Articoli con tag testimone di Geova

“Per i miei genitori sono posseduto da Satana”. Così un giovane svizzero racconta perché è fuoriuscito dai Testimoni di Geova

19 Agosto 2016

PER I MIEI GENITORI SONO POSSEDUTO DAL DIAVOLO.

L’innamoramento è un tabù e Satana si nasconde dietro Harry Potter: un giovane lettore racconta perché ha lasciato i Testimoni di Geova

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Con i recenti attentati, alcune sette e movimenti religiosi raddoppiano i loro sforzi per convincere nuovi adepti a entrare nelle loro fila. È quello che avevano segnalato a fine giugno i nostri colleghi di  «20 Minuten». L’esperto di sette, Hugo Stamm, intervistato, aveva effettivamente confermato : “Ogniqualvolta il mondo va peggio, alcuni movimenti come i Testimoni di Geova ne approfittano per diffondere quanto più possibile la loro teoria sulla fine del mondo. E l’esperienza ci mostra che riescono a convincere un maggior numero di persone quando i tempi sono difficili“.

Il nostro lettore AM, di 22 anni, è cresciuto sotto l’influenza dei Testimoni di Geova.  In un’intervista rilasciata a “20 Minuten”, ha condiviso le sue impressioni e spiegato perché ha lasciato il movimento.

DOMANDA “Perché ti sei unito ai Testimoni di Geova?

RISPOSTA “Non ho avuto altra scelta. Ho fatto parte della comunità dalla mia nascita. I miei nonni hanno aderito ai Testimoni di Geova perché non trovavano più alcun senso nella fede cattolica”

 

DOMANDA “Cosa ti ha spinto a lasciare la comunità a 18 anni?”

RISPOSTA ” Più crescevo più mi sentivo limitato nella mia libertà. Avevo amici esterni alla comunità e volevo uscire e fare alcune cose con loro. Ma i Testimoni di Geova demonizzano tale tipo di attività. In particolare perché questo consente di entrare in contatto con l’altro sesso. Per la comunità, Satana si nasconde anche dietro <<Harry Potter>> e i Pokémon”.

 

DOMANDA” Cosa succede se un membro dei Testimoni di Geova si innamora?”

RISPOSTA “E’ molto complicato. Loro accettano le relazioni solo se le due persone intendono sposarsi. Quando ho mostrato interesse per una ragazza, potevo incontrarla solo in compagnia di altri membri della comunità>>

 

DOMANDA” Come hanno reagito i tuoi genitori quando hai annunciato che volevi lasciare la comunità?”

RISPOSTA” Hanno detto che ero posseduto dal diavolo. Per molto tempo hanno ignorato la mia decisione. Mia madre ha pianto molto. Avevo una cattiva coscienza”

 

DOMANDA”E attualmente come ti senti?”

RISPOSTA” Mi sento adulto. Esco come gli altri e torno all’ora che voglio. Ho fatto anche la Scuola reclute. Una cosa impensabile se fossi ancora testimone di Geova. E ho una fidanzata”

 

Intervista a firma di Bettina Zanni

Vedi altre note alla fonte originale

 

FONTE: 20 Minutes

http://www.20min.ch/ro/news/suisse/story/12444771

 

Libera traduzione a cura favisonlus

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STATI UNITI. Arrestato ex anziano di una congregazione geovista accusato di abusi sessuali continuati su minore nel periodo del suo incarico. Possibili altre vittime secondo le forze dell’ordine

30 Giugno 2016

INSEGNANTE DI SCUOLA E ANZIANO DEI TESTIMONI DI GEOVA ARRESTATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE.

Immagine di repertorio

Un uomo della Carolina del Sud che aveva lavorato una decina di anni fa come insegnante in una scuola privata a Long Beach, è stato arrestato dagli agenti di polizia di Buena Park, per il presunto abuso continuato di un bambino che era stato un suo alunno, hanno reso noto giovedì le autorità.

Il sergente di polizia Mike Lovchik ha informato che l’uomo, il 43enne Jason Gorski di Fort Mill, è stato arrestato il 21 giugno. La vittima era un ragazzino di 12-15 anni all’epoca dell’asserito abuso sessuale.

Jason Gorski

“Gorski ha lavorato come insegnante della scuola frequentata dalla vittima e come anziano nella loro congregazione dei Testimoni di Geova“, ha aggiunto Lovchik “L’abuso sessuale si è verificato dal 2007 al 2009 quando il ragazzino aveva un’età compresa tra i 12 e i 15 anni ed è cessato quando è stato riferito alla chiesa dei Testimoni di Geova, tuttavia solo di recente è stato segnalato alle autorità. Subito dopo tale rivelazione Gorski si è trasferito in Carolina del Sud “.

Il sergente ha spiegato che il suo reparto stava conducendo l’indagine perché i presunti crimini commessi da Gorski erano avvenuti a Buena Park. Sempre in base a quanto riferito dal sergente l’uomo aveva lavorato alla Southwestern Longview Private School, al 4747 di Daisy Ave a Long Beach per circa 3 o 4 anni, terminando quando la scuola era stata chiusa per lavori alla fine dell’anno scolastico 2007. L’uomo, come dichiarato dal sergente Lovchik,  aveva frequentato per molti anni la congregazione dei Testimoni di Geova di Cypress al 8542 della Watson St. a Cypress, ed era stato nominato anziano di congregazione nel maggio 2007.

