Articoli con tag testimone di Geova

Regno Unito. Emergono nuove accuse di coperture degli abusi sessuali da parte dei Testimoni di Geova

5 Gennaio 2015

Tratto da: REVEAL from The Center from Investigative Reporting

ORGANIZZAZIONE GEOVISTA ANCORA NELL’OCCHIO DEL CICLONE PER NUOVE ACCUSE DI INSABBIAMENTO DEI CASI DI ABUSO SESSUALE INFANTILE

Le accuse secondo cui i Testimoni di Geova nascondono gli abusi sessuali su minori alle autorità secolari, sono affiorate nuovamente in Inghilterra. La settimana scorsa il Daily Mail ha riferito che il 54 enne testimone di Geova, Ian Pheasey, è stato condannato a 5 anni di reclusione per il soffocamento (strangolamento) di bambine a fini di gratificazione sessuale (fatti risalenti agli anni Novanta). Il procuratore Nicholas Taplow, ha affermato che alle vittime di Pheasey venne detto di tacere e ha aggiunto che “la faccenda fu insabbiata dalla chiesa“.

Intanto nella città costiera di Hartlepool (Inghilterra), nel Mare del Nord, Steve Rose, un ex testimone di Geova, ha dichiarato il mese scorso al The Northern Echo che la religione a cui era affiliato mette in pericolo i bambini.

<<E’ molto difficile per le persone, probabilmente per le più giovani nella chiesa, recarsi in polizia>>, ha detto Rose che ha aggiunto che i Testimoni di Geova lo hanno cacciato e ostracizzato.

Secondo l’Echo, Rose ha fornito informazioni a una commissione governativa che sta indagando le accuse secondo cui le politiche dei Testimoni di Geova non proteggono i bambini dall’abuso sessuale.

Per anni i Testimoni di Geova, in almeno tre continenti, hanno sostenuto cause per cui avrebbero protetto gli abusatori di bambini dalle accuse. Ma più recentemente gli organismi governativi ne hanno preso atto e cominciato a investigare la politica della religione di non segnalare gli abusi sui minori alle forze dell’ordine tranne quando stabilito per legge.

La Charity Commission che regola gli enti benefici nel Regno Unito e Galles, ha avviato la sua inchiesta 18 mesi fa in presenza di una serie di procedimenti di alto rilievo in Inghilterra. Quello più noto è stato il caso di Mark Sewell, testimone di Geova condannato nel 2014 per otto reati sessuali, compreso l’abuso sessuale di una ragazzina di 12 anni.

Secondo il The Mirror , gli anziani della congregazione di Sewell rigettarono le accuse contro di lui e distrussero le prove dei suoi crimini. Kathleen Hallisey, un avvocato che ha rappresentato le vittime di Sewell, ha dieci procedimenti pendenti contro i Testimoni ma auspica che il lavoro della Commissione possa determinare un cambiamenti radicale.

<<L’investigatore ha contattato molti superstiti di abuso e ha avuto una vera comprensione dei particolari problemi in cui versano le vittime di abuso nell’organizzazione del Testimoni di Geova>> ha detto a Reveal. <<Sono fiduciosa che la sua dedizione e diligenza nel perseguire questa indagine condurrà a un reale cambiamento nelle politiche di protezione dei minori della Torre di Guardia>>.

La portavoce della Charity Commission, Sarah Miller, ha scritto a Reveal in una e-mail che gli investigatori non rilasciano dichiarazioni ufficiali, perché l’inchiesta è in corso.

Gli eventi in Inghilterra hanno coinciso con un’ inchiesta della Commissione Reale Australiana che ha scoperto che i Testimoni di tale paese avevano omesso di segnalare più di 1.000 casi di presunti abusi sessuali sui minori alle autorità secolari. La commissione ha segnalato alcuni di questi casi alle autorità di contrasto.

Non vi è alcuna indicazione che le autorità federali degli Stati Uniti stiano indagando le politiche di abuso infantile dei Testimoni.

I Testimoni stanno attualmente combattendo più di una dozzina di azioni legali concernenti gli abusi su minori; funzionari statunitensi presso la sede della religione a New York, hanno dovuto riconoscere di aver raccolto i nomi e gli indirizzi dei presunti violentatori di bambini nelle loro congregazioni per quasi 20 anni. L’organizzazione ha violato ingiunzioni a produrre documenti in almeno due cause in California.

I funzionari dei Testimoni di Geova hanno declinato le ripetute richieste di interviste di Reveal, quando abbiamo esaminato le politiche dell’organizzazione. Invece hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, sostenendo di non proteggere i violentatori di bambini e che le vittime hanno sempre il diritto di denunciare gli abusi alle autorità civili.

Questa settimana hanno rifiutato di commentare i recenti sviluppi nel Regno Unito.

 

Articolo di 

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE: REVEAL

https://www.revealnews.org/blog/in-england-more-accusations-that-jehovahs-witnesses-hid-sex-abuse/

 

NOTA: Sulle vicende del Regno Unito vedi anche post pubblicato quest’oggi sul blog dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia, al link di seguito

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2016/01/05/testimoni-di-geova-del-regno-unito-accusati-di-occultare-gli-abusi-sessuali/

 

 

 

 

 

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Trasfusioni di sangue e Testimoni di Geova: quale responsabilità per il medico?

26 Dicembre 2015

ESTRATTO DELL’ARTICOLO “Responsabilità medica e danni risarcibili

[…] Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che l’art. 32, co. 2, Cost. dispone che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, aggiungendo che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Si tratta di una norma di chiusura rispetto a quella dettata dal comma 1 dello stesso articolo. Infatti:

—     il comma 1 riconosce il diritto alla salute in capo a ciascun individuo e aggiunge che la tutela di tale diritto va perseguita nell’interesse della collettività;

—     il comma 2 limita, per così dire, il potere di tutela spettante allo Stato subordinandolo al consenso della persona la cui salute si vuole tutelare e prevedendo una riserva di legge per le ipotesi in cui, nell’interesse della collettività, si debba procedere anche contro la volontà del dissenziente, nonché fissando, anche in tale ultimo caso, il limite invalicabile del rispetto della persona umana.

