Articoli con tag Waco

PER NON DIMENTICARE. 23° anniversario della strage di WACO.

19 Aprile 1993- 19 Aprile 2016

 

Dalla voce di Carlo Lucarelli, il racconto dell’assedio alla setta dei Davidiani e della strage di Waco.

David Koresh il leader dei Davidiani

 

 

 

Guarda anche nel servizio trasmesso da RTBF una accurata ricostruzione della vicenda con testimonianze (lingua francese)

 

 

 

 

 

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Per non dimenticare. L’apocalisse di Waco. 28 febbraio 1993 -28 febbraio 2016

28 Febbraio 1993-28 Febbraio 2016

 

Dalla voce di Carlo Lucarelli la ricostruzione dell’assedio alla setta dei Davidiani.

 

 I giovanissimi superstiti dei Davidians rivelano la sconvolgente vita paramilitare della setta

” Noi, piccoli schiavi di Waco “

I genitori erano ” cani ” e a 11 anni le bimbe diventavano ” mogli ” di Koresh

NEW YORK . Dovevano chiamare i loro genitori “cani”. E le bambine, compiuti undici anni, ricevevano una stella di David di plastica: erano sessualmente pronte per David Koresh, leader della setta che aspettava l’ apocalisse tra i pascoli del Texas. I colloqui con i bambini sopravvissuti alla strage di Waco hanno dato un quadro agghiacciante agli psichiatri incaricati di decifrare i misteri del ranch. Proprio dai bambini, usciti dal fortino di Koresh al quarto dei 51 giorni di assedio dell’ Fbi, era giunto il primo segnale di allarme. Continuavano a disegnare case divorate dalle fiamme o distrutte da una esplosione, sormontate da splendidi arcobaleni e dai volti sorridenti dei genitori. “Ci vedremo in cielo”, avevano detto i genitori ai 21 bambini fatti uscire all’ inizio dell’ assedio. I 19 in eta’ tra i 4 e gli 11 anni erano stati subito intervistati dagli psichiatri. Dai colloqui era emerso il tentativo di Koresh di creare nel fortino una “comunita’ paramilitare”. Koresh era la legge. Uomini e donne vivevano separati con divieto assoluto di rapporti sessuali. Solo Koresh poteva essere chiamato “padre” dai bambini. Quando le bambine compivano 11 anni ricevevano dal “padre” una stella di plastica, che indossavano con orgoglio. Era il simbolo che erano pronte per diventare “mogli” del leader del culto. Koresh parlava apertamente di sesso con le “figlie” durante le lezioni di Bibbia. Dominava un’ atmosfera di terrore: i bambini venivano puniti (anche solo per aver versato del latte) a colpi di pagaia alle natiche. I segni delle punizioni erano ancora impressi sui corpi delle bambine uscite vive dal fortino. I medici hanno misurato pulsazioni di 140 battiti al minuto nei bimbi. Solo dopo tre settimane i battiti dei bimbi spaventati sono scesi sotto i cento. I bambini venivano puniti anche col digiuno. “Non e’ stato facile estrarre queste informazioni . ha dichiarato Bruce Perry, capo degli psichiatri . i bambini non volevano tradire i “segreti”. “Cosa succedera’ ai vostri genitori?”, aveva chiesto piu’ volte Perry ai bambini durante l’ assedio. “Moriranno tutti. In una grande esplosione. In una palla di fuoco”, era stata la risposta.

Pagina 9
(5 maggio 1993) – Corriere della Sera

Fonte: Corriere della Sera (archivi)

http://archiviostorico.corriere.it/1993/maggio/05/noi_piccoli_schiavi_Waco__co_0_9305058065.shtml

 

Cronologia della tragedia

Il portale di notizie di Terra ha pubblicato la seguente cronologia :

– 28 febbraio: un centinaio di agenti del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATF), tentarono l’assalto all’edificio occupato da un centinaio di discepoli dei “Davidiani” della Chiesa Avventista del Settimo Giorno giorno (Davidiani) e dal loro leader, David Koresh, in una fattoria nei pressi di Waco, per prendere le loro armi ed esplosivi. Si verificano due sparatorie. Il bilancio dell’incidente fu di quattro agenti ATF morti, sei morti e diversi feriti tra i membri della setta.