Dopo la rivelazione (dell’abuso sessuale) nel 2009, Gorki era stato rimosso dall’incarico di anziano ma aveva continuato a partecipare alle funzioni della congregazione” ha precisato Lovchik. Verso il 2010 si era trasferito in Carolina del Sud ed era entrato a far parte di una vicina congregazione nel Nord Carolina.

Nel corso degli anni molti bambini sono stati in contatto con Groski,  in particolare nel periodo della sua attività come insegnante di scuola e leader della chiesa“, ha sottolineato il sergente “Si ritiene possano esservi ulteriori vittime che non hanno ancora denunciato l’abuso subito alle autorità

Altre vittime o persone a conoscenza del presunto abuso commesso da Gorski, sono state esortate a contattare il Dipartimento di Polizia di Buena Park al numero 714-562 -3963.

FONTE: PRESS-TELEGRAM

http://www.presstelegram.com/article/LB/20160630/NEWS/160639983

 

Libera traduzione a cura favisonlus

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Cold case. La misteriosa scomparsa del piccolo Mauro Romano e quel “clima di latente omertà della comunità geovista”

21 Giugno 2016

La scomparsa di Mauro Romano, un caso irrisolto lungo 39 anni

Un bambino di appena sei anni, svanito nel nulla il 21 giugno del 1977. Una storia complessa e intrisa di silenzi e omertà

Scomparso

di Andrea Morrone

LECCE – Ci sono storie che a distanza di quasi quarant’anni continuano a essere avvolte da un alone di mistero e tragicità, capaci di cambiare la storia di una famiglia e di un’intera comunità. Storie destinate a rimanere, forse per sempre, irrisolte. Storie avvolte da una fitta nebbia di omertà e silenzi, che nemmeno gli inquirenti, in lunghi anni d’indagini e riscontri, di ricerche e investigazioni, sono riusciti a diradare.

Come quella di Mauro Romano, il bambino di sei anni svanito nel nulla a Racale la sera del 21 giugno 1977, una ferita profonda che nemmeno il tempo è riuscito a rimarginare. Un “cold case”, una di quelle vicende destinate a essere sepolte tra i casi insoluti, nei faldoni di un archivio e depositata negli annali della cronaca nera come un giallo in attesa di un raggio di luce. Dopo 39 anni trascorsi tra indagini, false rivelazioni e piste che non hanno portato a nulla, la scomparsa di Mauro resta ancora un mistero. Un mistero creato da chi ha visto e ha preferito non raccontare, nascondendosi dietro la comoda e rassicurante protezione della dottrina religiosa. “Gli investigatori – scrive nel 2012 il gip Annalisa De Benedictis nell’ordinanza di archiviazione del procedimento del febbraio scorso – hanno verificato un generale clima di latente omertà nell’ambito della comunità religiosa di cui denuncianti e denunciato facevano parte. Tale aspetto ha avuto un ruolo non trascurabile nella risoluzione della vicenda”.

Per la seconda volta, infatti, il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. Una richiesta di archiviazione accolta dal gip, nonostante l’opposizione del legale della famiglia dello scomparso, l’avvocato Ezio Garzya, che aveva chiesto che siano eseguiti nuovi accertamenti. Era stata la denuncia presentata dai genitori di Mauro, i coniugi Natale Romano e Bianca Colaianni, a portare alla riapertura delle indagini nel maggio del 2010. Una denuncia basata sul racconto, avvenuto nel 1998, di un amico dei genitori di Mauro, morto poi in un incidente stradale circa dieci anni fa. “Non sporgemmo denuncia – scrissero i coniugi Romano – perché la nostra religione non lo permetteva e non lo permette. La nostra religione, infatti, non consente a un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione”. Quel vincolo però era finalmente caduto: quell’uomo non faceva più parte della congregazione. L’uomo, testimone di Geova come i coniugi Romano, riferì che a rapire il bambino era stato una persona vicina ai genitori, che all’epoca della scomparsa di Mauro frequentava la loro casa assiduamente. Il motivo del rapimento era da ricercarsi nel denaro promessogli da qualcuno in cambio del bambino. La denuncia aveva portato all’iscrizione sul registro degli indagati di un 71enne, il barbiere amico della famiglia Romano.