Il congegno normativo sopra delineato, dietro la sua apparente chiarezza, in realtà finisce per affermare un principio che non appare di facile e intuitiva comprensione, laddove, rendendo disponibile il diritto alla salute, finisce per subordinare l’interesse della collettività (in funzione del quale quel diritto era stato riconosciuto) all’autodeterminazione del singolo.

Accade, così, che il dettato costituzionale, nato dall’esigenza di evitare illecite interferenze dei pubblici poteri nella sfera del singolo, sia stato incongruamente interpretato come una sorta di magna charta degli autolesionisti e dei suicidi.

Nell’ipotesi di trattamenti sanitari nei confronti di soggetti dissenzienti per motivi religiosi o politici, si è ritenuto che la libertà religiosa o politica, pur espressa con il rifiuto di terapie indispensabili per consentire il mantenimento in vita, essendo prevalente rispetto ad altri diritti di libertà, possa consentire il danneggiamento o la distruzione dell’integrità fisica del dissenziente.

In quest’ottica, si ritiene che la libertà religiosa o politica non possa mai essere derogata e debba a ogni costo prevalere nel contrasto con altri diritti costituzionalmente garantiti (il diritto alla salute) e, più in generale, con altri principi di rilevanza costituzionale.

In realtà, non è affatto vero che il cittadino goda di una libertà illimitata nel perseguire l’osservanza del proprio credo religioso o politico, che è costituzionalmente garantito solo nell’ipotesi in cui non interferisca con diritti aventi pari dignità costituzionale e non si risolva in uno svilimento della persona.

Pertanto, non può sostenersi che la norma costituzionale garantisca e tuteli il credo religioso di chi pratica l’automutilazione del proprio corpo come forma di ascesi mistica o il suicidio come strumento di catarsi, proprio perché, in entrambi i casi, l’annientamento parziale o totale del corpo si configura come atto che ripugna alla coscienza collettiva e all’interesse della comunità, in quanto atto sacrificale, per sua natura non rispettoso dell’integrità fisica e morale del sacrificato, la cui sostanza fisica è vista solo in funzione strumentale rispetto al sacrificio (di cui costituisce l’oggetto o, per meglio dire, un bene di consumo).

Sulla scorta degli stessi principi appare ugualmente immeritevole di tutela il credo religioso che, pur non imponendo ai propri adepti il suicidio come mezzo diretto di ascesi, tuttavia lo preveda come conseguenza indiretta e ineluttabile di pratiche o divieti manifestamente ingiustificati, bizzarri o futili.

È noto, a questo proposito, che i Testimoni di Geova considerano vietata l’emotrasfusione, ritenendo che in alcuni passi del Pentateuco è fatto tassativo divieto di spargere o usare sangue.

Per la verità, i brani biblici cui si fa riferimento fanno divieto di «mangiare la carne con la sua anima, col suo sangue» (Genesi, 9: 3,4). Però, anche argomentando dai passi in cui lo stesso divieto viene espresso in termini diversi (Levitico, 17: 10,14; Atti, 15: 19,20,29 e 21: 25), sembra piuttosto che si tratti di regole dettate per ragioni di igiene alimentare, alla stregua di altre similari, aventi carattere essenzialmente rituale, rinvenibili nelle sacre scritture (si veda, per tutti, il divieto di mangiare carne il venerdì) e in altre religioni monoteiste (si veda la regola del Corano che fa divieto di mangiare carne di maiale).

Né può omettersi la particolare prospettiva storica e sociale dell’epoca nella quale tali regole vennero dettate, epoca in cui la carne costituiva quasi l’unico alimento per l’uomo e in cui la scienza veterinaria e la lotta contro le malattie e le parassitosi animali non avevano propriamente fatto passi da gigante…

Le regole in questione, pertanto, vanno viste come un tentativo di imporre norme di comportamento tendenti a proteggere la comunità e a garantire la sopravvivenza della stirpe.

Del resto, il divieto di trasfusioni di sangue appare assai poco giustificabile se si considera che, da un lato, i Testimoni di Geova non consentono l’uso del sangue per finalità terapeutiche mentre, dall’altro, ammettono l’uso alimentare della carne con la disinvolta giustificazione che essa, dopo la macellazione, ha perduto gran parte del sangue che conteneva.

Effettuare trasfusioni di sangue a un soggetto incosciente (perché, ad es., anestetizzato o in coma) che abbia espresso il proprio rifiuto non significa imporre obbligatoriamente la trasfusione, essendo intuitivo che si ha trattamento sanitario obbligatorio esclusivamente quando il dissenziente non abbia alcuna alternativa rispetto al comando: è necessario, cioè, che il momento coercitivo sia totale e inderogabile e non lasci all’obbligato alcun margine di scelta, come nell’ipotesi del ricovero coatto dei malati mentali o delle vaccinazioni obbligatorie, ovvero nell’ipotesi in cui il dissenziente, per poter rifiutare il trattamento sanitario, dovrebbe, a sua volta, compiere un’azione vietata.

Quest’ultima è l’ipotesi dei detenuti in sciopero della fame, la cui alimentazione forzata avviene non in forza dell’obbligatorietà del provvedimento che la dispone, ma in forza dell’obbligatorietà della custodia (cui il detenuto non può sottrarsi che con l’evasione).

Si tratta, come si vede, di ipotesi anomale in cui la coercibilità del trattamento viene, di solito, giustificata in forza della «garanzia custodialistica»: lo Stato, in sostanza, con la restrizione della libertà personale all’interno della struttura carceraria si assume anche l’obbligo di garantire l’incolumità fisica del detenuto, rendendosene garante nei confronti della comunità. In tal caso, anche i sostenitori del più strenuo garantismo libertario ammettono che, pur in mancanza di un’espressa previsione legislativa, è consentito impedire ogni atto con cui il recluso manifesti una volontà suicida.