– 1 marzo: apertura dei negoziati. Dieci bambini vengono rilasciati. L’FBI arriva a rafforzare le fila degli assedianti con più di 500 poliziotti schierati intorno alla fattoria, sostenuti da mezzi blindati ed elicotteri. Koresh promette di consegnare tutti i suoi discepoli, se essi consentono di trasmettere un messaggio radio.

– 2 marzo: Koresh, 33 anni, cambiò idea, dopo aver lanciato il suo messaggio alla radio locale. Ma accettò di rilasciare altri sei bambini e due donne.

– 5 marzo: Koresh si dice per telefono in attesa “istruzioni da Dio” prima di decidere di arrendersi.

– 6 marzo: il Ministero della Giustizia pretende che l’FBI risolva la situazione in modo “pacifico”.

– 8 marzo: Koresh afferma di essere “pronto per la guerra”.

– 19 Marzo: altri sette membri vengono rilasciati.

– 23 marzo: L’FBI diffonde canti tibetani da autoparlanti e proietta luci mediante riflettori sull’azienda per evitare che i Davidiani si addormentino.

– 7 aprile: i Davidiani celebrano la Pasqua. Le autorità prevedono di  risolvere la situazione alla fine di queste feste.

– 10 aprile: Koresh inviò una lettera all’FBI in cui sosteneva che un Dio vendicatore “aveva autorizzato il suo popolo eletto a punire gli infedeli”.

– 14 Aprile: Il capo dei Davidiani promette di consegnarsi alle autorità dopo aver finito di scrivere un libro sulla fine del mondo.

19 aprile: La polizia prosegue l’offensiva. Scoppia un incendio in azienda uccidendo più di 80 membri della setta, tra cui una dozzina di bambini.

 

Tratto dal sito del Centro Studi sugli Abusi Psicologici CeSAP

http://www.loritatinelli.it/2013/04/19/la-data-odierna-ricorda-il-20-anniversario-della-strage-della-setta-dei-davidiani-a-waco-texas/

 

Le immagini in diretta dai RAI STORIA e CNN

http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-strage-del-ranch-waco/12774/default.aspx

(in lingua italiana)

 

 

 

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Le vittime di pedofilia plaudono al nuovo manifesto anti-abusi realizzato da ex membri dei Testimoni di Geova

17 Luglio 2015

Dichiarazione di David Clohessy di St. Louis, direttore della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dai sacerdoti (SNAP)

 Jehovah's Witness Elders accused of covering up child sex abuse.

 Un nuovo cartellone tra Austin e Waco critica i funzionari dei Testimoni di Geova per la copertura dei crimini di pedofilia e gli insabbiamenti da parte della confessione religiosa.

http://www.patheos.com/blogs/friendlyatheist/2015/07/16/new-billboard-criticizes-jehovahs-witness-leadership-for-enabling-pedophiles/

I bambini saranno più sicuri solo quando i frequentatori della chiesa e le vittime lavoreranno insieme per aumentare la consapevolezza ed esercitare pressione sui funzionari della chiesa per rimuovere in modo deciso coloro che commettono e nascondono i crimini contro i bambini. Ciò è particolarmente vero in confessioni come i Testimoni di Geova che si reggono sul segreto, isolati, con gerarchie a prevalenza maschile.

Ci auguriamo che ogni singolo uomo, donna e bambino abusati sessualmente nei Testimoni di Geova trovino la forza e il coraggio di chiamare la polizia, denunciare i delinquenti, impedire insabbiamenti e iniziare la guarigione.

 

(SNAP, la Rete dei superstiti degli abusati da sacerdoti, è il più vecchio e il più grande gruppo di supporto al mondo per vittime di abusi del clero. SNAP è stata fondata nel 1988 e conta più di 20.000 soci. Nonostante la parola “sacerdote” nella nostra deniminazione, abbiamo membri che sono stati molestati da figure religiose di ogni  confessione, come suore, rabbini, vescovi e pastori protestanti).