A luglio 2010 la Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, ma il gip aveva rigettato l’istanza disponendo un supplemento d’indagine. Per uno strano caso del destino, come in un romanzo giallo, la tragica storia di Mauro Romano si è intrecciata a quella di Vito Paolo Troisi, boss della Sacra Corona Unita, 41enne, in carcere dal 1997 e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Luciano Stefanelli. In quell’afosa giornata d’estate Mauro, poco prima di sparire, aveva giocato con degli amici nei pressi di un deposito di rifiuti e tra quegli amici c’era proprio Troisi che aveva dichiarato di conoscere Mauro ma di non ricordare nulla di quel pomeriggio. Successivamente l’ex boss aveva chiesto al gip, attraverso un telegramma, di essere ascoltato, affermando di avere nuove rivelazioni da fare. Una pista che non ha trovato, però, riscontri investigativi. Nei mesi scorsi la Procura aveva chiesto nuovamente l’archiviazione del procedimento nei confronti del 71enne, accolta questa volta dal gip, che aveva sottolineato come il clima di omertà della comunità religiosa dei Testimoni di Geova avesse contribuito in maniera evidente a non far emergere la verità.

I genitori di Mauro in tutti questi lunghissimi anni, non hanno mai dimenticato, hanno continuato a vivere nelle loro menti e nei loro cuori una scomparsa dolorosa e un vuoto incolmabile, provando a dare una spiegazione e un volto all’autore di un simile gesto. Una ferita mai rimarginata neanche dai decenni trascorsi, un arco di tempo lunghissimo che è servito solo a provare a ricostruire, tassello dopo tassello, un mistero mai risolto. L’ultimo mistero poco più di un anno fa, con i furto subito dai genitori dello scomparso. Da una cassaforte è stata sottratta, oltre a cinque orologi svizzeri, la copia del fascicolo d’inchiesta relativo alla scomparso del figlio. Ancora più strana e misteriosa è la sparizione di una lunga lettera redatta dalla madre al figlio scomparso in cui la signora Colaianni ha scritto la propria verità riguardo alla dolorosa vicenda. Qualcuno ha trovato il quaderno in cui la donna aveva scritto la lettera, ne ha strappato i fogli, e lo ha rimesso a posto. Un atto, oltre che strano e misterioso, dai contorni inquietanti.

Quel 21 giugno del 1977 era un pomeriggio caldo, afoso, pieno di luce e di mistero come ogni solstizio d’estate. Mauro con il fratello Antonio, di pochi anni più grande, si trovava a casa dei nonni materni, in vico Immacolata a Racale. Natale Romano e Bianca Colaianni, infatti, erano partiti per Poggiomarino, un piccolo comune in provincia di Napoli, per assistere ai funerali del papà di Natale. Antonio si allontanò in compagnia di uno zio per assistere ad una gara ciclistica. Mauro, invece, scomparve nel nulla. Le indagini, condotte dai carabinieri di Casarano, grazie anche all’ausilio di alcuni cani, indirizzarono le ricerche nella località denominata “Castelforte”. Qui in un trullo, precisamente su un giaciglio di erba secca, fu trovato un batuffolo di ovatta, usato, presumibilmente, come tampone narcotizzante. Pochi giorni dopo la scomparsa, i genitori di Mauro ricevettero diverse richieste di riscatto, pari a circa 30 milioni delle vecchie lire. Le indagini in tal senso portarono all’arresto di Antonio Scala, che raccontò che il piccolo Mauro era nella località di Castelforte, in custodia presso una donna con i capelli biondi. Tale riscontro non ebbe però alcun esito. L’uomo fu poi condannato per tentata estorsione.

Quella di Mauro Romano è una scomparsa che in paese nessuno ha dimenticato. E’ tracciata sull’asse Racale-Castelforte, con ogni probabilità, la soluzione di un mistero che ha sconvolto un’intera comunità, facendo leva su omertà e connivenze. Chi sapeva ha preferito tacere, portando nel fondo della coscienza un peso difficile anche da immaginare. Forse, come sostengono nella denuncia i genitori di Mauro, la chiave di questo caso è proprio nella figura di un uomo, così vicino alla famiglia Romano, che potrebbe aver portato via il loro bambino a bordo di una Vespa. Oppure la sua non fu una scomparsa misteriosa ma un tragico incidente, con una giovane vita finita tragicamente in uno dei tanti pozzi di cui è disseminata la campagna del Salento.
FONTE: LECCEPRIMA

http://www.lecceprima.it/cronaca/mistero-scomparsa-mauro-romano-lecce-21-giugno-2016.html

 

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Australia. Anziano testimone di Geova condannato a tre anni di carcere per abusi sessuali su due adolescenti

13 Febbraio 2016

Un anziano Testimone di Geova che violentò due adolescenti vulnerabili conosciuti nella chiesa geovista, è stato condannato ieri a tre anni di carcere  per abuso “distruttivo”.

Church elder is jailed over sex abuse

David Frank Pople, di 68 anni, ha conosciuto i ragazzi nella congregazione della chiesa geovista di Safety Bay e li ha assaliti tra il 1989 e il 1996.

Uno dei ragazzi ha segnalato agli anziani le violenze sessuali nel 1997, ma la polizia non è stata informata degli abusi sino a che il giovane non ha presentato denuncia nel 2014.

Pople venne espulso dalla chiesa nel 1997 per non essere “sufficientemente pentito” e riammesso l’anno successivo alla sua richiesta.

Il Giudice della Corte Distrettuale, Troy Sweeney, ha riconosciuto il fatto che Pople fosse veramente pentito, ma ha dichiarato che l’uomo aveva interferito con il “processo di naturale maturazione” delle sue vittime in “modo molto distruttivo”.

