Canada – Québec “La libertà di religione non può in alcun caso giustificare negligenze e abusi”. La Commissione per i diritti della persona e per i diritti della gioventù, rimprovera severamente alcune organizzazioni governative nel caso dei bambini della comunità settaria Lev Tahor

9 Luglio 2015

<<La libertà di religione non può in alcun caso costituire un pretesto per il maltrattamento e la negligenza. E’ quindi essenziale che tutte le organizzazioni che devono intervenire in questo tipo di ambiente comprendano meglio, in futuro, gli interessi pubblici in causa favorendo in tutti i casi, la protezione dei diritti dei bambini>>

Jacques Frémont

Presidente della Commissione dei diritti della persona e dei diritti della gioventù del Québec

 

Una mancanza di coordinamento e di concertazione tra la Direzioni della protezione della gioventù (DPJ), la polizia e i servizi sociali hanno fatto in modo che i bambini della setta ebraica Lev Tahor siano finiti nel dimenticatoio della rete della protezione dell’infanzia, secondo un rapporto della Commissione per i diritti della persona e della gioventù.

Circa 200 membri della comunità ultra-ortodossa Lev Tahor si erano stabiliti a Sainte-Agathe-des-Monts nella Laurentides (Québec) agli inizi dell’anno 2000. Nel novembre 2013 erano fuggiti di nascosto a Chatham-Kent in Ontario e qualche mese dopo in Guatemala.

La DPJ aveva moltiplicato gli interventi per allontanare i bambini dalla comunità perché temeva, in particolare, che ragazzine sotto i 14 anni fossero costrette a matrimoni forzati. La setta viveva ripiegata su se stessa e i bambini erano erano stati allevati con la paura degli altri e in base a dubbie norme igieniche.

Dal suo canto la Polizia del Québec sospettava che i dirigenti della comunità si dedicassero alla tratta di esseri umani e alla produzione di documenti falsi. La setta ha sempre negato tali accuse che non sono state provate in tribunale.

 

Le reti hanno mancato nel loro compito

Era dunque importante agire per proteggere i bambini. Ma secondo il parere del presidente della Commissione, Jacques Frémont, “altre considerazioni sono intervenute a disturbare lo svolgimento degli interventi facendo perdere di vista l’interesse primario dei minori

Per esempio, i documenti resi pubblici giovedì hanno rivelato che sono trascorsi 17 mesi dal momento in cui la DPJ ha ricevuto il dossier e la massiccia operazione che ha permesso di prendere in considerazione le segnalazioni concernenti 134 bambini. ” Se i bambini fossero stati rimossi dalla comunità, oggi sarebbero ancora in Québec“, ha affermato il presidente Jacques Frémont.

Un altro esempio riportato dalla direzione della Commissione: la DPJ aveva accettato la richiesta di una proroga da parte della polizia che voleva approfondire un’indagine penale. Questa richiesta ha ritardato  il periodo dell’intervento di 4 mesi, dall’aprile all’agosto 2014.

Per quanto concerne le autorità scolastiche, avevano autorizzato un periodo di 15 mesi in un contesto in cui i bambini  della comunità non erano scolarizzati e non parlavano né inglese né francese. Inoltre, -hanno deplorato gli autori del rapporto-, i dirigenti scolastici avevano parlato con i leader della comunità  piuttosto che rivolgersi ai genitori dei bambini che dovevano essere al centro degli interventi.

 

La libertà di religione non può essere un pretesto

<<La libertà di religione non può in alcun caso costituire un pretesto per il maltrattamento e la negligenza. E’ quindi essenziale che tutte le organizzazioni che devono intervenire in questo tipo di ambiente comprendano meglio in futuro, gli interessi pubblici in causa, favorendo in tutti i casi, la protezione dei diritti dei bambini>>, ha ancora affermato il presidente della Commissione dei diritti della persona e della gioventù.

 

Il Québec promette di fare il suo dovere

Il Ministro delegato alla Riabilitazione, alla Protezione della gioventù e alla Sanità,  Lucie Charlebois, ha dichiarato di prendere atto del rapporto e delle raccomandazioni e ha affermato che è importante migliorare il coordinamento “per garantire interventi veloci quando vi sono situazioni in cui i bambini sono inseriti in contesti settari religiosi o meno

La sig.ra Charlebois ha anche osservato che occorre migliorare il coordinamento con l’Ontario affinché le sentenze emesse dai Tribunali della gioventù del Québec possano essere eseguite nella provincia.

A tal riguardo, nel caso dei bambini della comunità Lev Tahor, ci sono stati problemi che hanno complicato enormemente il dossier quando la comunità si è rifugiata a Chatham-Kent.

Dal suo canto, Denis Baraby, il direttore della Protezione della gioventù della Laurentides ha riconosciuto esservi state alcune lacune ” Le decisioni sono state prese in quel momento su certe basi. Guardando le cose in retrospettiva, si sarebbe potuto agire differentemente

 

Una situazione complessa e delicata

La Commissione dei diritti della persona e della gioventù si è appellata a un esperto indipendente per svolgere al meglio la propria analisi.

L’intervento con comunità chiuse richiede azioni mirate e adeguate per la protezione dei bambini. La Commissione riconosce che questi interventi sono complessi e delicati. Da qui l’importanza di una consultazione tra i vari servizi a beneficio della tutela dei bambini e del rispetto dei loro diritti” (Estratto dalla conclusione della relazione della Commissione sui diritti umani e dei diritti dei giovani in Québec)

Fuggendo in Guatemala nella primavera del 2014, una di due famiglie è stata intercetta al momento dello scalo a Trinité-et-Tobago. E’ stata rimpatriata in Canada e i bambini attualmente si trovano in una struttura d’accoglienza. Una giovane di 17 anni e il suo neonato sono stati intercettati ad Alberta e si trovano similmente in casa-famiglia.

Sei bambini della setta si trovano sempre in Guatemala e non vogliono rientrare.

 

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo pubblicato in data 9 luglio 2015 su ICI RADIO CANADA, consultabile al seguente link

http://ici.radio-canada.ca/nouvelles/societe/2015/07/09/003-lev-tahor-commission-droits-personnes-cafouillage-dpj-police-secte-enfants-protection.shtml

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