 

Contatto – David Clohessy  (314-566-9790  cellulare, davidg clohessy@gmail.com ), Barbara Dorris  (314-503-0003 cellulare, bdorris@SNAPnetwork.org ), Barbara Blaine  (312-399-4747 ,  bblaine @ snapnetwork. org )

 

http://www.snapnetwork.org/tx_victims_applaud_new_anti-abuse_billboard

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Bambini nelle sette. L’approccio dolce della studiosa Lorraine Derocher

20 Maggio 2015

I giovani che vivono in  comunità isolate come le sette, devono essere protetti, ma l’intervento in ambiente settario è difficile e molto più complesso di quanto si possa immaginare…

Enfants dans des sectes: vaut mieux opter pour l’approche douce

CLAUDE PLANTE

Intervenir auprès de sectes religieuses en protection de la jeunesse

Les jeunes vivant dans ces communautés isolées, comme des sectes, doivent alors être protégés, mais l’intervention en milieu sectaire est ardue et beaucoup plus complexe qu’on peut l’imaginer.

C’est la conclusion d’une étude menée par Lorraine Derocher, chargée de cours à la Faculté des lettres et sciences humaines et à la Faculté de théologie et d’études religieuses de l’Université de Sherbrooke.

Les sectes fermées peuvent constituer un environnement où des enfants subissent de mauvais traitements qui sont justifiés par une idéologie religieuse. On n’a qu’à penser à Jonestown en 1978, quand 918 membres d’une secte sont morts dans un suicide forcé. À la tragédie de Waco, où 82 membres d’une secte, dont 21 enfants, sont décédés dans un incendie après un siège de 51 jours en 1993.

« Ce genre d’événement est parfois suscité par un processus d’intervention de l’État qui s’est mal terminé. Ça m’interpelait, et c’est la raison pour laquelle j’ai pensé que les intervenants avaient besoin d’éclairage sur le sujet », dit Mme Derocher.

Pour éviter de nouvelles tragédies, elle a élaboré un modèle d’intervention dont plusieurs intervenants pourraient s’inspirer, selon la spécialiste qui prône l’approche douce. « Le mieux est d’intervenir directement auprès des parents, quand c’est possible. C’est surprenant comme certains d’entre eux peuvent collaborer même s’ils sont parties prenantes », affirme-t-elle.

Pour développer son modèle d’intervention, la chercheuse a mené plusieurs entrevues auprès de professionnels, d’adultes qui étaient enfants au moment des interventions et de parents qui font l’objet des mêmes interventions, affirme un communiqué de presse.

« Mon but était de me faire raconter la même histoire à partir de trois angles : celui des parents qui étaient à l’intérieur de la secte, celui des intervenants qui voulaient protéger les enfants et celui, bien entendu, des enfants », dit-elle.

Ces données sont au coeur de l’ouvrage qu’elle vient de publier aux Presses de l’Université du Québec, Intervenir auprès des sectes religieuses en protection de la jeunesse – Un défi.

 

FONTE: LA PRESSE.CA

http://www.lapresse.ca/la-tribune/actualites/201505/20/01-4871125-enfants-dans-des-sectes-vaut-mieux-opter-pour-lapproche-douce.php

 

NOTA: Sul metodo d’intervento dolce proposto da Lorraine Derocher, vedi anche precedente articolo, tradotto in lingua italiana, qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2014/06/28/nuovo-studio-della-ricercatrice-lorraine-derocher-il-comune-denominatore-di-quasi-tutti-i-gruppi-settari-e-lisolamento-dei-bambini-trad-italiano/

 

 

 

 

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Messaggeri di Dio o mercanti di immoralità?

Novembre 2014

SANTONI INDIANI E CULTI CONTROVERSI: UN’ANALISI

Un nuovo articolo a firma di Sr Sharma (ex professore di sociologia della religione alla Punjab University) e pubblicato da JAGO PUNJAB, uno dei principali giornali del Punjab, ripercorre i fatti di cronaca che vedono da diversi anni protagonisti noti santoni indiani e i loro culti controversi. L’autore, tuttavia, non si limita a riferire vicende di cronaca giudiziaria, ma offre uno spaccato di una società attraversata da un malessere profondo, in cui loschi guru in “relazione simbiotica” con leader politici e a capo di organizzazioni spirituali fraudolente continuano a raccogliere enormi seguiti. Questi auto-proclamati uomini di Dio, sono stati sovente accusati di crimini a sfondo sessuale, dalla pedofilia allo stupro e sfruttamento su larga scala, di reati finanziari e di omicidi, senza che simili fatti ne abbiano significativamente scalfito prestigio e autorità. L’autore, si sofferma anche sul fatto che in India non si sono mai verificate vicende eclatanti come i drammatici omicidi-suicidi di massa e gli attacchi terroristici che hanno visto protagonisti noti culti americani o giapponesi o, -citando l’Europa-, la tragedia dell’Ordine del Tempio solare, ma ritiene sia comunque tempo per il Governo e le autorità competenti, di assumere le necessarie misure per monitorare le attività illecite di guru truffatori e culti nocivi.