Occorre trasmettere il messaggio che l’abuso sui bambini è abominevole e non sarà tollerato da alcuna società civile“, ha affermato il giudice. ” Loro erano vulnerabili perché erano giovani e perché lei era un anziano di chiesa e il loro capo“.

Quando Pople negli anni ’90 aveva ammesso nel corso di una conversazione con un anziano, di aver assalito uno dei ragazzi, gli fu detto che sarebbe stato costituito un comitato giudiziario per affrontare il problema.

Gli anziani parlarono con Pople in un presunto tentativo di determinare il suo livello di rimorso e poi inviarono una lettera ad alcuni membri della congregazione che spiegava in dettaglio perché era stato espulso.

Pople aveva 40 anni quando aggredì sessualmente i ragazzi al lavoro, sul suo yacht e nella sua casa a Shoalwater.

Era amico intimo dei genitori della sua prima vittima e aveva aiutato la seconda vittima con i suoi studi biblici.

L’avvocato difensore Nick Scerri ha dichiarato alla corte che Pople era sincero con la leadership della chiesa e nel 1997 fece “ammissioni molto franche” su alcuni aspetti della sua colpevolezza.

Ha sostenuto che il suo cliente ha vissuto tre vite ed è stato “profondamente infelice”, quando ha assalito i ragazzi.

“Aveva la vita dell’uomo di famiglia, di padre, di marito”, ha affermato Scerri”. Al contempo, bilanciava gli obblighi religiosi che aveva come leader in quella chiesa. In terzo luogo, era segretamente omosessuale, in modo latente, suppongo”.

Pople si è dichiarato colpevole di sei capi d’accusa concernenti gli abusi sessuali, nonché di violazione della libertà vigilata nel 2014.

Potrà chiedere la libertà vigilata dopo aver trascorso 18 mesi in prigione.

 

Articolo originale a firma di Elle Farcic

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE DELLA NOTIZIA: THE WEST AUSTRALIAN

https://au.news.yahoo.com/thewest/wa/a/30810834/church-elder-is-jailed-over-sex-abuse/

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Regno Unito. Emergono nuove accuse di coperture degli abusi sessuali da parte dei Testimoni di Geova

5 Gennaio 2015

Tratto da: REVEAL from The Center from Investigative Reporting

ORGANIZZAZIONE GEOVISTA ANCORA NELL’OCCHIO DEL CICLONE PER NUOVE ACCUSE DI INSABBIAMENTO DEI CASI DI ABUSO SESSUALE INFANTILE

Le accuse secondo cui i Testimoni di Geova nascondono gli abusi sessuali su minori alle autorità secolari, sono affiorate nuovamente in Inghilterra. La settimana scorsa il Daily Mail ha riferito che il 54 enne testimone di Geova, Ian Pheasey, è stato condannato a 5 anni di reclusione per il soffocamento (strangolamento) di bambine a fini di gratificazione sessuale (fatti risalenti agli anni Novanta). Il procuratore Nicholas Taplow, ha affermato che alle vittime di Pheasey venne detto di tacere e ha aggiunto che “la faccenda fu insabbiata dalla chiesa“.

Intanto nella città costiera di Hartlepool (Inghilterra), nel Mare del Nord, Steve Rose, un ex testimone di Geova, ha dichiarato il mese scorso al The Northern Echo che la religione a cui era affiliato mette in pericolo i bambini.

<<E’ molto difficile per le persone, probabilmente per le più giovani nella chiesa, recarsi in polizia>>, ha detto Rose che ha aggiunto che i Testimoni di Geova lo hanno cacciato e ostracizzato.

Secondo l’Echo, Rose ha fornito informazioni a una commissione governativa che sta indagando le accuse secondo cui le politiche dei Testimoni di Geova non proteggono i bambini dall’abuso sessuale.

Per anni i Testimoni di Geova, in almeno tre continenti, hanno sostenuto cause per cui avrebbero protetto gli abusatori di bambini dalle accuse. Ma più recentemente gli organismi governativi ne hanno preso atto e cominciato a investigare la politica della religione di non segnalare gli abusi sui minori alle forze dell’ordine tranne quando stabilito per legge.

La Charity Commission che regola gli enti benefici nel Regno Unito e Galles, ha avviato la sua inchiesta 18 mesi fa in presenza di una serie di procedimenti di alto rilievo in Inghilterra. Quello più noto è stato il caso di Mark Sewell, testimone di Geova condannato nel 2014 per otto reati sessuali, compreso l’abuso sessuale di una ragazzina di 12 anni.

Secondo il The Mirror , gli anziani della congregazione di Sewell rigettarono le accuse contro di lui e distrussero le prove dei suoi crimini. Kathleen Hallisey, un avvocato che ha rappresentato le vittime di Sewell, ha dieci procedimenti pendenti contro i Testimoni ma auspica che il lavoro della Commissione possa determinare un cambiamenti radicale.