Ciò che conta rilevare, quindi, è che il ricovero in ospedale, proprio perché è volontariamente deciso dal paziente (o dai suoi rappresentanti legali), non è equiparabile a un trattamento sanitario obbligatorio, per l’evidente ragione che, non essendo imposta la permanenza all’interno della struttura, non sussiste neppure l’obbligo di subire la terapia in essa praticata.

In conclusione, l’effettuazione delle terapie trasfusionali costituisce espressione del diritto (e, insieme, dell’obbligo) del sanitario e della struttura ospedaliera di praticare le terapie ritenute necessarie, senza per questo imporre al paziente, che con coscienza e volontà dissente, di subirle, potendo egli decidere di allontanarsi.

Da quanto sopra evidenziato emerge, quindi, che il medico può disporre una trasfusione di sangue indispensabile per impedire la morte del paziente in stato di incoscienza, anche contro la volontà del paziente espressa quando egli non era in pericolo di vita.

Questo principio è stato ribadito da una pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso volto a ottenere il risarcimento dei danni proposto da un testimone di Geova il quale, nel corso di un intervento chirurgico, era stato sottoposto a una trasfusione di sangue per l’aggravarsi dell’emorragia, nonostante al momento del ricovero avesse dichiarato, in ossequio alle proprie convinzioni religiose, che non voleva gli venisse praticato tale trattamento.

La Cassazione, in particolare, ha confermato la pronuncia del giudice di merito secondo la quale il dissenso originario non doveva più ritenersi — con una valutazione altamente probabilistica — operante in un momento successivo, davanti a un quadro clinico fortemente mutato e con imminente pericolo di vita e senza la possibilità di un ulteriore interpello del paziente ormai anestetizzato.

La questione della necessità di trasfusione ematica nel corso di un intervento chirurgico è stata affrontata anche da Cass. 26-9-2006, n. 20832, e risolta nel senso che il consenso informato non soddisfa un astratto diritto all’autodeterminazione del paziente, ma tutela il diritto dello stesso alle scelte relative alla sua salute, in funzione di una migliore protezione di questo bene.

Pertanto, una volta acquisito il consenso consapevole per l’intervento chirurgico, l’informazione e il consenso per le varie fasi dell’intervento non possono che essere correlati a quelle che implicano una possibilità di scelta e non a quelle che sono comunque obbligate e per le quali il rifiuto del consenso si risolverebbe nel rifiuto dell’intervento.

Il paziente, quindi, ha il diritto di rifiutare le cure mediche che gli vengono somministrate, anche quando tale rifiuto possa causarne la morte; tuttavia, il dissenso, per essere valido ed esonerare il medico dal potere-dovere di intervenire, deve essere espresso, inequivoco e attuale: non è sufficiente una generica manifestazione di dissenso formulata in un momento in cui il paziente non era in pericolo di vita, ma è necessario che il dissenso sia manifestato ex post, ovvero dopo che il paziente sia stato pienamente informato sulla gravità della propria situazione e sui rischi derivanti dal rifiuto delle cure…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO INTEGRALE QUI:

http://www.laleggepertutti.it/107359_responsabilita-medica-e-danni-risarcibili

NOTA: L’articolo integrale è stato tratto dal volume “Responsabilità del Medico.Tutela civile, penale e profili deontologici” di  Massimiliano Di Pirro, EDIZIONI Simone

Per maggiori informazioni e per acquistare il volume,vedi

http://www.laleggepertutti.it/prodotto/responsabilita-del-medico

 

, , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Testimone di Geova condannato per aggressioni a sfondo sessuale su ragazzine e bambini. La sua congregazione religiosa coprì per anni gli abusi

24 Dicembre 2015

REGNO UNITO. CARCERE E ORDINE DI REGISTRAZIONE A VITA COME MOLESTATORE SESSUALE  PER UN TESTIMONE DI GEOVA I CUI CRIMINI FURONO COPERTI DALLA CONGREGAZIONE

Un Testimone di Geova che otteneva piacere sessuale dallo strangolare ragazzine, era rimasto impunito per anni  in seguito al fatto che le sue azioni erano state coperte dalla congregazione che frequentava presso la chiesa di Warwick (Regno Unito). Ma il sordido passato del perverso Ian Pheasey lo ha finalmente raggiunto quando una delle sue vittime si è recata coraggiosamente in polizia…

L’uomo è stato condannato a cinque anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole dinnanzi alla Warwick Crown Court per aver aggredito una ragazza provocandole danni fisici e per atti di libidine violenta verso altre due ragazze.

A Ian Pheasey (54 enne) di Langcliffe Avenue aWarwick, è stato anche ordinato di registrarsi a vita come molestatore sessuale ed è stato emesso nei suoi confronti uno Sexual Harm Prevention Order -SHPO- (misura di prevenzione dei reati sessuali),  restringendo il  suo contatto con i bambini.

Il procuratore Nicholas Taplow ha affermato: <<Era un uomo con una particolare attrazione sessuale  per l’atto dello strangolamento, che  figura in due dei tre capi d’imputazione.  Ricavava gratificazione sessuale dallo strangolare i bambini, e molti bambini sono stati strangolati in quel modo nel corso di quelli che ha descritto come ‘scherzi’ >>.

I reati che Pheasey ha ammesso risalgono al 1990 quando era un membro della congregazione presso la Sala del Regno dei Testimoni di Geova della zona di Woodloes a Warwick e la sua prima vittima è stata aggredita nella biblioteca  della Sala del Regno, dove Pheasey era il bibliotecario, all’epoca in cui una bambina di sette anni si recò lì per ottenere un libro.

Pheasey chiuse la porta alle spalle, e come lei prese il libro l’afferrò al collo, soffocandola in modo che non riuscisse a respirare, fino a quando la bambina riuscì a divincolarsi e a correre fuori.

Il giudice Richard Griffith-Jones ha osservato: <<Questo, secondo l’imputato, è stato fatto per gratificazione sessuale, anche se è stato denunciato come aggressione>>.