Proprio l’Europa, per l’autore, sarebbe il modello a cui guardare, poiché l’educazione laica e razionalista avrebbe posto un freno al dilagare di superstizioni, fanatismi e al proliferare di gruppi settari distruttivi.

Ancorché in Europa la tragedia dell’OTS resti un fatto isolato, il fenomeno settario non ha affatto risparmiato i nostri paesi, -ne sono riprova le molteplici Raccomandazioni dell’APCE, purtroppo a tutt’oggi recepite da pochissimi stati membri e gli innumerevoli casi che approdano nelle aule di giustizia -,  né va certamente ignorata l’attuale azione di reclutamento, indottrinamento e manipolazione psicologica di giovani e minorenni europei nei cosiddetti culti della morte. A quest’ultimo riguardo, un corposo e accurato rapporto, frutto del lavoro di 6 mesi e di un sondaggio condotto su 160 famiglie, è stato presentato proprio nei giorni scorsi al Ministero dell’interno francese dal Centro di prevenzione contro le derive settarie connesse all’Islam radicale (CPDSI). Le conclusioni del rapporto pongono il luce come la maggior parte dei giovani indottrinati provengano da classi medie, non siano in linea di massima socialmente vulnerabili e godano di buona istruzione. Anche il pregiudizio che vi sia un interesse legato alle credenze risulta di fatto infondato, poiché i soggetti reclutati appartengono per l’80% a famiglie atee.

http://www.bouzar-expertises.fr/metamorphose

Questa, a nostro parere, la grave dimenticanza e la pecca di un analisi in un articolo per il resto di indubbio interesse e di cui consigliamo la lettura

 

 

Al seguente link l’articolo in lingua inglese

http://jagopunjabjagoindia.com/messengers-of-god-or-merchants-of-immorality-35569

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LA CINA E I CULTI VIOLENTI / IL SOFT POWER PUO’ VINCERE LA LOTTA CONTRO LE SETTE

Giugno 2014

LA CINA E I CULTI VIOLENTI

di Eugenio Buzzetti Twitter@Eastofnowest

Pechino, 6 giu. – L’omicidio di una donna in un Mc Donald’s di una piccola località dello Shandong da parte di alcuni membri di una setta religiosa ha riaperto il dibattito in Cina sul ruolo dei culti religiosi. Il 28 maggio scorso, una donna, di cognome Wu, è stata uccisa da sei membri della setta della Chiesa di Dio Onnipotente (tra cui un minorenne) a Zhaoyuan, nella Cina orientale, provocando la reazione sdegnata degli utenti di Weibo, il Twitter cinese, che hanno commentato con rabbia la barbara uccisione della donna – ripresa in un video – e l’inazione del presenti, che non hanno tentato di fermare gli assassini. Agli occhi dei suoi aggressori, Wu, che era madre di un bambino di cinque anni, era colpevole di non volere aderire alla setta, e ‘meritava’ la punizione in quanto non credente. In base ai riscontri della polizia di Zhaoyuan, i membri della setta erano alla ricerca di nuovi adepti e la donna aveva rifiutato di dare loro il suo numero di telefono. I cinque maggiorenni, che non hanno mostrato alcun pentimento per il loro gesto durante gli interrogatori, dovranno rispondere dell’accusa di omicidio di primo grado…

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI: http://www.agichina24.it/focus/notizie/la-cina-e-i-culti-violenti

Fonte: Agi China 24

 