<<L’investigatore ha contattato molti superstiti di abuso e ha avuto una vera comprensione dei particolari problemi in cui versano le vittime di abuso nell’organizzazione del Testimoni di Geova>> ha detto a Reveal. <<Sono fiduciosa che la sua dedizione e diligenza nel perseguire questa indagine condurrà a un reale cambiamento nelle politiche di protezione dei minori della Torre di Guardia>>.

La portavoce della Charity Commission, Sarah Miller, ha scritto a Reveal in una e-mail che gli investigatori non rilasciano dichiarazioni ufficiali, perché l’inchiesta è in corso.

Gli eventi in Inghilterra hanno coinciso con un’ inchiesta della Commissione Reale Australiana che ha scoperto che i Testimoni di tale paese avevano omesso di segnalare più di 1.000 casi di presunti abusi sessuali sui minori alle autorità secolari. La commissione ha segnalato alcuni di questi casi alle autorità di contrasto.

Non vi è alcuna indicazione che le autorità federali degli Stati Uniti stiano indagando le politiche di abuso infantile dei Testimoni.

I Testimoni stanno attualmente combattendo più di una dozzina di azioni legali concernenti gli abusi su minori; funzionari statunitensi presso la sede della religione a New York, hanno dovuto riconoscere di aver raccolto i nomi e gli indirizzi dei presunti violentatori di bambini nelle loro congregazioni per quasi 20 anni. L’organizzazione ha violato ingiunzioni a produrre documenti in almeno due cause in California.

I funzionari dei Testimoni di Geova hanno declinato le ripetute richieste di interviste di Reveal, quando abbiamo esaminato le politiche dell’organizzazione. Invece hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, sostenendo di non proteggere i violentatori di bambini e che le vittime hanno sempre il diritto di denunciare gli abusi alle autorità civili.

Questa settimana hanno rifiutato di commentare i recenti sviluppi nel Regno Unito.

 

Articolo di 

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE: REVEAL

https://www.revealnews.org/blog/in-england-more-accusations-that-jehovahs-witnesses-hid-sex-abuse/

 

NOTA: Sulle vicende del Regno Unito vedi anche post pubblicato quest’oggi sul blog dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia, al link di seguito

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2016/01/05/testimoni-di-geova-del-regno-unito-accusati-di-occultare-gli-abusi-sessuali/

 

 

 

 

 

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Trasfusioni di sangue e Testimoni di Geova: quale responsabilità per il medico?

26 Dicembre 2015

ESTRATTO DELL’ARTICOLO “Responsabilità medica e danni risarcibili

[…] Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che l’art. 32, co. 2, Cost. dispone che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, aggiungendo che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Si tratta di una norma di chiusura rispetto a quella dettata dal comma 1 dello stesso articolo. Infatti:

—     il comma 1 riconosce il diritto alla salute in capo a ciascun individuo e aggiunge che la tutela di tale diritto va perseguita nell’interesse della collettività;

—     il comma 2 limita, per così dire, il potere di tutela spettante allo Stato subordinandolo al consenso della persona la cui salute si vuole tutelare e prevedendo una riserva di legge per le ipotesi in cui, nell’interesse della collettività, si debba procedere anche contro la volontà del dissenziente, nonché fissando, anche in tale ultimo caso, il limite invalicabile del rispetto della persona umana.

Il congegno normativo sopra delineato, dietro la sua apparente chiarezza, in realtà finisce per affermare un principio che non appare di facile e intuitiva comprensione, laddove, rendendo disponibile il diritto alla salute, finisce per subordinare l’interesse della collettività (in funzione del quale quel diritto era stato riconosciuto) all’autodeterminazione del singolo.

Accade, così, che il dettato costituzionale, nato dall’esigenza di evitare illecite interferenze dei pubblici poteri nella sfera del singolo, sia stato incongruamente interpretato come una sorta di magna charta degli autolesionisti e dei suicidi.

Nell’ipotesi di trattamenti sanitari nei confronti di soggetti dissenzienti per motivi religiosi o politici, si è ritenuto che la libertà religiosa o politica, pur espressa con il rifiuto di terapie indispensabili per consentire il mantenimento in vita, essendo prevalente rispetto ad altri diritti di libertà, possa consentire il danneggiamento o la distruzione dell’integrità fisica del dissenziente.

In quest’ottica, si ritiene che la libertà religiosa o politica non possa mai essere derogata e debba a ogni costo prevalere nel contrasto con altri diritti costituzionalmente garantiti (il diritto alla salute) e, più in generale, con altri principi di rilevanza costituzionale.

In realtà, non è affatto vero che il cittadino goda di una libertà illimitata nel perseguire l’osservanza del proprio credo religioso o politico, che è costituzionalmente garantito solo nell’ipotesi in cui non interferisca con diritti aventi pari dignità costituzionale e non si risolva in uno svilimento della persona.