La bambina aveva troppa paura di  Pheasey per dirlo a qualcuno- e le sue azioni avrebbero potuto rimanere nascoste se non fosse stata per la successiva denuncia della sua seconda vittima.

Quella ragazza aveva 14 anni all’epoca, e quando Pheasey la vide mentre lui stava svolgendo qualche lavoretto per una donna anziana che viveva vicino a casa sua,  la chiamò ripetutamente, e la ragazzina si avvicinò, ha narrato il procuratoreTatlow.

<<Lui l’afferrò al collo, la trascinò in casa e la gettò sul pavimento della cucina, dove le salì addosso e le strinse il collo mentre lei lottava per respirare>>

La ragazza perse conoscenza, rinvenne, ma poi svenne di nuovo prima di riprendersi per una seconda volta e gridare: <<Geova aiutami!>>

I suoi pantaloni erano stati in parte abbassati ed era sofferente e sanguinante – ma Pheasey ha presentato la sua dichiarazione basandosi sul fatto che non l’aveva penetrata.

La lasciò andare, ma come lei  si riprese, con calma, le disse che se lo avesse rivelato a qualcuno, l’avrebbe uccisa, aggiungendo gelidamente che, se è crescendo avesse avuto bambine le avrebbe violentate.

Corse a casa urlando e piangendo e raccontò a sua madre quello che era accaduto – ma le fu solo detto di ripulirsi prima che di essere condotta in ospedale per le ecchimosi al collo da curare.

<<Purtroppo i suoi genitori hanno scelto di nascondere la natura sessuale dell’episodio e le hanno detto di tacere al riguardo. Hanno continuato a sottovalutare la gravità dell’aggressione e la questione è stata insabbiata dalla chiesa >>

Nel corso degli anni la vittima è stata gravemente danneggiata da ciò che era accaduto, soffrendo di flashback e terrori notturni e la sua fede religiosa è stata minata.

Prova rabbia verso i suoi genitori e verso la congregazione per non aver affrontato adeguatamente il caso, ma non è riuscita a parlare apertamente  fino a che non ha appreso che nel 2014 Pheasey aveva ottenuto un lavoro in una casa di cura.

La terza vittima di Pheasey aveva appena sei anni all’epoca in cui lui stava eseguendo qualche lavoro a casa dei suoi genitori;  mentre la bambina si era seduta nel suo furgone, lui entrò  e cominciò a farle il solletico prima di passare la mano sotto la sua gonna, ma si fermò quando lei gridò.

In seguito al suo arresto Pheasey ha sostenuto di non riuscire a ricordare l’episodio in biblioteca, ma ha ammesso di aver stretto le mani intorno al collo di quella ragazza in più di una occasione.

Ha ammesso di aver fantasticato di strangolare la 14enne, di averla adescata con l’intenzione di strangolarla e di essersi eccitato sessualmente.

Il suo legale, Nick Devine, ha affermato: <<L’inevitabile lunga pena detentiva avrà conseguenze devastanti per lui andando in prigione alla sua età per un reato di questo tipo. Non escludo  che sebbene la congregazione dei Testimoni di Geova possa essere criticata per come ha affrontato il caso,  possa aver agito su lui, in parte, per impedire il ripetersi delle fantasie che aveva>>.

Jailed for five years: Jehova's Witness Ian Pheasey

Ian Pheasey

Imprigionandolo, il giudice Griffith-Jones  ha detto a Pheasey: <<Lei ottiene la gratificazione sessuale dall’idea di strangolare i bambini. Questa è una fantasia orribile e sconcertante, tale che mi ha destato una certa preoccupazione quando ho emesso la sua sentenza di condanna. Una delle caratteristiche più gravi è che lo strangolamento rischia di comportare lesioni molto gravi e la morte. Quindi non è semplicemente una questione spaventosa e disgustosa che bambini piccoli siano stati fatti soffrire in quel modo, è il rischio che soffrirebbero di qualcosa di ancora più catastrofico>>.

Della vittima di 14 anni, il giudice ha affermato, tra l’altro,: <<...Purtroppo, quando ha parlato ai suoi genitori le loro priorità sono state del tutto fuori luogo. Come risultato del loro fallimento e delle persone intorno a lei, ha dovuto sopportare questo tremendo ricordo>>.

Dopo aver incarcerato Pheasey, il giudice Griffith-Jones ha elogiato il coraggio di quella vittima a farsi avanti ‘non per aiutare se stessa, ma perché ansiosa che gli altri dovessero essere protetti‘.

 

Estratto e libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/12/26/testimone-di-geova-condannato-per-aggressioni-a-sfondo-sessuale-su-ragazzine-e-bambini-la-sua-congregazione-religiosa-copri-per-anni-gli-abusi/

 

FONTE ORIGINALE DELLA NOTIZIA: Stratford HERALD

http://www.stratford-herald.com/45973-jehovahs-witness-jailed-for-sexually-motivated-attacks-on-girls.html

 

NOTA: Vedi anche la notizia riportata dal Daily mail in data 29 dicembre 2015 qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3377449/Jehovah-s-Witness-strangled-girls-young-six-sexual-thrills-finally-jailed-congregation-covered-crimes-20-years.html

 

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Stati Uniti. Testimone di Geova sarà processato per i reati di stupro e sodomia perpetrati in danno di una minore. Per l’accusa la congregazione geovista coprì intenzionalmente gli abusi

19 Novembre 2015

A VENT’ANNI DAI FATTI, SI APRE IL PROCESSO CONTRO UN TESTIMONE DI GEOVA ACCUSATO DI CRIMINI SESSUALI CONTRO UNA MINORE.