IL SOFT POWER PUO’ VINCERE LA LOTTA CONTRO LE SETTE

(L’OPINIONE DI LU YUNFENG,  PROF. DI SOCIOLOGIA ALL’UNIVERSITA’ DI PECHINO:LA SOLA REPRESSIONE NON PUO’ IMPEDIRE LA DIFFUSIONE DI CULTI DISTRUTTIVI NEL PAESE. OCCORRONO ALTRE MISURE PER CONTRASTARE EFFICACEMENTE UN FENOMENO IN CRESCITA, COME IL MIGLIORAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E DEI SERVIZI SOCIALI PER PREVENIRE L’IRRETIMENTO IN GRUPPI ABUSANTI DI PERSONE IN STATO DI NECESSITA’ E GARANTIRE LORO IL NECESSARIO SUPPORTO. IMPORTANTE ANCHE  DAR VITA A STRUTTURE DOVE GLI EX SEGUACI POSSANO INTERAGIRE CON I GRUPPI ANTI-SETTE )

Soft power can win fight against cults

12/6/2014

By Zhang Zhouxiang    

The May 28 tragedy in Zhaoyuan, Shandong province, in which six “Church of the Almighty God” followers beat a woman to death, has highlighted the harmful consequences of destructive cults in China and prompted the Ministry of Public Security to announce a crackdown on cults.

The crackdown alone may not prevent cults from spreading in the country, says Lu Yunfeng, professor of sociology at Peking University. The authorities need to take more comprehensive measures to deal with cults.

Although many countries and regions have taken strong measures to curb destructive cults, the results have often not been very effective. A good example is China’s Taiwan, where Yiguangdao (I-Kuan Tao) has grown from a small sect into one with almost 1 million followers in 30 years despite the local authorities’ continuous attempts to rein it in.

Lu says many cults have grown at a faster pace after crackdowns, because they can spread their tentacles through social networks by using “friends”. Worse, crackdowns can sometimes cause a “scarcity effect”. That means, crackdown can “encourage” cults to adopt “innovations” to sustain the networks. So the networks can be more “pure” and secretly organized, and the crackdown can serve as a “filter” to maintain the members who are most loyal and stubborn. All of these may make the crackdown in the future more difficult.

The spread of cults has a lot to do with the lack of enough channels for people to seek spiritual help at a time when China is undergoing social transformation. “Emerging cults are like fever … a symptom that reminds us that not all is well with society”, Lu says. Proper “social governance”, he says, could be the cure to the social ailment of cults.

For that, we have to first lessen our reliance on the State, and let the people and social organizations play a bigger role in countering cults. Since cults are destructive in nature, non-cult followers see them as a threat to society, he says.

One of Lu’s students seeking admission to a master’s course has spent more than a year working on a paper on the “Church of the Almighty God”. Investigations show that the cult is widely hated by its followers’ family members because it demands that its adherents “sever” relations with their families. Media reports also say that one of the six suspects in the Zhaoyuan case believes his mother is a “demon” who should be “murdered”. His mother is one of the victims-turned-opponents of the cult.

The authorities, therefore, needs to go further, beyond administrative measures, to use more legal means to deal with cults. For example, instead of simply banning destructive cults, it can start legal proceedings against cult leaders and followers to punish them for their illegal activities. Such measures, however, need some time to yield results.

Citing the example of Mormons in the United States, Lu says they used to advocate (and practice) polygamy which was contradictory to federal laws. But the federal government insisted on strictly enforcing the law, and the Mormons officially gave up practicing polygamy in 1890, a full 28 years after US Congress passed the Morrill Anti-Bigamy Law.

A different example is the Waco Siege of 1993, when an investigation into Davidians in Waco, Texas, led to a clash between police and cult followers. Altogether, 86 followers died in a fire and 10, including four police officers, died in gunbattle. Besides, the authorities have to find out the social causes behind the spread of destructive cults and deal with them appropriately. “You cannot forever stop water in a pot from boiling by keeping on adding more water … you need to extinguish the fire,” Lu says, quoting a Chinese proverb.

Disappearing traditions – like the bonds within extended families and the sense of belonging in a community – have left a void in society which cults have rushed in to fill. Many scholars in religion believe cults are popular mainly in certain rural regions of the country that are relatively underdeveloped, and appeal chiefly to uneducated women and senior citizens. Such people believe cults can help solve some of their problems, which are not merely material.

