disgelo tra Cuba e Stati Uniti, ponendo fine «a un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini». In questa prospettiva il Papa pensa al popolo del Burkina Faso, impegnato in un periodo di importanti trasformazioni politiche ed istituzionali», guarda con «compiacimento la firma nel marzo scorso dell’accordo che pone fine a lunghi anni di tensioni nelle Filippine», incoraggia «l’impegno in favore di una pace stabile in Colombia, come pure le iniziative volte a ristabilire la concordia nella vita politica e sociale in Venezuela».

Francesco auspica «che si possa presto pervenire ad un’intesa definitiva tra l’Iran e il cosiddetto Gruppo 5+1 circa l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi pacifici, apprezzando gli sforzi finora compiuti» e accoglie «con soddisfazione la volontà degli Stati Uniti di chiudere definitivamente il carcere di Guantánamo».

Il discorso si è concluso con una citazione del discorso di Paolo VI all’Onu nel 1965: «Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità».

 

Sono 180 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea, l’Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale, quella dello Stato di Palestina. Le cancellerie di ambasciata con sede a Roma, incluse quelle dell’Unione Europea e dell’Ordine di Malta, sono 83. Hanno sede a Roma anche la Missione dello Stato di Palestina e gli Uffici della Lega degli Stati Arabi, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

 

Nel corso del 2014 si sono firmati tre accordi: il 13 gennaio, l’Accordo-quadro tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica; il 27 gennaio, il Terzo Protocollo Addizionale dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Malta sul riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni canonici e alle decisioni delle autorità e dei tribunali ecclesiastici circa gli stessi matrimoni, del 3 febbraio 1993; il 27 giugno, l’accordo tra la Santa Sede e la Serbia sulla collaborazione nell’insegnamento superiore.

 

FONTE: VATICAN INSIDER

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-medio-oriente-middle-east-medio-oriente-38506/

 

NOTA: Guarda video qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5c6da9d8-7197-4be7-be52-6f403cce4480-tg1.html

 

NOTA 2: Leggi altri articoli qui:

http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/12/news/papa_agli_ambasciatori_risuoni_con_forza_la_parola_pace-104778506/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/medioriente-papa-gamba-tesa-due-stati-palestina-e-israele-1082022.html

 

 

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Aperta un’inchiesta sul medico, a capo di un culto apocalittico, che rinchiuse i seguaci nel tempio in attesa della fine del mondo. E’ accusato di privazione illegale della libertà e altri delitti

12 Gennaio 2014

Investigan a funcionario por secta apocalíptica

Como parte de la preparación para esperar el fin del mundo, pidió a sus feligreses que retiraran todo su dinero de los bancos, a fin de reunir 100 mil pesos para comprar víveres.

DANIEL BARQUET

Mérida –El secretario de Salud de Yucatán, Jorge Mendoza, confirmó que hay una investigación contra el director del Centro de Salud del municipio de Yobaín, Jesús Leopoldo Magaña, a quien se le identifica como el líder de una “secta apocalíptica”, que tiene el fin de enfrentar “el fin del mundo”.

El pastor, médico y funcionario público está denunciado por privación de la libertad, entre otros delitos. Según su versión, caería un meteorito cerca de Yucatán y una gran ola barrería con el pueblo de Yobaín, a unos 50 kilómetros al Este de la ciudad de Mérida.

Habitantes del municipio afirmaron que el 31 de diciembre el líder de la secta pidió a sus seguidores de la congregación religiosa Casa de Dios, Eben-Ezer, que se encerraran en la iglesia ubicada en el cercano municipio de Dzidzantún, para esperar la caída de un meteorito en el puerto de Santa Clara.

El pastor tendrá que enfrentar problemas legales con tres hombres que fueron a buscar a sus esposas e hijos atrapados, entre ellos, un recién nacido.

Como parte de la preparación para esperar el fin del mundo, pidió a sus feligreses que retiraran todo su dinero de los bancos, a fin de reunir 100 mil pesos para comprar víveres que servirían durante la sobrevivencia de la catástrofe.

Sin embargo, Magaña se negó a entregarles a sus hijos, a pesar de que desde adentro se escuchaban llantos de niños, lo que desesperó más a los padres, quienes recurrieron al apoyo de la policía.

El profeta amenazó a los padres y a los policías con denunciarlos por interrumpir una adoración.

El funcionario se encuentra ausente de sus funciones, pues solicitó vacaciones.

 

FONTE: Milenio

http://www.milenio.com/estados/Investigan_a_funcionario_de_Yucatan-secta_apocaliptica-Jesus_Leopoldo_Magana_0_444555550.html

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