STANFORD- E’ previsto per il mese di aprile l’inizio del processo contro un testimone di Geova accusato di aver stuprato, quasi un ventennio fa, una minorenne di 15 anni.
L’uomo, un 53enne di nome Donovan Moore era stato incriminato  a settembre da un  Gran Giurì della Contea di  Lincoln (nello Stato del Kentucky), e dovrà rispondere di quattro capi d’imputazione per stupro di terzo grado e quattro capi d’imputazione per sodomia di terzo grado avendo presumibilmente messo in atto tali pratiche nel corso di una relazione sessuale intercorsa tra il 1997 e il 1998.

All’epoca dei crimini di cui è accusato, Moore aveva 35 anni.  Il giudice circoscrizionale di Lincoln, Jeffrey Burdette, ha fissato due giorni del procedimento a partire dal 27 novembre del corrente anno. Attualmente l’imputato è rinchiuso nel carcere regionale della Contea di Lincoln, in cui era stato condotto dal momento del suo arresto il 30 settembre scorso, con richiesta di una cauzione ammontante a 75mila dollari.  Il difensore d’ufficio dell’uomo, Sarah Bryant, ha presentato martedì una mozione per ridurre l’importo della cauzione in considerazione di accuse così datate e del fatto che Moore ha continui contatti con i familiari in ragione dei quali non sussisterebbe pericolo di fuga.

Nel corso dell’incontro preprocessuale tenutosi questo martedì sono inoltre emersi nuovi dettagli, compresa l’informazione che sia l’imputato che la vittima erano membri dei Testimoni di Geova al tempo del presunto abuso sessuale; abuso che secondo il procuratore del Commonwealth, Eddy Montgomery, era noto alla congregazione geovista che lo avrebbe intenzionalmente coperto. Per questo motivo  Montgomery si è opposto alla mozione presentata dal legale di Moore, sia in ordine alla natura dei reati di cui quest’ultimo è accusato, sia alla luce di dati che mostrerebbero l’insabbiamento del caso che andrebbe dunque rivalutato.  

<<Praticamente la chiesa disse alla vittima di non denunciare e di gestire la cosa in casa>>, ha dichiarato, tra l’altro Montgomery, ricordando che l’imputato ha avuto anche dei figli con la vittima. 

 

PER APPROFONDIMENTI VEDI ALLE FONTI ORIGINALI DELLA NOTIZIA:

http://www.centralkynews.com/theinteriorjournal/news/local/stanford/trial-date-set-in-jehovah-s-witness-rape-case/article_1bf73cae-8e00-11e5-8272-cf2fbe492a1a.html

http://www.centralkynews.com/theinteriorjournal/news/local/lincoln_county/lexington-man-indicted-on-rape-charges-nearly-two-decades-old/article_9b4ea7de-6845-11e5-a6bd-8f896ad7619a.html

 

NOTA: Post tratto dal blog dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/11/19/stati-uniti-testimone-di-geova-a-processo-per-stupro-e-sodomia-su-una-minore-per-laccusa-la-chiesa-geovista-avrebbe-intenzionalmente-coperto-labuso/

 

, , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Scientology a Milano: tra residenti diffidenti, negozianti che fiutano affari e il parere di praticanti altre confessioni.

7 Novembre 2015

Estratti dall’articolo:

Arriva Scientology, in viale Fulvio Testi c’è diffidenza

«Solo lucro». «Struttura invasiva». «Poca trasparenza». Milano, viale Fulvio Testi: L43 nel quartiere della nuova chiesa. Tra paure e aria di affari per i negozianti.

di Filippo Lippi

Il panorama che si apre all’uscita della fermata Bignami, sulla metro lilla, non lascia spazio a dubbi.
Eccola la nuova casa di Scientology. Impossibile non vederla.Alta, bianca e rossa, dà nell’occhio come nient’altro sul lungo stradone che congiunge Milano a Sesto San Giovanni.

IL PIÙ GRANDE D’ITALIA. Lì dove un tempo c’erano gli stabilimenti della Philips, ora c’è il più grande tempo italiano ed europeo della religione fondata dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard […]

[…]Per strada, gli abitanti del quartiere continuano a vivere la vita di sempre, anche lunedì 2 novembre, due giorni dopo la grande inaugurazione che ha visto la partecipazione di 3 mila persone.[…]
«Scientology? Ho letto qualcosa di loro, ma non li conoscevo. So che qui qualcuno non li vede di buon occhio», racconta il proprietario di un bar tavola fredda sul lato apposto del vialone.
«Il quartiere non è particolarmente contento».Lui però prova a vedere il lato positivo: «Sabato qui è stato il delirio, ho avuto il pienone. Mi auguro che possa succedere più spesso e che possa migliorare gli affari».
«CERCANO SOLO IL DENARO». Al Parco Nord, pochi metri più in là, un uomo con una felpa di Superman raccoglie della menta: «Per molti è un’erbaccia, io ci faccio un pesto straordinario». Racconta di fare il portinaio, otto ore al giorno, in un condominio nelle vicinanze, e di non nutrire la minima simpatia per Scientology: «Non mi piacciono per niente, per cultura religiosa sono contrario a tutte le sette di questo genere». Lui è testimone di Geova e dice di sapere «ciò da cui devo stare lontano. Giro molto per le case e ne vedo di tutti i colori. A volte ci si approfitta dell’umore delle persone, soprattutto in momenti di crisi come questo. L’impressione è che non facciano quel che fanno per aiutare le persone, ma a scopo di lucro». Se capitasse, però, «predicherei anche a loro la parola di Geova e la Bibbia».

«STRUTTURA TROPPO INVASIVA». A pochi metri di distanza, una famiglia si affaccia su un laghetto e fotografa germani e folaghe.Sono un padre, una madre e una figlia. È la più grande delle due donne ad ammettere di provare «preoccupazione» per l’arrivo dei nuovi vicini.
«Non riusciamo a capire bene. Ci sembra una struttura molto invasiva, fatta apposta per farsi notare, una presenza impositiva rispetto al contesto del quartiere».
Del movimento dice di sapere che si tratta di una «organizzazione molto gerarchica», di non amare il modo in cui «manipola l’informazione». Cerca un’espressione per definirla, ed è il marito a venirle in aiuto: «Poco trasparente».
Un altro papà, con la sua bambina, osserva le stesse anatre sull’altra sponda del laghetto: «Sono cristiano e totalmente contrario a tutto il resto»….