However, material benefits, like donations for medical treatment, and physical help in times of need do help cults to attract followers. That explains why some local authorities find penalizing people for being cult followers has not fully succeeded in reining in cults. Since not all followers join cults for material benefits, they don’t leave them when they suffer material loss.

The authorities, therefore, need to improve social services to prevent more poor people from falling prey to cults to seek spiritual (and perhaps material) comfort. Moreover, they also need to help strengthen social relations and encourage the development of bona fide social organizations which would provide spiritual comfort for ordinary people. For instance, Lu says, local governments could help build “love families”, where former cult followers can interact with anti-cult groups to understand their mistakes.

For several years, Lu has been deliberating on a deeper question: How to transform China’s religion policy into a national strategy? Giving the example of the US, he says the country’s Constitution clearly states “freedom of religion”, but all US dollar notes carry “In God we trust” in capital letters, and US presidents have been ending their speeches with “God bless America” for the past several decades.

That, Lu says, is quite a smart strategy, of including Protestant tradition in the US’ national identity. The practice is well explained in US scholar Samuel P. Huntington’s Who Are We? The Challenges to America’s National Identity.

Lu advises Chinese to ask the same question: Who are we? The answer may be hard to fathom. But Chinese people do need to follow certain values that conform to traditional Chinese culture and are linked with China’s national identity. Only when they succeed in doing so will destructive cults lose their appeal and be rooted out of society.

The author is a writer with China Daily.

zhangzhouxiang@chinadaily.com.cn.

 

Fonte: China Daily

http://africa.chinadaily.com.cn/opinion/2014-06/12/content_17580921.htm

 

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La faccia nera della globalizzazione e riflessioni sul massacro di WACO

4/12/2013

La face noire de la mondialisation

Waco, retour sur un massacre

De la nécessité de savoir pressentir l’irrationnel violent

Quand d’année en année le jihad s’effiloche ; quand les Etats-Unis saisissent enfin que, de la Somalie à l’Afghanistan en passant par l’Irak, une préoccupante distance existe entre terreur salafiste d’une part et islam tribal de l’autre, imaginons les plausibles terrorismes de demain.
Où regarder ? Que chercher ? Comme elles sont dans l’air du temps, comme, de Breivik à Merah, on en voit déjà d’inquiétantes prémices, envisageons d’abord les formes qu’à l’horizon prévisible, pourrait prendre la violence des illuminés, délirants ou sectaires.

Waco, vingt ans déjà cette année.
On en sait si peu sur cette tragédie texane – 76 morts dont 23 enfants et deux femmes enceintes ! Et, du moins en Europe, nulle réflexion sensée sur l’affaire – alors qu’à Waco, 23 des 53 morts adultes sont européens (britanniques). Or bien sûr – car rien n’est jamais fini quand il s’agit des sectes – les “Branch Davidians” sont toujours implantés à Waco, mais aussi ailleurs dans le monde. Nous le verrons plus bas.

Méditons donc d’abord sur Waco et ses séquelles – non comme stérile exercice historique de retour au passé, mais comme possible bouffée terroriste sise dans notre avenir ; comme un exercice concret du savoir-qui-pressent.

Nous sommes en mars 1993 à Waco, qui fut jadis la terre des Indiens Huecos (d’où son nom, américanisé en “Waco”). Depuis les années 1950, une petite secte évangélique-apocalyptique, les “Branch Davidians”, est installée à la périphérie de la ville, sur un aride campus baptisé “Mont Carmel”. Dès la décennie 1950 d’ailleurs, un “prophète” y annonçait la fin des temps.
Dans une lecture littéraliste-hallucinée de la Bible, quelques dizaines d’illuminés cherchent à Mont Carmel la justification de leurs hantises et de leurs délires mystiques.
A quoi il faut ajouter l’influence des “prophètes” de l’Eglise (moins radicale) des Adventistes du 7e jour et un fort sécessionnisme texan. Car au jour du Jugement, c’est à Waco qu’adviendra la résurrections des corps. Toute l’humanité renaîtra – même Hitler, certifie-t-on à Mont Carmel.

En 1993, le “prophète” du moment est Vernon Howell, dont le nom biblique est “David Koresh”. Bien sûr, Howell règne sexuellement sur ses fidèles – c’est dans la Bible ! “Koresh” a pour “mission divine” d’engendrer les 24 Anciens qui jugeront l’humanité à la fin des temps. D’où des “mariages” en chaîne avec les femmes de Mont Carmel, célibataires, mais aussi compagnes et filles des autres “Branch Davidians”.

