L’ORRORE E IL TRAUMA. COSI’ LE VITTIME DELLA SETTA PIU’ OSCURA E PERVERSA DELLA STORIA SI RACCONTANO

6 Luglio 2016

OLTRE 10 ANNI DOPO

Le vittime della “setta piu’perversa del mondo” ancora traumatizzate

I BAMBINI E LE BAMBINE DELLA COMUNITA’ FONDATA IN CILE DALL’EX INFERMIERE NAZISTA PAUL SCHAFER, SUBIRONO ABUSI SESSUALI E BRUTALI PUNIZIONI DAL 1961 al 2005

Fotografia del parco giochi nell’ex Colonia Dignidad (Mario Ruiz EFE)

Winfried Hempel era sconvolto davanti all’ospedale. Paralizzato. Lo sguardo fisso sulle porte che si aprivano e chiudevano automaticamente. Era il 1997 e finalmente conosceva il mondo esterno. I primi venti anni della sua vita era stato rinchiuso a Colonia Dignidad, una delle sette più oscure della storia dell’umanità.

Era cresciuto senza padre né madre, senza baci, carezze né una “buona notte”. L’infanzia e l’adolescenza le aveva trascorse con la paura nello stomaco, cercando di controllare la tristezza per sopravvivere alle percosse brutali e alle selvagge punizioni. Il suo universo terminava in una recinzione elettrificata alta due metri che circondava i 16.ooo ettari di Colonia Dignidad, un inferno nel sud del Cile da cui solo 5 persone riuscirono a scappare.

Quest’uomo corpulento, di 39 anni e oggi avvocato, è stato uno dei 300 tedeschi reclusi in quello che le autorità cilene definirono come uno “Stato nello Stato” funzionante da 1961 sino al 2005.

Il suo volto descrive un’incommensurabile desolazione. I suoi ricordi ritraggono un’infanzia gelida e consunta segnata dal requiem dell’eterna pioggia del sud.

Colonia Dignidad fu l’incarnazione del male, la setta più perversa della storia“, bisbiglia. Alla nascita Winfried fu separato dei suoi genitori e posto a carico di un’istitutrice. Non conobbe mai l’affetto. Iniziò a lavorare a otto anni, per sedici ore giornaliere, dal lunedì alla domenica.

Alcuni dei bambini di Colonia Dignidad (Mario Ruiz /EFE)

Quando ero piccolo e nessuno mi vedeva, mi nascondevo in buche o casse vuote. Rimanevo lì un momento. Non sapevo perché ma mi piaceva farlo. Oggi mi rendo conto che quello era l’unico posto dove mi sentivo avvolto. Sono cresciuto nella solitudine più spaventosa“.

 

WINFRIED HEMPEL Vittima di Schäfer

Le testimonianze delle vittime descrivono un mondo di terrore controllato da Paul Schäfer, uno psicopatico che durante quasi cinquantanni ha sottoposto bambini, giovani e adulti a punizioni e manipolazione mentale.
Schäfer, un ex infermiere nazista, aveva reclutato fedeli battisti dopo la II Guerra Mondiale ed era emigrato con loro nel sud del Cile. Nel 2005 fu fermato in Argentina e imprigionato in Cile, dove morì cinque anni dopo.

Dai lavori forzati alla pedofilia passando per torture, sequestri, sterilizzazioni ed elettroshock, coloro che soffrirono i suoi abusi oggi chiedono giustizia e lottano contro il silenzio, l’impunità e l’oblio.

Erano i primi mesi del 1962 e Helmut Schaffrick si sentiva fortunato. Accompagnato da sua moglie e dai suoi sette figli si allontanava in barca da una Germania in rovina. All’orizzonte scorgeva un paradiso cristiano dove avrebbe incominciato una nuova vita vicino ad altri 300 compatrioti. Horst Schaffrick aveva tre anni quando i suoi genitori emigrarono in Cile per unirsi al “paradiso cristiano” di Colonia Dignidad, dove avrebbero ricostruito le loro vite dopo la guerra.

Paul Schäfer, un psicópata que durante casi cincuenta años sometió a niños, jóvenes y adultos a castigos y manipulación mental
Il perverso leader di Colonia Dignidad, Paul Schäfer

Nella vecchia casa di Schäfer e con gli occhi ricolmi di lacrime, Horst racconta le notti nelle quali quell’uomo di corporatura esile che diceva di essere “profeta di Dio” abusava dei bambini.

Ogni notte sceglieva un aiutante che doveva dormire con lui. Allora abusava di noi. Io pensavo che questo era normale. Non avevo genitori ai quali domandare, né libri, né televisione o radio che potessero spiegarmi“.

Tutto era proibito. Guardare qualcuno dell’altro sesso, rivolgere una domanda o svenire per la stanchezza. La vita era solo punizione.

L’implacabile sistema di vigilanza trasformava i coloni in vittime e carnefici allo stesso tempo. Tutti avevano l’obbligo di denunciare qualunque trasgressione delle norme ed erano essi stessi che linciavano i colpevoli.

Di notte, dopo il sermone, Schäfer collocava il trasgressore denunciato in mezzo a un semicerchio. Infiammato, lo interrogava ed incoraggiava gli altri affinché lo insultassero e battessero. “Dategliele forte a quel maiale! Picchiatelo fino a che non ne possa più”, gridava.

Una volta mi percossero tantissimo. Stavo a terra, accoccolato, sanguinando. Persi conoscenza. Quando mi svegliai avevo la mandibola fratturata. Mi dovettero cucire il labbro. Mi alimentai con una cannuccia per un mese”, ricorda Horst, ardendo di rabbia.

 

HORST SCHAFFRICK Vittima di Schäfer

La maggioranza non pensò mai di fuggire o difendersi, ma alcuni tentarono di scappare . Solo cinque ci riuscirono. Altri come Jürgen Szurgelies furono fermati. Di fronte al reticolato che circonda ancora il recinto, Jürgen racconta come lo catturarono i pastori tedeschi. Quel giorno incominciò una dieta infernale di sedativi ed elettroshock.

Mi davano “20 pastiglie giornaliere. Non potevo reggermi. Ero una mummia. E’ passato molto tempo ma continuo a non poter leggere o concentrarmi“.

 

JÜRGEN SZURGELIES Vittima di Schäfer

Undici anni dopo lo smantellamento della setta, i fantasmi della schiavitù e delle torture aleggiano ancora intorno alle vittime. Oggi Colonia Dignidad non esiste più ma l’ombra di Schäfer continua a sconvolgere la vita dei coloni. Pochi hanno potuto ricostruirla. Molti ancora si sentono “intrappolati”.

 

Articolo originale di 

 

FONTE: LA VANGUARDIA

http://www.lavanguardia.com/internacional/20160706/403010192025/colonia-dignidad-victimas-secta-traumatizadas.html

 

Libera traduzione a cura favisonlus

 

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