Pertanto, non può sostenersi che la norma costituzionale garantisca e tuteli il credo religioso di chi pratica l’automutilazione del proprio corpo come forma di ascesi mistica o il suicidio come strumento di catarsi, proprio perché, in entrambi i casi, l’annientamento parziale o totale del corpo si configura come atto che ripugna alla coscienza collettiva e all’interesse della comunità, in quanto atto sacrificale, per sua natura non rispettoso dell’integrità fisica e morale del sacrificato, la cui sostanza fisica è vista solo in funzione strumentale rispetto al sacrificio (di cui costituisce l’oggetto o, per meglio dire, un bene di consumo).

Sulla scorta degli stessi principi appare ugualmente immeritevole di tutela il credo religioso che, pur non imponendo ai propri adepti il suicidio come mezzo diretto di ascesi, tuttavia lo preveda come conseguenza indiretta e ineluttabile di pratiche o divieti manifestamente ingiustificati, bizzarri o futili.

È noto, a questo proposito, che i Testimoni di Geova considerano vietata l’emotrasfusione, ritenendo che in alcuni passi del Pentateuco è fatto tassativo divieto di spargere o usare sangue.

Per la verità, i brani biblici cui si fa riferimento fanno divieto di «mangiare la carne con la sua anima, col suo sangue» (Genesi, 9: 3,4). Però, anche argomentando dai passi in cui lo stesso divieto viene espresso in termini diversi (Levitico, 17: 10,14; Atti, 15: 19,20,29 e 21: 25), sembra piuttosto che si tratti di regole dettate per ragioni di igiene alimentare, alla stregua di altre similari, aventi carattere essenzialmente rituale, rinvenibili nelle sacre scritture (si veda, per tutti, il divieto di mangiare carne il venerdì) e in altre religioni monoteiste (si veda la regola del Corano che fa divieto di mangiare carne di maiale).

Né può omettersi la particolare prospettiva storica e sociale dell’epoca nella quale tali regole vennero dettate, epoca in cui la carne costituiva quasi l’unico alimento per l’uomo e in cui la scienza veterinaria e la lotta contro le malattie e le parassitosi animali non avevano propriamente fatto passi da gigante…

Le regole in questione, pertanto, vanno viste come un tentativo di imporre norme di comportamento tendenti a proteggere la comunità e a garantire la sopravvivenza della stirpe.

Del resto, il divieto di trasfusioni di sangue appare assai poco giustificabile se si considera che, da un lato, i Testimoni di Geova non consentono l’uso del sangue per finalità terapeutiche mentre, dall’altro, ammettono l’uso alimentare della carne con la disinvolta giustificazione che essa, dopo la macellazione, ha perduto gran parte del sangue che conteneva.

Effettuare trasfusioni di sangue a un soggetto incosciente (perché, ad es., anestetizzato o in coma) che abbia espresso il proprio rifiuto non significa imporre obbligatoriamente la trasfusione, essendo intuitivo che si ha trattamento sanitario obbligatorio esclusivamente quando il dissenziente non abbia alcuna alternativa rispetto al comando: è necessario, cioè, che il momento coercitivo sia totale e inderogabile e non lasci all’obbligato alcun margine di scelta, come nell’ipotesi del ricovero coatto dei malati mentali o delle vaccinazioni obbligatorie, ovvero nell’ipotesi in cui il dissenziente, per poter rifiutare il trattamento sanitario, dovrebbe, a sua volta, compiere un’azione vietata.

Quest’ultima è l’ipotesi dei detenuti in sciopero della fame, la cui alimentazione forzata avviene non in forza dell’obbligatorietà del provvedimento che la dispone, ma in forza dell’obbligatorietà della custodia (cui il detenuto non può sottrarsi che con l’evasione).

Si tratta, come si vede, di ipotesi anomale in cui la coercibilità del trattamento viene, di solito, giustificata in forza della «garanzia custodialistica»: lo Stato, in sostanza, con la restrizione della libertà personale all’interno della struttura carceraria si assume anche l’obbligo di garantire l’incolumità fisica del detenuto, rendendosene garante nei confronti della comunità. In tal caso, anche i sostenitori del più strenuo garantismo libertario ammettono che, pur in mancanza di un’espressa previsione legislativa, è consentito impedire ogni atto con cui il recluso manifesti una volontà suicida.

Ciò che conta rilevare, quindi, è che il ricovero in ospedale, proprio perché è volontariamente deciso dal paziente (o dai suoi rappresentanti legali), non è equiparabile a un trattamento sanitario obbligatorio, per l’evidente ragione che, non essendo imposta la permanenza all’interno della struttura, non sussiste neppure l’obbligo di subire la terapia in essa praticata.

In conclusione, l’effettuazione delle terapie trasfusionali costituisce espressione del diritto (e, insieme, dell’obbligo) del sanitario e della struttura ospedaliera di praticare le terapie ritenute necessarie, senza per questo imporre al paziente, che con coscienza e volontà dissente, di subirle, potendo egli decidere di allontanarsi.

Da quanto sopra evidenziato emerge, quindi, che il medico può disporre una trasfusione di sangue indispensabile per impedire la morte del paziente in stato di incoscienza, anche contro la volontà del paziente espressa quando egli non era in pericolo di vita.