Certaines des “épouses” mystiques ont 14 ans…

A cela vient encore s’ajouter le “survivalisme”. Il faudra tenir le choc lors de l’Apocalypse – à ce prix est la survie de la communauté des “élus” ! Donc les armes et les munitions s’empilent à Mont Carmel. La secte en fait même un commerce, légal au Texas. Hormis cela, les “Branch Davidians” sont plutôt de doux dingues. Pas d’antécédent d’actions violentes sur le campus, ni d’histoires avec la police locale.
Tel est le cadre de la tragédie.

Sorte de gabelle fédérale chargée de contrôler et taxer les armes, le tabac et les armes à feu, l’ATF débarque alors à Mont Carmel. Par dizaines, façon Robocop, des hommes lourdement armés bondissent d’hélicoptères. La secte a-t-elle bien payé toutes ses taxes ? Car, l’absurde origine du drame est un banal contrôle fiscal.
Le ton monte vite à Mont Carmel où, souvenons-nous, de fatalement instables illuminés attendent la fin des temps. C’est alors qu’une arme apparaît… La première fusillade fait 9 morts, dont 5 fédéraux.
Exit l’ATF.

Au tour du FBI d’encercler le campus. “No surrender” clame aussitôt le “prophète”. En un effrayant déchaînement de violence d’Etat, des chars d’assaut entrent dans la danse. Des canons ouvrent le feu sur Mont Carmel.

Rappel, tant l’histoire est inouïe : il s’agit juste, à l’origine, d’un retard dans le paiement d’une taxe.
Les “Branch Davidians” attendaient l’Armageddon ? Ils ont droit à Apocalypse Now. Le 19 avril 1993, au 51e jour du siège, un gigantesque incendie engouffre et anéantit Mont Carmel. 76 morts. 7 survivants de la secte filent en prison (dont deux Britanniques et un Australien).

Mais le drame est loin d’être consommé. Car quand débute la décennie 1990, Timothy McVeigh, jeune vétéran de la guerre du Golfe, visite parfois Mont Carmel et s’attache aux “Branch Davidians”. Ulcéré par le drame, McVeigh décide de les venger. Et prépare un attentat dont, comme d’usage, le FBI n’apprendra ni ne surprendra rien.
Le 19 avril 1995 (2e anniversaire de la tragédie), une camionnette bourrée de 700 kilos de nitrate d’ammonium détruit l’immeuble fédéral d’Oklahoma City qui abrite les bureaux de l’ATF et du FBI. 168 morts, 450 blessés, 324 immeubles ravagés alentour. Tout inclus, l’attentat coûte 6 000 dollars. Et provoque pour 650 millions de dollars de dégâts.
Condamné à mort, McVeigh est exécuté en juin 2001.

Dans une superbe enquête, Esquire (octobre 2013) révèle que de 20 à 30 “Branch Davidians” vivent toujours sur le campus de Waco. Ils y attendent bien sûr l’apocalypse et aussi, en prime, la résurrection de “David Koresh”.

Quelles leçons tirer de ce drame ?
• D’abord une cruciale surveillance des illuminés type “Branch Davidians”, surtout de leurs mouvances – McVeigh n’est pas un fidèle de la secte, juste un proche.
• Une surveillance aussi légère et discrète que possible. Rien de pire que d’aggraver encore la paranoïa d’individus déjà convaincus d’avoir à affronter tous les diables avant d’accéder au paradis. Disposition encore aggravée par le “délire à plusieurs” (en psychiatrie : “type de persécution partagé par deux ou plusieurs individus”).
• Surtout, anticiper. Pour l’attentat, la génération spontanée n’existe pas plus qu’en biologie. Dans le cas très voisin d’un Breivik : un même individu perturbé achète des quintaux d’un fertilisant agricole explosif et en même temps, des armes de guerre. Il prépare forcément un massacre ou un attentat. Cela peut et doit être détecté.

Par Xavier Raufer

 

Fonte: Le nouvel Economiste

http://www.lenouveleconomiste.fr/waco-retour-sur-un-massacre-20755/

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Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

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Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

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