 

VEDI ARTICOLO INTEGRALE ALLA FONTE ORIGINALE :

http://www.lettera43.it/fatti/arriva-scientology-in-viale-fulvio-testi-c-e-diffidenza_43675221499.htm

 

 

, , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

10 anni fa la misteriosa scomparsa di Emo Piccioni. Il rinnovato appello di aiuto della moglie e la denuncia del figlio Marco, espulso dai Testimoni Di Geova per non aver distrutto le e-mail riguardanti il padre

31 OTTOBRE 2015

Mi chiamo Marco Piccioni e sono il figlio di Emo, testimone di Geova sequestrato il 31/10/2005 e mai più ritrovato. Sono oltraggiato nel leggere come i miei ex confratelli modifichino apertamente la verità. Io e la mia famiglia abbiamo ricevuto molte pressioni affinchè le indagini circa il sequestro di mio padre non coinvolgessero i testimoni anche se ogni evidenza dimostrava con chiarezza come il sequestro fosse avvenuto proprio con l’intento di colpire i testimoni di Geova. Anziani, il rappresentante stampa locale e la stessa sede centrale hanno più volte insistito affinché noi, nel parlare con la stampa, evitassimo qualsiasi riferimento ai testimoni. Anzi per loro l’ideale era che evitassimo del tutto i giornalisti. Questo ha portato ad un ritardo nelle indagini con conseguanze davvero deleterie. Per qualsiasi informazione sul caso Emo Piccioni vi invito a consultare il sito di Chi l’ha visto.

(da un commento del figlio di Emo Piccioni  all’articolo «Adesso basta, siamo stufi di obbedire alla nostra religione» de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 2 giugno 2010)

Scomparso da 10 anni nella notte di Halloween: “Aiutatemi a ritrovare mio marito”

Appello della moglie di Emo Piccioni: l’uomo era stato attirato a Prato Sesia da una telefonata arrivata nella sede dei Testimoni di Geova

di MARCELLO GIORDANI

Sabato pomeriggio Enza Gentina andrà per l’ultima volta in piazza a Prato Sesia, davanti all’ufficio postale, per affiggere un foto del marito e lanciare l’ennesimo appello a chi sa qualcosa. Dieci anni fa, nella sera di Halloween, scompariva Emo Piccioni, un fedele dei Testimoni di Geova attirato a Prato Sesia da una telefonata fatta alla sede del gruppo religioso a Borgomanero. «Ogni anno, la sera del 31 ottobre, sono andata a portare la foto di Emo – racconta Enza Gentina – non solo a Prato Sesia ma in tante località delle province di Novara, Vercelli e Biella, per avere un briciolo di aiuto. Nulla».

 

L’auto a Prato Sesia

Piccioni, il 31 ottobre 2005, andò a Prato con la Fiat Punto, per ritirare i documenti di un «confratello» – così diceva la voce anonima al telefono – appena recuperati. L’auto è stata trovata sulla piazza di Prato, nel luogo dell’appuntamento, senza nessuna forzatura, ma dell’imprenditore metalmeccanico di Borgomanero si è persa ogni traccia. «Ho sperato per dieci anni – dice Gentina -. Con la mia famiglia non abbiamo trascurato nessuna pista. C’è stata l’indagine degli inquirenti, abbiamo interpellato un investigatore privato svizzero. Tutto inutile». E c’è di più.

 

L’investigatore svizzero

Anche l’investigatore svizzero è sparito. Qualcuno dice che sia in Asia. «Ho parlato con altre persone alle quali sono scomparsi congiunti e tutti dicono di avere ricevuto telefonate o lettere con indicazioni – dice Gentina -. Magari poi si trattava di segnalazioni infondate però ricevevano qualcosa. A noi, nemmeno un cenno». I Testimoni di Geova non hanno mai commentato la vicenda, anche quando per qualche tempo ha preso credito la pista che Piccioni fosse stato eliminato per le prese di posizione nette contro i satanisti.

 

I graffiti nel cascinale

Altro «giallo» insoluto: nei boschi tra Fara e Briona, in un cascinale abbandonato e ormai ostaggio dei rovi, alcuni cacciatori avevano scoperto, su alcune pareti al primo piano un una stanza, i graffiti con riferimenti a Satana, a seguaci e colpivano Piccioni come esponente dell’anti satanismo. Nessuno ha mai appurato se ciò fosse frutto di uno scherzo, di un mitomane, o qualcosa di più. «Spero ancora nella verità ma senza novità importanti – confida la moglie dello scomparso – il prossimo anno penserò alla domanda di morte presunta».

 

FONTE: LA STAMPA

https://www.lastampa.it/2015/10/28/edizioni/novara/scomparso-da-anni-nella-notte-di-halloween-aiutatemi-a-ritrovare-mio-marito-hdU1eXgsOY3YgoInPwhV4J/pagina.html

 

A DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA DI EMO. TRA PRESSIONI, MANCATA COLLABORAZIONI E “OBBLIGHI AL SILENZIO”