Questo principio è stato ribadito da una pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso volto a ottenere il risarcimento dei danni proposto da un testimone di Geova il quale, nel corso di un intervento chirurgico, era stato sottoposto a una trasfusione di sangue per l’aggravarsi dell’emorragia, nonostante al momento del ricovero avesse dichiarato, in ossequio alle proprie convinzioni religiose, che non voleva gli venisse praticato tale trattamento.

La Cassazione, in particolare, ha confermato la pronuncia del giudice di merito secondo la quale il dissenso originario non doveva più ritenersi — con una valutazione altamente probabilistica — operante in un momento successivo, davanti a un quadro clinico fortemente mutato e con imminente pericolo di vita e senza la possibilità di un ulteriore interpello del paziente ormai anestetizzato.

La questione della necessità di trasfusione ematica nel corso di un intervento chirurgico è stata affrontata anche da Cass. 26-9-2006, n. 20832, e risolta nel senso che il consenso informato non soddisfa un astratto diritto all’autodeterminazione del paziente, ma tutela il diritto dello stesso alle scelte relative alla sua salute, in funzione di una migliore protezione di questo bene.

Pertanto, una volta acquisito il consenso consapevole per l’intervento chirurgico, l’informazione e il consenso per le varie fasi dell’intervento non possono che essere correlati a quelle che implicano una possibilità di scelta e non a quelle che sono comunque obbligate e per le quali il rifiuto del consenso si risolverebbe nel rifiuto dell’intervento.

Il paziente, quindi, ha il diritto di rifiutare le cure mediche che gli vengono somministrate, anche quando tale rifiuto possa causarne la morte; tuttavia, il dissenso, per essere valido ed esonerare il medico dal potere-dovere di intervenire, deve essere espresso, inequivoco e attuale: non è sufficiente una generica manifestazione di dissenso formulata in un momento in cui il paziente non era in pericolo di vita, ma è necessario che il dissenso sia manifestato ex post, ovvero dopo che il paziente sia stato pienamente informato sulla gravità della propria situazione e sui rischi derivanti dal rifiuto delle cure…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO INTEGRALE QUI:

http://www.laleggepertutti.it/107359_responsabilita-medica-e-danni-risarcibili

NOTA: L’articolo integrale è stato tratto dal volume “Responsabilità del Medico.Tutela civile, penale e profili deontologici” di  Massimiliano Di Pirro, EDIZIONI Simone

Per maggiori informazioni e per acquistare il volume,vedi

http://www.laleggepertutti.it/prodotto/responsabilita-del-medico

 

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Testimone di Geova condannato per aggressioni a sfondo sessuale su ragazzine e bambini. La sua congregazione religiosa coprì per anni gli abusi

24 Dicembre 2015

REGNO UNITO. CARCERE E ORDINE DI REGISTRAZIONE A VITA COME MOLESTATORE SESSUALE  PER UN TESTIMONE DI GEOVA I CUI CRIMINI FURONO COPERTI DALLA CONGREGAZIONE

Un Testimone di Geova che otteneva piacere sessuale dallo strangolare ragazzine, era rimasto impunito per anni  in seguito al fatto che le sue azioni erano state coperte dalla congregazione che frequentava presso la chiesa di Warwick (Regno Unito). Ma il sordido passato del perverso Ian Pheasey lo ha finalmente raggiunto quando una delle sue vittime si è recata coraggiosamente in polizia…

L’uomo è stato condannato a cinque anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole dinnanzi alla Warwick Crown Court per aver aggredito una ragazza provocandole danni fisici e per atti di libidine violenta verso altre due ragazze.

A Ian Pheasey (54 enne) di Langcliffe Avenue aWarwick, è stato anche ordinato di registrarsi a vita come molestatore sessuale ed è stato emesso nei suoi confronti uno Sexual Harm Prevention Order -SHPO- (misura di prevenzione dei reati sessuali),  restringendo il  suo contatto con i bambini.

Il procuratore Nicholas Taplow ha affermato: <<Era un uomo con una particolare attrazione sessuale  per l’atto dello strangolamento, che  figura in due dei tre capi d’imputazione.  Ricavava gratificazione sessuale dallo strangolare i bambini, e molti bambini sono stati strangolati in quel modo nel corso di quelli che ha descritto come ‘scherzi’ >>.

I reati che Pheasey ha ammesso risalgono al 1990 quando era un membro della congregazione presso la Sala del Regno dei Testimoni di Geova della zona di Woodloes a Warwick e la sua prima vittima è stata aggredita nella biblioteca  della Sala del Regno, dove Pheasey era il bibliotecario, all’epoca in cui una bambina di sette anni si recò lì per ottenere un libro.

Pheasey chiuse la porta alle spalle, e come lei prese il libro l’afferrò al collo, soffocandola in modo che non riuscisse a respirare, fino a quando la bambina riuscì a divincolarsi e a correre fuori.

Il giudice Richard Griffith-Jones ha osservato: <<Questo, secondo l’imputato, è stato fatto per gratificazione sessuale, anche se è stato denunciato come aggressione>>.

La bambina aveva troppa paura di  Pheasey per dirlo a qualcuno- e le sue azioni avrebbero potuto rimanere nascoste se non fosse stata per la successiva denuncia della sua seconda vittima.