A 10 anni dalla scomparsa di Emo Piccioni, la sua scheda compare ancora sul sito di CHI L’HA VISTO?, ma nulla è concretamente emerso dalle indagini investigative, nonostante l’incessante battaglia della sua famiglia per la ricerca della verità. Una battaglia, come ha ripetutamente ricordato il figlio Marco, costellata anche di mancata collaborazione, di pressioni, di “obblighi al silenzio”  che finirono, di fatto, col ritardare le indagini. L’inchiesta venne ufficialmente archiviata nel febbraio 2008. Ripercorriamo la storia di questo uomo attraverso alcuni articoli di stampa, un servizio della trasmissione televisiva CHI L’HA VISTO? e le parole del figlio Marco

https://www.youtube.com/watch?v=jkocYWju3sI

LA STAMPA 2 settembre 2006

“L’ipotesi è inquietante: un artigiano Testimone di Geova, scomparso da un anno, potrebbe stato «punito» per vendetta da un ex confratello, espulso dalla Congregazione. A questa ipotesi, rigettata con decisione dai Testimoni di Geova, si aggrappa Marco, il figlio di Emo Piccioni, 55 anni. Abita a Fontaneto d’Agogna, trenta chilometri dal capoluogo, vicino a Borgomanero dove il 31 ottobre 2005 il padre Emo sta tenendo una conferenza nella Sala del Regno: squilla il telefono ed esce trafelato. Da quel momento se ne perdono le tracce. Giorni dopo viene trovata la sua auto, chiusa a chiave sulla piazza di Prato Sesia. Poi più nulla, soltanto la disperazione della moglie Enza Gentina che con il figlio batte tutte le piste, tappezza i muri e le cabine telefoniche di volantini. […] emergono testimonianze che aggrovigliano il mistero. Piccioni ha risposto al telefono a qualcuno che lo invitava ad andare a Prato Sesia per recuperare documenti persi. Si scoprirà poi che telefonate di questo tenore sarebbero arrivate ad altri confratelli della zona e della Bassa Valsesia, con richieste d’incontri e appuntamenti andati a vuoto. E tutti sono tornati a casa. Non Emo Piccioni. […] Un confratello carismatico che partecipava al Consiglio degli anziani, quello che eroga le pene inappellabili che portano alle espulsioni. Si fa strada anche l’ipotesi di una setta satanica che avrebbe preso di mira i Testimoni di Geova. Ma un anno dopo il figlio avvalora l’altra possibilità. «Forse c’è qualcuno nella zona – dice – che pensa di aver subito qualche torto. La traccia da seguire è quella religiosa. Dietro la scomparsa non c’è alcuna decisione di cambiare vita nè un suicidio, non era depresso». Una tesi, quella di Marco Piccioni, rilanciata da Adriano Fontani, toscano, fondatore dell’associazione dei fuoriusciti dai Testimoni di Geova: «La congregazione è molto rigorosa e in alcuni casi si arriva all’espulsione di chi si comporta in maniera non conforme. L’allontanamento può avere conseguenze molto serie, soprattutto di natura psicologica e chi ha subito la punizione può covare risentimento e odio». Secondo Fontani non è detto che l’obiettivo fosse Piccioni: «Potrebbe essere qualcuno che voleva vendicarsi comunque dei Testimoni per quello che a suo giudizio era un torto subito. Piccioni ha risposto alla telefonata e a lui è toccato di andare al tragico appuntamento». Alberto Bertone di Moncalieri (Torino), Testimone che si occupa di pubbliche relazioni nel gruppo torinese, respinge questa tesi. «L’espulsione dalla Congregazione – osserva – è una norma che apparteneva al cristianesimo primitivo e che l’associazione di Geova ha fatto propria. Spetta a un gruppo di anziani decidere. In trent’anni ho registrato 2 casi. I peccati gravi sono l’adulterio, tutti i reati di tipo sessuale, il furto. Non esiste un Tar, la nostra è una giustizia interna».

IL FIGLIO DI EMO PICCIONI, LO SCOMPARSO: VOLEVANO CHE DISTRUGGESSI LE INFORMAZIONI SU MIO PADRE

«Mi hanno espulso dai Testimoni di Geova»

Marco Piccioni, figlio di Emo, il Testimone di Geova scomparso il 31 ottobre 2005 e di cui non è stata più trovata traccia, è stato espulso dall’associazione religiosa dopo il suo rifiuto di distruggere le informazioni ricevute via Internet e che farebbero riferimento a una possibile pista religiosa nella scomparsa del padre. «Sono sconcertato – dice Marco Piccioni – perché ho fatto parte per 21 anni dei Testimoni di Geova ed in questo periodo mi sono sempre impegnato in modo attivo per loro, ma da quando ho iniziato a chiedere che rivelassero delle informazioni che potevano in qualche modo aiutare nelle indagini sulla scomparsa di mio padre, non solo non ho più ricevuto collaborazione, ma mi è stato chiesto esplicitamente di non parlare più dei Testimoni di Geova in questa vicenda».

Marco Piccioni è stato convocato dal «Comitato di giustizia», che ha ribadito la richiesta: «Mi hanno chiesto anche di cancellare tutte le e-mail passate e future che riguardassero in qualche modo mio padre: ovviamente ho risposto di no. Così ieri ho ricevuto la raccomandata che mi annuncia che non faccio più parte dei Testimoni di Geova. Sono davvero sconcertato da questo comportamento, soprattutto perché sono dell’avviso che la collaborazione dei Testimoni di Geova sarebbe preziosa per trovare qualche utile pista. Resto sempre dell’idea che qualcuno abbia voluto vendicarsi di un membro dell’associazione per qualche decisione che non è stata accettata e che ha causato questa reazione, ma non capisco davvero questo comportamento: chiedere la collaborazione è forse una colpa? Voglio invece che si vada proprio a fondo per capire chi possa avere avuto motivi di rancore o di altro e questo aiuto potevamo averlo proprio dai Testimoni di Geova. Invece è arrivato il provvedimento di espulsione, una decisione sconcertante, che mi dà molto da riflettere».

A seguito di questo articolo alcuni commentatori intervennero per esprimere solidarietà a Marco e alla sua famiglia, ma altri dubitarono delle sue asserzioni e si scagliarono contro lui e contro gli ex membri dell’organizzazione geovista.

I lettori interessati possono consultare i testi al seguente link

http://quotidianocattolico.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7548763

Concludiamo con la risposta di Marco a quei commenti e lanciando un sentito appello a chiunque avesse informazioni sulla scomparsa di Emo Piccioni, a segnalarle alle autorità o a contattare, anche in forma anonima. la redazione di Chi L’ha Visto?

Marco Piccioni .. vorrei aggiungere qualche cosa. 

E mi spiace poterlo solo scrivere. Le lettere sono fredde, non lasciano trasparire i sentimenti. Fa male davvero leggere accuse del genere. Fa male perché non puoi spiegare a sconosciuti le notti insonni, il pianto di una madre, il dolore di una figlia.
Il senso di tradimento che ti colpisce quando coloro che rivestono il ruolo di pastori spirituali ti tradiscono.
Quando chiedi loro un gesto di solidarietà che permetta l’esclusione di una pista determinante e ti senti sbattere la porta in faccia.
Per paura? per ignoranza? non penso per cattiveria.
Ma per un insano senso di lealtà agli uomini.
Perché far sapere se ci sono stati casi gravi di disassociazioni nella zona può recare biasimo….a chi? a Dio?
Dio se la cava da solo! E’ agli uomini che si sacrifica un individuo, si, un galantuomo.  Caro Libero1978, che dirti? Vorrei arrabbiarmi, ma non ci riesco. Provo un filo di pietà. Sei un uomo d’onore? Non scusarti con me allora. Scusati con mia madre, che ieri , oggi e domani è al mio fianco.”

A Marco e a tutta la sua famiglia, i volontari dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia esprimono sentita vicinanza e solidarietà

PER CONTATTARE CHI L’HA VISTO?

http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-364b29e5-5572-4c36-82e9-fcad1f52443f.html

http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/index.html

Tratto dal blog dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/10/01/10-anni-fa-la-misteriosa-scomparsa-di-emo-piccioni-la-battaglia-del-figlio-marco-tra-pressioni-e-mancata-collaborazione/

, , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Regno Unito. Carcere per un Testimone di Geova colpevole di atti sessuali con una minore

15 Ottobre 2015

Testimone di Geova condannato a due anni e otto mesi per atti sessuali con una ragazzina di 15 anni. Sarà iscritto nel registro dei molestatori sessuali a vita

Un testimone di Geova di Stratford (Londra), che ha compiuto atti sessuali con una minorenne di 15 anni, ha dichiarato al giudice di  “aver combattuto per 7-8 anni con quei demoni“. Ma i motivi adotti da Craig Allen, che si dice abbia avuto il sostegno dei Testimoni di Geova per non finire in prigione, non hanno funzionato con un magistrato della Warwick Crown Court. L’uomo, di 43 anni, è stato infatti condannato a 2 anni e otto mesi di reclusione e ne è stata ordinata la sua iscrizione nel registro dei molestatori sessuali a vita dopo che si è è dichiarato colpevole di due capi d’imputazione per attività sessuali con una minore.

Il procuratore Andrew Wallace ha riferito che Allen aveva conosciuto la giovane vittima a metà dell’anno 2000 attraverso la chiesa geovista.  La minore, oggi 20enne, ha raccontato che in un’occasione nella quale l’uomo le diede un passaggio, pur pienamente a conoscenza della sua età, la toccò sessualmente.

La minore non si oppose e non narrò ad alcuno l’accaduto, successivamente ci furono altri episodi consensuali, inclusi vari tipi di attività sessuale, ma non il rapporto sessuale completo.

Qualcuno che aveva avuto il sospetto di quello che stava succedendo tra Allen e e la ragazzina, ne aveva parlato con la madre della  giovane, ma quando la donna aveva contestato a sua figlia e ad Allen ciò di cui era venuta a conoscenza entrambi avevano negato.

Le cose finirono quando  la ragazza cominciò a sentirsi in colpa, decidendo, lo scorso anno, di contattare la polizia.

Quando Allen è stato interrogato dalla polizia ha ammesso che gli episodi erano avvenuti, ma ha sostenuto che era la ragazza ad aver assunto il comando.

Elizabeth Power, il legale difensore, ha fatto osservare che Allen, che ha un figlio e una figlia oggi entrambi ventenni, aveva partecipato volontariamente al colloquio con la polizia ammettendo i fatti contestatigli. “Lui non  si è imposto ma era l’adulto e lei una bambina.Sostiene che era debole e di essere stato attratto da lei. Negli ultimi sette, otto anni ha combattuto contro quei demoni“. Il legale ha anche ricordato che Allen ha contratto dei debiti ed è colui che provvede economicamente alla sua famiglia.

Il giudice Sylvia de Bertodano, ha evidenziato che sebbene la giovane abbia partecipato agli atti sessuali, Allen aveva approfittato di lei in ragione della sua maggiore età.

Questo ha di fatto rovinato la sua reputazione. Lei è fortunato ad avere una moglie che le sta vicino e una chiesa che l’appoggia“, ha aggiunto il giudice de Bertodano, che ha infine dichiarato che l’adulto che prende parte ad attività sessuali coi bambini, deve andare in prigione.

 

Tratto da: Associazione Vittime della Torre di Guardia (blog)

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/10/15/regno-unito-carcere-per-un-testimone-di-geova-colpevole-di-atti-sessuali-con-una-minore/

 

FONTE ORIGINALE: STRATFORD OBSERVER

http://stratfordobserver.co.uk/news/jehovahs-witness-jailed-for-sexual-activity-with-a-child-8997/

, , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Abuse Tracker

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

GeoPoliticaMente

"Siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte" (K. Adenauer)

Penelope Italia - Associazione Nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse Onlus

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

psicosi2012

Le risposte della scienza alle profezie del 2012

MedBunker - Le scomode verità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

L'inferno degli Angeli

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

CrimeVictimPsicantropos

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Skeptic.com

Promoting Science and Critical Thinking

Home - F.A.V.I.S.

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Sito ufficiale del Ce.S.A.P - Centro Studi Abusi Psicologici (R) - Home Page

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

LARGANTZA-Asociación Vasca contra el Sectarismo (Federada a RedUNE)

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

aiiap

Asociación Iberoamericana para la Investigación del Abuso Psicológico

sentenze cassazione

Informazione giuridica a portata di click...

BRAINFACTOR

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

State of Mind

Psicologia, Psicoterapia, Psichiatria, Neuroscienze.

EducaSectas

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 69 follower