Quella ragazza aveva 14 anni all’epoca, e quando Pheasey la vide mentre lui stava svolgendo qualche lavoretto per una donna anziana che viveva vicino a casa sua,  la chiamò ripetutamente, e la ragazzina si avvicinò, ha narrato il procuratoreTatlow.

<<Lui l’afferrò al collo, la trascinò in casa e la gettò sul pavimento della cucina, dove le salì addosso e le strinse il collo mentre lei lottava per respirare>>

La ragazza perse conoscenza, rinvenne, ma poi svenne di nuovo prima di riprendersi per una seconda volta e gridare: <<Geova aiutami!>>

I suoi pantaloni erano stati in parte abbassati ed era sofferente e sanguinante – ma Pheasey ha presentato la sua dichiarazione basandosi sul fatto che non l’aveva penetrata.

La lasciò andare, ma come lei  si riprese, con calma, le disse che se lo avesse rivelato a qualcuno, l’avrebbe uccisa, aggiungendo gelidamente che, se è crescendo avesse avuto bambine le avrebbe violentate.

Corse a casa urlando e piangendo e raccontò a sua madre quello che era accaduto – ma le fu solo detto di ripulirsi prima che di essere condotta in ospedale per le ecchimosi al collo da curare.

<<Purtroppo i suoi genitori hanno scelto di nascondere la natura sessuale dell’episodio e le hanno detto di tacere al riguardo. Hanno continuato a sottovalutare la gravità dell’aggressione e la questione è stata insabbiata dalla chiesa >>

Nel corso degli anni la vittima è stata gravemente danneggiata da ciò che era accaduto, soffrendo di flashback e terrori notturni e la sua fede religiosa è stata minata.

Prova rabbia verso i suoi genitori e verso la congregazione per non aver affrontato adeguatamente il caso, ma non è riuscita a parlare apertamente  fino a che non ha appreso che nel 2014 Pheasey aveva ottenuto un lavoro in una casa di cura.

La terza vittima di Pheasey aveva appena sei anni all’epoca in cui lui stava eseguendo qualche lavoro a casa dei suoi genitori;  mentre la bambina si era seduta nel suo furgone, lui entrò  e cominciò a farle il solletico prima di passare la mano sotto la sua gonna, ma si fermò quando lei gridò.

In seguito al suo arresto Pheasey ha sostenuto di non riuscire a ricordare l’episodio in biblioteca, ma ha ammesso di aver stretto le mani intorno al collo di quella ragazza in più di una occasione.

Ha ammesso di aver fantasticato di strangolare la 14enne, di averla adescata con l’intenzione di strangolarla e di essersi eccitato sessualmente.

Il suo legale, Nick Devine, ha affermato: <<L’inevitabile lunga pena detentiva avrà conseguenze devastanti per lui andando in prigione alla sua età per un reato di questo tipo. Non escludo  che sebbene la congregazione dei Testimoni di Geova possa essere criticata per come ha affrontato il caso,  possa aver agito su lui, in parte, per impedire il ripetersi delle fantasie che aveva>>.

Jailed for five years: Jehova's Witness Ian Pheasey

Ian Pheasey

Imprigionandolo, il giudice Griffith-Jones  ha detto a Pheasey: <<Lei ottiene la gratificazione sessuale dall’idea di strangolare i bambini. Questa è una fantasia orribile e sconcertante, tale che mi ha destato una certa preoccupazione quando ho emesso la sua sentenza di condanna. Una delle caratteristiche più gravi è che lo strangolamento rischia di comportare lesioni molto gravi e la morte. Quindi non è semplicemente una questione spaventosa e disgustosa che bambini piccoli siano stati fatti soffrire in quel modo, è il rischio che soffrirebbero di qualcosa di ancora più catastrofico>>.

Della vittima di 14 anni, il giudice ha affermato, tra l’altro,: <<...Purtroppo, quando ha parlato ai suoi genitori le loro priorità sono state del tutto fuori luogo. Come risultato del loro fallimento e delle persone intorno a lei, ha dovuto sopportare questo tremendo ricordo>>.

Dopo aver incarcerato Pheasey, il giudice Griffith-Jones ha elogiato il coraggio di quella vittima a farsi avanti ‘non per aiutare se stessa, ma perché ansiosa che gli altri dovessero essere protetti‘.

 

Estratto e libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/12/26/testimone-di-geova-condannato-per-aggressioni-a-sfondo-sessuale-su-ragazzine-e-bambini-la-sua-congregazione-religiosa-copri-per-anni-gli-abusi/

 

FONTE ORIGINALE DELLA NOTIZIA: Stratford HERALD

http://www.stratford-herald.com/45973-jehovahs-witness-jailed-for-sexually-motivated-attacks-on-girls.html

 

NOTA: Vedi anche la notizia riportata dal Daily mail in data 29 dicembre 2015 qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3377449/Jehovah-s-Witness-strangled-girls-young-six-sexual-thrills-finally-jailed-congregation-covered-crimes-20-years.html

 

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